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Californication 7×12 – GraceTEMPO DI LETTURA 4 min

in Californication/Recensioni by
It’s over. E’ finita. Californication no more. Hank Moody si ferma qui e l’unica cosa che possiamo dire dopo che ce ne siamo resi conto è “Per fortuna”.
In un misto di gioia ed agonia Showtime, Tom Kapinos e tutti noi spettatori siamo riusciti a staccare la spina di questa serie che, pur avendo avuto alti e bassi, ha vissuto specialmente nelle ultime due stagioni un declino sempre più accentuato e marcato da eventi e personaggi inadatti. D’altronde come si può sfondare la 4° parete ed entrare nel cuore del pubblico se ogni character risulta nullo di fronte al compianto Lew Ashby? Semplicemente non si può perchè tutti i coprotagonisti che sono venuti dopo, tranne Samurai Apocalypse e Richard Bates, inevitabilmente sono stati confrontati con lui ed inevitabilmente hanno perso quello smalto che potevano avere sulla carta.
Da una stagione come questa ci si aspettava una sorta di redenzione, o almeno questo urlava a gran voce il finale di “I’ll Lay My Monster Down“. Al contrario quello che abbiamo avuto sono state una carrellata di puntate riempitive che hanno fatto tutto fuorchè centrare il punto della situazione: il rapporto Karen-Hank. Che piaccia o non piaccia è sempre stata questa la trama portante di tutto Californication e, come era giusto che fosse, bisognava focalizzare l’attenzione di “Grace” su quest’aspetto, purtroppo non è accaduto del tutto però. Ci sono stati dei tentativi maldestri di riportare tutto in carreggiata, “Faith, Hope, Love” sopra tutti gli altri, ma si possono contare sulle dita di una mano e non bastano certo a giustificare tutto l’arco narrativo sviluppatosi quest’anno. L’epilogo ripercorre esattamente l’andamento della stagione: una prima parte totalmente didascalica atta a creare nuove dinamiche, una parte centrale in cui l’attenzione viene rivolta a comprimari, o a storie di scarso interesse, ed infine la parte conclusiva che finalmente trova il cuore pulsante della serie. Come avete potuto capire da soli, questa è una scelta che ha delle pesanti ripercussioni sull’intero series finale.
In un’intervista David Duchovny, parlando di “Grace”, ha asserito che avrebbe voluto vedere la morte di Hank Moody sia perchè per lui è un modo per chiudere definitivamente con i vari personaggi che interpreta, sia per il carattere e lo stile di vita sregolato ed autolesionista della sua controparte seriale. Vederlo morto per Duchovny sembrava la scelta più saggia ed in linea con il personaggio, Kapinos invece alla fine ha optato per la via più facile e che dava meno fatica: il finale romantico, aperto a sviluppi.
Inutile dire che una parte degli spettatori si sentirà frustrata e presa in giro da un finale che, oltre a lasciare aperte fin troppe questioni (Becca ed il suo matrimonio, il lavoro di Hank, Levon) fondamentalmente ci riporta per l’ennesima volta lì, in quel particolare momento in cui le anime di Hank e Karen viaggiano sulle stesse lunghezze d’onda sincronizzate sul ritmo di quel “Rocket Man” di Elton John che rievoca degli amari ricordi del season finale della 3° stagione. Il finale a cui assistiamo è la tipica rappresentazione di quell’attimo fuggente che il più delle volte ci scappa via senza poterlo afferrare, un attimo fuggente scappato via dalle mani di Hank Moody troppe volte ma che qui, in un impeto di orgoglio e di buon senso comune, riesce finalmente a cogliere. La lettura della lettera, per quanto pretestuosa e non affatto in linea con le potenzialità narrative di Hank, riesce però nell’intento di aprire una breccia nel cuore di Karen, quanto basta per poter sfruttare quel pertugio ed insinuarvisi dentro come già fatto tutte le altre volte. Cosa rende però questa volta “La” volta? Fondamentalmente niente, non abbiamo modo di sapere come andrà a finire la love story tra i due, possiamo sperare nel happy ending o credere che si ritornerà di nuovo al principio a causa della condotta sregolata di Hank, è un finale aperto che lascia spazio ad ogni spettatore di finire la serie a modo suo, certo non è quello che avremmo voluto dopo 7 anni di attesa.
C’est la vie, è stato comunque un bel viaggio, tortuoso ma bello. Addio Hank Moody.
God Hates Us All.

PRO:

  • “Rocket Man”
  • Charlie Runkle ed il suo impeto di virilità
  • L’attimo fuggente colto da Hank
CONTRO:
  • Finale aperto e poco significativo
  • Becca? Non pervenuta
  • Troppo spazio dedicato a Levon, Mother n°2, Charlie e Marcy
  • Si poteva fare decisamente meglio anche se questo finale è degno della stagione di cui fa parte

 

Nemmeno il series finale è riuscito a resuscitare Californication dalla fossa in cui è sprofondato con gli ascolti, poco male, l’importante è che sia finito. Si poteva fare meglio, si poteva fare peggio (difficilmente), ad ogni modo almeno abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una conclusione, cosa non affatto scontata nel panorama telefilmico americano. Certo, rimane l’amaro per il modus operandi del deus ex machina Kapinos, tuttavia “Grace” è un finale che può accontentare come no, dipende dalla predisposizione d’animo con cui lo si guarda, almeno è un finale.

 

Daughter 7×11 0.4 milioni – 0.2 rating
Grace 7×12 0.4 milioni – 0.1 rating

 

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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