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Wilfred 4×09 – 4×10 – Resistance – HappinessTEMPO DI LETTURA 7 min

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Resistance is useless.
Doctor Who

Happiness does not depend on outward things, but on the way we see them.
Leo Tolstoy

La prima sensazione che emerge alla fine di questi ultimi due episodi è quella del sollievo. Ci si guarda intorno lievemente soddisfatti: la brutta piega presa in “Responsibility” e “Courage” può dirsi lontanamente giustificata (pur rimanendo, soprattutto il primo, due episodi negativi). Poi passa qualche ora dalla fine della visione e i 40 minuti appena visionati si ripropongono nella nostra memoria, circondati da tanti altri elementi presentati nell’arco delle quattro stagioni, gli uni e gli altri unendosi come due pezzi perfettamente combacianti di un puzzle.
La spiegazione razionale ha avuto la meglio su quella “mistica” riuscendo a non snaturare per niente ciò che di bello ha sempre avuto una serie particolare come Wilfred. Durante queste quattro stagioni, uno degli aspetti più esilaranti era quello rappresentato da un insieme di scene implicite. Mi spiego meglio: vi è capitato di rendervi conto, ridendone di conseguenza, della reale interpretazione di una qualsiasi gag tra Ryan e Wilfred, dando per scontata la pazzia del primo? Oltre ad una rapida, ansiogena, ma esilarante esplicitazione delle varie vicende, abbiamo la totale conferma della pazzia di Ryan. E tutto questo trovando comunque una consistenza della tematica Mataman/Krungel. Abbiamo già detto che il culto fu chiuso perché era considerato stupido. Il culto era infatti stupido, ma ha giocato a quanto pare un ruolo importantissimo nell’inconscio del piccolo Ryan, già figlio di una coppia molto poco stabile (benché cliché di proporzioni cosmiche, quella del padre è stata una sorpresa niente male, utile anche a giustificare il continuo disagio che il protagonista ha riversato verso Henry). E le memorie sepolte di Ryan hanno trovato vita in un particolare amico immaginario, con il volto del “vero” finto Mataman, ogni tanto affrontato da un’altra fantasia: “Bruce”, alias il “vero” finto Kungel (l’anziano pseudo-Bruce, credo io, compare realmente soltanto alla fine di “Patterns“). Tutto torna, quindi. Torna la guida indiana stereotipata dell’episodio “Questions“; torna il disegno di Kristen, la quale da bambina sicuramente era stata circondata da misteriosi figuri vestiti da cane; torna la volatilità di una futile persona che mai avrebbe potuto portare felicità: Jenna. Totalmente inaspettata quanto gradita la svolta presa nei suoi confronti. Torna anche il puro e semplice troll e vi è uno scantinato reale o inventato a darcene la prova.

