Gotham 1×10 – LoveCraftTEMPO DI LETTURA 7 min

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“H: All right. You’re pretty handy for a valet.
A: Butler, mate. I’m the butler.”

I mid-season finale sono un toccasana per ogni serie, poiché permettono a quelle dall’andazzo barcollante di raddrizzarsi, e a quelle che invece vanno spedite come un treno, di riposarsi e poter far ancora meglio quando la pausa Natalizia sarà conclusa. Detto ciò, una domanda viene spontanea farsela: in quale di queste categorie appena descritte, rientra Gotham? Fornire una risposta non è così facile e intuitivo come può sembrare in apparenza; un conto era se il giudizio prevedeva in esame solo i primi nove episodi della stagione uno: li si che era facile rispondere conteggiando solo loro. Ma aggiungendo anche “LoveCraft” all’insieme, la risposta si presenta in forma ambigua e paradossale, perché sulla testa dell’episodio stesso aleggia un’aura paradossale e ambigua; tutto ciò è possibile grazie/a causa alla/della puntata stessa, che tradisce con i suoi quaranta minuti l’identità stessa di mid-season finale. Insomma, per dirla come la direbbe Pollon: “Sembra un mid-season finale, ma non lo è”. Serve almeno a darci l’allegria? In parte. 
Sembra quasi che la produzione, per costruire questa puntata, abbia seguito in modo errato/abbia bellamente saltato e piè pari alcuni passaggi contenuti nel libretto di istruzioni sul come costruire un finale di metà stagione; il risultato finale è che il gradimento generale di questi quaranta minuti ci sono, ma, allo stesso tempo, alcuni passaggi non funzionano come dovrebbero perché montati male. In questo episodio più filler che da mid-season finale, l’azione si concentra più su Bruce Wayne che sul principale protagonista di Gotham, approfondendo maggiormente il personaggio e in particolare ciò che lo lega alle (per il momento) uniche persone importanti della sua vita: Alfred e Selina. Certo, anche se non volutamente dichiarato, è palese che un certo affetto, chimica e curiosità stanno nascendo tra la futura Catwoman e il futuro Batman; le dinamiche tra Selina e Bruce funzionano perché i due vengono da due mondi completamente diversi, che li ha cresciuti in un modo diverso, ma che sentono comunque la pulsione e l’attrazione per qualcosa a loro sconosciuto e poco frequentato; la produzione caratterizza i giovani Wayne e Kyle come degli umani Yin-Yang, con ognuno di loro avente (dentro di sé) una parte dell’altro, che li attrae e respinge. Il tutto poi è reso interessante dalla giovane età dei personaggi, che cercano di avvicinarsi con imbarazzo e timidezza tipica delle persone che stanno scoprendo l’altro sesso. 
Ma è sopratutto con Alfred che Bruce rafforza i rapporti: la persona su cui avremmo scommesso di meno ad inizio stagione, ma su cui era importantissimo spendere qualche minuto di “stretching caratteriale”. Era decisamente partito male, il buon vecchio Pennyworth, apparendo rozzo, dozzinale e superficiale, caratteristiche decisamente ben lontane da quello che i fan ricordavano di lui; ma pian piano, il tiro è stato aggiustato, e quella che sembrava la più falsa delle partenze, si è solidificata in una versione moderna, riveduta e corretta del personaggio, dove in questa puntata ruba la scena a chiunque in qualunque momento; nonostante la sua attualizzazione, il valletto maggiordomo non tradisce il suo principale scopo: quella di colonna portante e punto di riferimento tanto per Bruce Wayne, quanto per Batman. Per dirla semplice, è come se avessero cambiato pelle e vestiti, senza però cambiargli l’animo e il cuore che rendono Alfred Pennyworth quello che è. Altro grande pregio di “LoveCraft” è il nuovo villain introdotto: Larissa Diaz, le cui azioni parlano per il personaggio, regalandole un’immagine da letale combattente, facendo subito suo il marchio di fabbrica delle scene d’azione basate su scontro fisici molto tecnici, tipici della mythos del Cavaliere Oscuro. 
Ma d’altro canto, c’è da dire che il vero nemico di questo anti-finale di metà stagione, è la tempistica, perché se non fosse arrivato nel momento di pausa per Gotham, si sarebbe lasciato apprezzare di più. Con questo non si vuole dire che “LoveCraft” lo si schifa, solo si sottolinea nuovamente quanto detto finora: non si presenta come quello che dovrebbe essere, nonostante i momenti godibili. Difatti, benché sia apprezzata questa parantesi d’approfondimento tra Bruce/Selina/Alfred, purtroppo arriva nel momento sbagliato. Non si chiedevano degli stravolgimenti apocalittici, ma nemmeno che certe uscite narrative fossero buttate lì tanto perché “è il mid-season finale e la gente si aspetta qualcosa”. La voglia della produzione di approfondire il microcosmo che circonda il piccolo Wayne (per dare una caratterizzazione a 360° degli abitanti di Gotham City) è andato a fare a pugni con l’esigenza dello show in sé, che aveva bisogno di un serio colpo di scena per una pausa, ma che ha sfornato invece un cambiamento di status quo davvero frettoloso e ridicolo. Il degrado con disonore di Jim Gordon da poliziotto a secondino di Akham Asylum, non solo è una digressione fin troppo libertina dalla versione originale, ma dà anche l’impressione allo spettatore che tutta la trama a cui ha assistito fino a quel momento fosse solo un lungo temporeggiare in attesa di arrivare a quel punto, quasi vanificando tutti gli sforzi precedenti; a sottolineare questa uscita di una pochezza narrativa disarmante, c’è Harvey Dent, che anch’egli va a cozzare con la versione originale facendo la figura del galoppino incompetente. 

