Wilfred 2×03 – DignityTEMPO DI LETTURA 3 min

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“Let not a man guard his dignity, but let his dignity guard him.” 
“Non sia l’uomo a proteggere la sua dignità, ma la dignità a proteggere l’uomo.”
Ralph Waldo Emerson

Visto il titolo non mi aspettavo qualcosa di serioso o cupo, si lo so che
stiamo parlando di una “comedy” ma è pur sempre Wilfred e non si sa mai dove gli autori vadano a parare. Restiamo sempre sul versante comico di Wilfred e meno sul drammatico o psicologico della serie, cosa che in parte non mi dispiace anche se Zuckerman ha già avvisato che con l’avanzare del finale la serie si incupirà come la stagione precedente. Bad news o good news? Dipende dai gusti.
Wilfred non è certamente un prodotto facile da vendere al pubblico. Uno si affaccia alla serie perchè pensa sia una commedia tranquilla dove un tizio vestito da cane fa ridere ed invece non è proprio così come avrete visto. Lo humor è certamente particolare e non adatto a chi non ha il palato sopraffino, non me ne voglia nessuno ma se non vi piace Wilfred è perchè non avete quelle doti in più che vi permettono di capirlo. Non sto asserendo che è il miglior telefilm di sempre, solo il più strano. Se guardate Wilfred che urla “Balls!” nell’ufficio di Ryan e non ridete è un conto, tuttavia se non apprezzate certe chicche come lui che parla con i piccioni mentre si scola una birra e poi li spaventa correndogli dietro, bè allora vi conviene abbandonare questo viaggio perchè fate parte del cosiddetto “popolino”. Sempre “senza offesa”.
Vi sentite per caso offesi nella vostra dignità personale? Bene perchè è l’argomento taboo di oggi, specialmente se vi chiamate Ryan Newman. Non vi chiamate così? Peccato, ciò non toglie che ora parlerò di lui e di come, grazie a Wilfred, sia riuscito a tirar fuori i cosiddetti. Non sto parlando in termini fisici perchè altrimenti starei recensendo un porno ma del nuovo modo di fare di Ryan che, dopo aver toccato il fondo pulendo i cessi al posto dell’inserviente di turno, prende in mano il suo destino e va a dirgliene quattro al suo capo impegnato in tutt’altro.
Ma un telefilm senza amore è un telefilm senza cuore avranno pensato gli autori, quindi perchè non inserire un interesse amoroso per Ryan? E perchè non scegliere come interprete per questo ruolo Allison Mack, la Chloe di Smallville? Ok, uccidetela e poi uccidetemi. Già non mi stava simpatica in Smallville ed è stato uno dei tanti motivi per cui ho smesso di seguire la serie, qui però interpreta una collega del nostro pallido protagonista che parla tanto quanto è interessata a lui, cioè troppo. Veramente insopportabile nei dialoghi, spero sempre che ci sia un deus ex machina che metta un beep in modo da censurarla ma non accade mai. Il loro rapporto, che deve ancora sbocciare e speriamo non sbocci mai, è palesemente impari con un Frodo Baggins che per carattere è timido e riservato ad eccezione dei suoi scatti d’autostima e lei che parla talmente tanto da farti desiderare la sordità. Davvero una pessima combinazione che spero abbia vita breve.
Per il resto la puntata è un lunga vita alle manie di protagonismo di Wilfred che si dividono tra genialità e volgarità sempre apprezzate.
PRO:
  • La fellatio tra inserviente e dirigente
  • Wilfred che si scaraventa contro il recipiente dell’acqua
  • La scena dei piccioni
  • Wilfred che attacca l’inserviente nel bagno
CONTRO:
  • Amanda continua a starmi antipatica oltre che ad essere inutile
  • Jenna non viene nemmeno citata, tristezza non poterla vedere

La struttura della nuova vita di Ryan sta venendo chiarita di episodio in episodio, sempre escludendo la 2×01 che era più un sogno onirico che altro. 20 minuti piacevoli ed irriverenti come solo Wilfred made in USA può regalare.

VOTO EMMY

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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