Anche a livello estetico c’è di che essere soddisfatti. La “ripresa del tema” di “Happiness” (con tanto di titolo) chiude un ottimo cerchio. Si torna al punto di partenza: Ryan non ha trovato la felicità dove credeva, ha perso un amico, è rimasto deluso dalla sua personale cotta. La questione Jenna, che tanto ha tenuto banco in questi quattro anni, alla fine si è rivelata un’enorme presa in giro che ha portato in scena il classico -ma reale- clichè, che vuole le belle ragazze come sfruttatrici dei loro innamorati un po’ nerd e un po’ sfigati, il tutto ovviamente a favore del lato egoistico della biondina. Dall’utilizzo di Ryan come dog-sitter fino ad usarlo letteralmente nel momento del bisogno, queste sono le mosse classiche che denotano la personalità di una bella ma decisamente debole ragazza, mosse che nel giro di 20 minuti ci fanno totalmente cambiare opinione su Jenna e sul povero Drew. Meglio un migliore amico immaginario a forma di cane che una ragazza del genere. E la ciliegina sulla torta di ciò avviene con il tradimento definitivo: non una delusione nella vicenda sentimentale, bensì la diversa elaborazione del lutto nei confronti di Wilfred. C’è chi non si da pace, chi adotta subito un altro cucciolo.
Alla
fine di “Resistance” si è amareggiati, delusi e a livello psicologico si
condivide appieno il dramma del giovane Newman. Partendo dalla crepa causata
dalla frivolissima vicina di casa, finendo per affrontare la morte del proprio
migliore amico, la vita di Ryan, già priva di amicizie ed hobby rilevanti, si
ritrova smantellata in pochissimo tempo e tutto ciò è troppo da affrontare in
un colpo solo. Ecco quindi che “Happiness” gioca con noi riportandoci lì dove
tutto era iniziato 4 anni fa, peccato che, sebbene la riproduzione degli eventi
sia praticamente identica e ci induca a credere di vivere in un flashback, la
realtà è che il nostro protagonista ha ricreato esattamente la medesima
situazione, solo che stavolta il tutto viene interrotto da mamma Newman, una
comparsata che giudicare importante non basta per esplicitarne il vero valore.
Dalle rivelazioni della donna infatti parte l’inizio dell’epifania che porterà
lo show a creare il finale più equilibrato che si potesse sperare, sfornando un
sorprendente mix di scoperte e di riflessioni che, adeguatamente ponderate dai
soliti dubbi amletici che da sempre caratterizzano lo show, portano lo
spettatore al raggiungimento di un’adeguata soddisfazione. Viene da dire che
non si poteva fare di più ed effettivamente è vero: cosa sarebbe stato Wilfred
se si fosse ceduti al lato soprannaturale? Nonostante l’eccitazione scaturita dalla
possibile esistenza di Mataman e Kungel, la dimostrazione della loro esistenza
avrebbe irrimediabilmente compromesso l’intero ecosistema della serie che,
ricordiamolo, era partita da un tentativo di suicidio che ora sappiamo essere
stato sventato dall’inconscio canino di Ryan, un inconscio dannatamente
complesso.
Alla fine la spiegazione più razionale si è rivelata essere anche la
più corretta ma nonostante il plot alla base della serie possa risultare a
prima vista scarno se non addirittura vuoto, Wilfred è la dimostrazione
lampante di come, partendo da uno spunto apparentemente banale, si possa
costruire un qualcosa di unico e raro che per certi versi è degno di non essere guardato da tutti in quanto non adatto a tutti. L’evoluzione sostenuta dalla serie infatti potrebbe aver fatto storcere il naso a molti e sicuramente ha agevolato l’abbandono da parte di molti spettatori ma al contrario la qualità è andata in senso opposto e quest’ultima stagione, così come questo series finale, lo dimostrano.
Il ritorno alle origini come in una sorta di chiusura del cerchio narrativo aiuta a digerire meglio l’intera vicenda, sia sentimentale (Drew-Jenna) sia quella dell’infanzia (The Floak Of The Grey Shepard), tutti elementi utili ad un solo fine: riportare Ryan lì dove tutto era cominciato, stavolta ben sapendo qual è la soluzione. La visione del “vero” Wilfred, di per sé importantissima ai fini della spiegazione, porta con sé un’operazione di retcon che garantisce una buona dose di risate se solo si ripensa ad una qualsiasi scena tra uomo e cane ed inoltre la presa di coscienza della vera portata della vicenda (non perdoniamo la mancanza della scena erotica con il peluche della giraffa). “Happiness” ci prende per mano e ci porta a scoprire, passo dopo passo, tutta la verità e nient’altro che la verità sulle origini di Wilfred ma soprattutto ci regala una spiegazione chiara e concisa che “giustifica” tutte le avventure vissute da Ryan. La scelta del fu Frodo Baggins di accettare la propria follia dimostra una presa di coscienza ma anche la scelta di accettarsi per quello che si è, sfruttando anzi il proprio subconscio canino per riportare alla luce vecchi ricordi e per compiere le giuste scelte. La pazzia è sempre stata una costante nella famiglia Newman, dalla madre al vero padre tutti ne hanno sofferto e quindi è un tratto distintivo ed ereditario che non può essere evitato, al contrario va accettato e sfruttato a dovere. Non potevamo chiedere di meglio.

PRO:

  • La differenza nell’intro di “Happiness”
  • La somiglianza tra series finale e pilot
  • Scene tra Ryan e Wilfred in versione cane
  • Accettazione della follia
CONTRO:
  • Jenna che ne esce malissimo
  • Triste il modo in cui ci viene mostrata per la prima volta la vera immagine di Wilfred
  • Niente pupazzo di giraffa nel rapido flash
Pur nella totale soddisfazione che il finale ci ha portato, la nostra è comunque una recensione che abbraccia due episodi. Se “Happiness” può tranquillamente finire nei manuali su come scrivere un finale coerente, “Resistance” si pone come coda di una trilogia di episodi troppo amari per essere Wilfred. Seppur di livello nettamente superiore ai precedenti due, i sentimenti negativi, ben orchestrati, la fanno da padrone.
Tuttavia in una serie che non ha mai dovuto chiedere niente, che dignitosamente ha saputo quando smettere, che oltre ad essere molto sottovalutata ha portato una nuova influenza nel genere comedy, noi non possiamo che sentitamente ringraziare.

Scritta a quattro mani con Martin Moody.

Courage 4×08 ND milioni – ND rating
Resistance 4×09 0.24 milioni – 0.1 rating
Happiness 4×10 0.25 milioni – 0.2 rating

VOTO EMMY
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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