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  1. La DC Entertainment ha rilasciato una dichiarazione, prima di questo mid-season finale, dove ha spiegato chi fosse il nuovo personaggio femminile introdotto in “Lovecraft” (per la cronaca, quella che fa mangiare la polvere al povero Jim Gordon). Non è stato detto molto sulla new entry, solo che il suo nome è Larissa Diaz, ma è da tutti chiamata con il soprannome “Copperhead”; nonostante esista un personaggio della DC Comics chiamato così, la controparte cartacea è del tutto differente da Larissa. Nei fumetti, Copperhead è un metaumano vestito da serpente dotato di poteri di contorsionismo, manifestabili grazie alla sua tuta; il primo Copperhead, comparso per la prima volta su Brave And The Bold #78 del 1968 e del quale non si conosce l’identità segreta e ci si riferisce a lui come John Doe (controparte anglosassone del nostro Mario Rossi), fu ucciso da Manhunter/Kate Spencer su Manhunter #1 del 2004. Il suo posto fu preso da Nathan Prince, il secondo Copperhead, con il quale non ha assolutamente nessun legame con il primo. 
  2. Nonostante ciò, sembra proprio che l’ispirazione per Larissa Diaz non venga dai fumetti, ma bensì, dalla fortunata serie di videogame conosciuta come “Batman: Arkham”, che include: Arkham Asylum (2009), Arkham City (2011), Arkham Origins (2013) e l’imminente Arkham Knight (2015). Il…o meglio, la Copperhead che ha ispirato quella del serial Gotham si trova nel terzo capitolo (che, cronologicamente, funge da prequel dei primi due), e si presenta come la figlia dell’originale; è una degli otto assassini incaricati, nella trama del gioco, da Maschera Nera di uccidere Batman, fra cui figura anche un certo Deathstroke (noto ai fan di Arrow). Fa parte, inoltre, di una squadra di killer chiamati “Copperheads”. Anche se nella dichiarazione non è stato specificato, sembra proprio che Larissa (nonostante la sua natura di personaggio appositamente inventato per lo show) si rifaccia a quest’ultima versione. 
  3. Davvero Ivy era un’orfanella? Certo che no! E’ solo che, questa a quanto pare futura Poison Ivy non è la Pamela Isley che abbiamo imparato a conoscere, dato che il suo vero nome è Ivy Pepper; quindi, si: il personaggio è totalmente rivisitato e piegato alle esigenze dello show, come già successo in precedenza. Nonostante tutti i nostri potenti mezzi, la Telepatia rimane un marchio della Fox, e cosa la produzione abbia in mente di fare con questo personaggio è ancora un mistero.  

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dinamiche Bruce/Selina/Alfred
  • Il mio nome è Pennyworth. Alfred, Pennyworth
  • Larissa Diaz
  • Non sembra un mid-season finale
  • Jim Gordon secondino ad Arkham
  • Harvey Dent è un cretino
Nonostante Gotham riconfermi il suo ricco intrattenimento, la puntata in questione possiede una grossa problematica che permette allo spettatore di alzare il sopracciglio dallo sdegno manco se fosse The Rock: il fatto che “LoveCraft” abbia tanto voluto suonare come un mid-season finale, anche se l’intera puntata è stata progettata come un episodio normalissimo; contemporaneamente, e conscia del fatto che non poteva giocarsela al pari di una puntata qualunque, ha cercato di raddrizzarsi sul finale, dando un motivo a questa decima puntata della prima stagione per essere chiamato mid-season finale. Anche se, a conti fatti, non sembra meritarselo. Gotham va in pausa, e speriamo che al suo ritorno, abbia le idee un po’ chiare in testa.
Harvey Dent 1×09 6.41 milioni – 2.3 rating
LoveCraft 1×10 6.05 milioni – 2.3 rating

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