R.I.P. (Recenserie In Peace) – Kitchen ConfidentialTEMPO DI LETTURA 3 min

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In un periodo storico come questo dove per tv si vedono solo programmi di cucina e qualsiasi cane, che sappia o meno cucinare, si arroga il diritto di creare una sua trasmissione e successivamente di scrivere pure un libro, quello che manca veramente è una serie tv che tratti l’argomento. Fermi tutti: una serie del genere era già stata fatta nel lontano 2005 e, sorpresa delle sorprese, praticamente nessuno si ricorda che è stata fatta. Anzi, probabilmente gli stessi attori ritengono l’esperienza come una delle cose da oscurare nel proprio curriculum. Peccato che esista Wikipedia…
Prendendo spunto dal libro scritto Anthony Bourdain “Kitchen Confidential: Adventures In The Culinary Underbelly”, la FOX ha prodotto e messo in onda la quasi omonima serie Kitchen Confidential i cui risultati, però, sono stati decisamente diversi da quelli sperati. L’ambientazione, sicuramente non facile, di una cucina di un ristorante newyorkese non ha agevolato ma almeno rappresentava qualcosa di particolare e di diverso nel panorama televisivo. Il cast di tutto rispetto, che annovera tra i protagonisti Bradley Cooper, John Cho (Flashforward, Sleepy Hollow), Frank Langella (Frost/Nixon) e John Francis Daley (Bones), doveva servire per attirare sulla serie l’attenzione del pubblico generalista, sia maschile che femminile, in modo da garantire una buona base su cui poi far crescere gli ascolti, tuttavia non è andata così.
La serie non è riuscita nemmeno a far andare in onda tutti e 13 gli episodi di cui è composta, cosa che potrebbe far subito storcere il naso ai più malfidenti di voi: errore. Kitchen Confidential, pur non essendo una serie rivoluzionaria, non è malvagia, viaggia sui ritmi blandi delle classiche comedy americane e non ha nulla che non vada nel suo background creativo, quello che sicuramente non ha funzionato è stata la programmazione scellerata a cui ha dovuto far fronte. Collocato nella serata del lunedi, in uno scontro diretto con How I Met Your Mother, è stato forzatamente sospeso dopo soli 3 episodi per trasmettere i playoff della Major League Baseball, una pausa che sicuramente non ha giovato agli ascolti già claudicanti ma che, anzi, ne ha decretato ufficialmente la fine al suo ritorno con la 1×04.
Noi italiani, dopo “solo” 5 anni, siamo uno dei pochi paesi che nel 2010 è riuscito a vedere l’intera stagione e bisogna dire che non meritava certamente il trattamento che ha avuto. Le avventure dei cuochi del Nolita sono risultate sempre gradevoli, mai sopra le righe ma nemmeno pesanti e ripetitive come ci si potrebbe attendere. I corridoi di una cucina di un ristorante alla moda di New York sono sicuramente un posto in cui vale la pena curiosare anche solo per capire le dinamiche, le gerarchie e le difficoltà che si celano dietro i piatti costosi di un Nolita qualsiasi. I cuochi, capitanati da Bradley Cooper in versione Jack Bourdain, sono come una grande orchestra che funziona discretamente, sfornano piatti a gogò e tra una portata e l’altra riescono, scontatamente, a trovare il tempo per qualche liaison clandestina. Insomma non ci si faceva mancare nulla al Nolita, dispiace solo di non aver avuto il tempo per dimostrarlo.
A posteriori, se si presentasse Kitchen Confidential a settembre, esattamente con lo stesso cast e la stessa trama, il risultato sarebbe sicuramente diverso, merito sia di un più alto appeal garantito da Cooper, sia della moda ormai consacrata dei programmi culinari. La tipica serie nel posto sbagliato al momento sbagliato. Peccato.

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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