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The Following 1×03 – The Poet’s FireTEMPO DI LETTURA 6 min

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Se c’è una cosa che possiamo affermare con certezza dopo questa terza puntata di The Following è che non ci si può affatto fidare dell’apparenza, e che ogni cosa che appare potrebbe non essere come sembra. Altro dato di fatto è che non dobbiamo affezionarci troppo ai personaggi, se non al protagonista, perché la volta dopo potrebbero non esserci più o potrebbero addirittura non essere dalla parte giusta. Nelle precedenti recensioni

questa serie tv è stata introdotta più che egregiamente dai colleghi recensori che hanno spiegato da quale mente nasce e di genere tratta The Following. Anche per quanto riguarda gli attori scelti, che dire se non che è stato scelto un cast all’altezza delle prove recitative più difficili (parliamo soprattutto dei protagonisti)? Per quanto riguarda la trama ed i personaggi che popolano questo serial, che per certi aspetti somiglia ad un vero e proprio film, ben sappiamo che non sono la cosa più originale e mai vista, però bisogna rendere atto di una cosa, ossia che le componenti sono importanti, ma è molto più importante come le combini tra loro. Ed così possiamo affermare che il risultato fino ad ora è stato decisamente all’altezza delle aspettative, siamo solo al terzo di quindici episodi e forse è presto per dirlo, ma il mio consiglio è di gustarsi ogni singolo episodio ben riuscito con l’aspettativa che il livello si mantenga sempre alto e anzi che migliori un po’.

Passando all’episodio, il terzo capitolo continua a svolgersi in due tempi: quello presente e quello passato. Una delle cose concepite meglio è sicuramente la linea temporale ben distinta che ci viene mostrata nei flashback che, poco a poco, ci raccontano cosa accadde prima dell’arresto del professor Joe Carroll. I salti temporali che vengono mostrati non sono mai pesanti o invadenti, e non sono buttati qua e la a caso, ma sono ben studiati; il risultato è che non stancano assolutamente ma scandiscono gli avvenimenti senza diventare fastidiosi. Altra caratteristica per cui questa serie tv si distingue è soprattutto l’analisi che viene fatta dei personaggi, non si parla solo del buono che combatte il crimine, ma bensì di tutti, sia di quelli buoni che di quelli cattivi. Ci viene raccontata una storia sotto più punti di vista, ed è interessante scoprire come delle persone “normali” (in realtà non lo sono, anzi) si siano evolute diventando seguaci (followers) dell’affascinante professore. Quando si parla del fascino di Carroll, si parla di una seduzione intellettuale che sa di avere ed esercita subdolamente su queste persone che non hanno esattamente un posto nella società, sono decisamente degli emarginati. Insomma, mettete insieme una personalità labile ed un genio del male con grandi capacità seduttive ed otterrete The Following. 
Passando alle pedine di Carroll, Emma-Jacob-Paul, su quel versante le cose non vanno esattamente come dovrebbero andare. Il trio, che a quanto pare si sta trasformando in un triangolo, comincia ad avere dei seri problemi di convivenza per via della gelosia di Paul. Ricordiamo che i due ragazzi si erano finti gay per avvicinare Sarah Fuller, una messinscena ben riuscita dai risvolti fino ad ora conosciuti, complice anche un bicchiere di troppo di vino. Possibile che un piano ben congegnato come questo possa cominciare avere dei punti deboli come un triangolo inaspettato? Probabilissimo…Sicuramente tra i seguaci la più inquietante è Emma, fredda e calcolatrice al punto giusto tanto da non perdere mai il controllo, nemmeno davanti ad una commessa legata nella sua cucina. Il problema dei piani architettati in questo modo è che funzionano finchè tutti fanno quello che devono senza perdere il controllo perché in preda ai sentimenti (o alla pazzia direi).
Parlando invece del finale della scorsa puntata che ha lasciato molti con un grande punto di domanda, ancora non è ben chiaro quale sia effettivamente il ruolo e quale maschera indossi l’agente Debra Parker. Ma d’altronde l’idea su cui si basa questa serie tv è anche quella di non raccontarci immediatamente tutto, ma bensì di svelare lentamente dietro chi si celi il ruolo di seguace di Carroll. L’unica cosa davvero certa è chi svolge la parte del poliziotto buono (che si porta il peso di ciò che accadde in passato) e dall’altra parte chi svolge il ruolo del malvagio, che però in The Following ha un nome ed un volto. Carrol è un serial killer che riesce a corrompere marito e moglie tessendo le trame di una rete di assasini psicopatici disposti a tutto per lui. Ed è così che omaggiando Edgar Allan Poe il nuovo follower di Carroll indossata una maschera (non diciamo nemmeno di chi fosse il volto impresso sulla maschera, perché mi pare ovvio) e armato di una tanica di liquido infiammabile e un accendino dà fuoco ad uno dei critici letterali che gettò fango sul suo “mentore”, e ammazza colui che tolse il lavoro al serial killer. Anche stavolta il capitolo è stato scritto come previsto, il finale è ovviamente diverso visto che lui muore e la moglie scappa ma queste sono solo dettagli.
Di sicuro non si può dire che questa serie tv non sia cruenta, c’è una certa dose di violenza e di sangue, anche se in questi 40 minuti si sono un po’ tenuti rispetto agli altri episodi, ma ogni cosa è inserita nel modo e nei tempi giusti senza diventare troppo splatter (e senza incorrere nella censura). Ancora più violento e sadico del sangue stesso c’è il terrificante piano di Callor che prevede un’educazione per suo figlio dedicata al male che potrebbe indirizzarlo verso la stessa carriera del padre, e non si parla di un lavoro all’università. Una trama che se sviluppata può riservare delle grosse sorprese.
Nel complesso la puntata ha mantenuto un buon livello seguendo le precedenti e sempre seguendo le orme dei primi due capitoli non ci svela ancora nulla di definitivo e per quanto riguarda l’agente Parker se da una parte sembra pulita, dall’altra il dubbio non è ancora stato fugato definitivamente. Rimane comunque ancora da capire che taglio si voglia dare al serial visto che, se si limitasse solo a ferire Hardy, si potrebbe parlare di un’ottima idea banalmente sprecata…

PRO:
  • I flashback che scandiscono gli eventi, mai noiosi e fastidiosi.
  • Come un ragno che tesse la sua tela Carroll ha creato una serie di adepti pronti a tutto per lui. E il dubbio sorge spontaneo: quanti altri saranno i followers?
  • Alcuni membri del cast stanno dimostrando di saper far bene il proprio lavoro.
  • Nonostante i personaggi stereotipati presenti in questa serie tv, ci vengono raccontate anche le vite dei serial killer (psicopatici) con il rischio che qualcuno possa anche affezionarsi a questi personaggi dalla mente malata. 
  • Il trio Emma – Jacob – Paul che comincia a vacillare.
  • E’ stato fatto fuori l’inutile detective afroamericano, di lui ricorderemo solo che era divorziato ed inutile.
CONTRO:
  • Ancora non è chiaro il ruolo dell’agente Parker
  • Kevin Bacon: sei da prendere a schiaffi con quella faccia impassibile

La puntata mantiene il livello delle precedenti e di sicuro non delude le aspettative ed anche per questa volta merita una piena sufficienza. É stato molto interessante vedere Ryan Hardy ammettere che in effetti anche lui in principio rimase affascinato dal seducente professor Carroll. Aspettiamo di vedere come si svolsero i fatti che portarono al riconoscimento di Joe come assassino…

VOTO EMMY

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