Homeland 4×09 – There’s Something Else Going OnTEMPO DI LETTURA 5 min

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Winston Churchill in una delle sue massime una volta disse: “L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità“. Per quanto possiamo essere d’accordo con lui, a guardare Homeland c’è il serio rischio di diventare pessimisti perchè se è vero che il pericolo è l’anticamera di un’opportunità da sfruttare, l’opportunità è però spesso accompagnata da un rischio insito che la connota in maniera negativa agli occhi di un pessimista. In quattro anni, Homeland ha chiaramente dimostrato con quale ottica mostrare ha scelto di raccontare le vicende della “Drone Queen” e, se non lo si fosse ancora capito, questa nona puntata è un ottimo reminder.
A pensar male spesso si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca…” è un’altra massima molto famosa attribuita a Giulio Andreotti ma Carrie Mathison potrebbe tranquillamente appropriarsene visti gli eventi passati ma soprattutto recenti. In una realtà in cui il bianco ed il nero non sono più gli unici due colori, le sfumature di grigio si fanno sempre più numerose rendendo variegato ma anche pericoloso un qualsiasi atto di fiducia nei confronti di chiunque. L’alleato è alleato fino a prova contraria ed il nemico potrebbe essere la persona che non ti aspetti. Quello che si sta per configurare come uno dei piani terroristici più ambiziosi in termini logistici per i talebani pakistani, è tutto frutto di due “ottimisti” (Sandy Bachman e Dennis Boyd) che hanno applicato alla lettera le parole di Churchill trafugando informazioni in cambio di un’opportunità di guadagno che, stando alla loro bilancia morale, era più rilevante del possibile scotto da pagare. Da scelte del genere ovviamente seguono delle conseguenze che i “pessimisti” per antonomasia (Carrie e Quinn) devono affrontare confidando, ma ben sapendo, che il voltafaccia è dietro l’angolo e si può presentare sotto molte ed inaspettate forme perchè “there’s something else going on“, always.
Questa stagione di Homeland è come un gigantesco reminder di come le cose possono cambiare brutalmente ed in pochissimo tempo, lo si è visto in “From A To B And Back Again“, successivamente nella scorsa “Halfway To A Donut” ed infine qui dove appare finalmente chiaro quale fosse l’intenzione primaria di Haqqani che ha fatto da filo conduttore per tutti gli eventi avvenuti sin qui. Haqqani ha un piano, riconquistare il Pakistan e “liberare i cieli” dagli americani ma per fare ciò ha bisogno prima di riprendersi la città simbolo di tutto ciò, Islamabad, distruggendo il nemico a stelle e strisce che la infetta come un parassita. Il piano prevede l’utilizzo di “ottimisti” per cogliere di soppiatto lo Zio Sam a casa sua, esattamente dove si sente più al sicuro rendendo pan per focaccia per tutte le volte che droni o marines hanno rovinato una festa o un matrimonio. Esattamente grazie a questa contrapposizione e, soprattutto tramite lo scambio di prigionieri, ci viene mostrato chiaramente quali siano le difficoltà operative in Medio Oriente ed il perchè a distanza di anni (nella realtà ma anche in Homeland) gli americani non siano mai riusciti a prendere completamente il controllo dell’area. La verità è che due mentalità diverse si stanno scontrando quotidianamente, due mentalità che prevedono anche due etiche comportamentali diametralmente opposte che non possono/riescono/vogliono trovare un punto d’accordo. I “buoni” americani devono giocare con regole che non si applicano ai “cattivi” di Haqqani e per questo, come ogni”buono”, partono svantaggiati, inizialmente soffrono ma non periscono ed infine riescono a vincere lo scontro dimostrando la loro eroicità. Questa almeno è la favola che ci viene raccontata in ogni buon film o libro ma Homeland non è una favola e non segue dettami simili, per cui dallo scontro tra CIA e terroristi non è possibile ipotizzare alcun finale, al massimo condividerne la visione, pessimista, e approcciarsi alla serie di conseguenza.
Il colpo di scena a conclusione dell’episodio è shoccante ma chiarificatore al tempo stesso: se da un lato è inaspettato e giunge esattamente nel momento in cui la guardia è più abbassata, dall’altro, nella sua potenza, permette di collegare tutti le trame lasciate in sospeso rendendo finalmente chiaro l’intento iniziale dei talebani guidati da Haqqani ma anche dell’ISI. Il fatto che le aspettative per i restanti tre episodi si sia alzato alle stelle non fa altro che denotare quanta qualità si sia riusciti a sfornare nuovamente da una serie che si credeva predestinata a morte certa, sia Haqqani nell’ambasciata americana che la macchina di Saul e Carrie in fiamme erano impronosticabili anche solo nel recente “From A To B And Back Again“, eppure nel giro di due episodi si è arrivati a questo punto. Con litri di bava alla bocca.
“There’s Something Else Going On” è un episodio praticamente perfetto, studiato al minimo dettaglio per creare un hype crescente che culmina nello spiazzante finale ma che ha nei vari doppi giochi e, soprattutto, nello scambio di ostaggi, le sue parti migliori, merito sia di attori sia di trama e regia. Ineccepibile.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Colpo di scena finale chiarificatore
  • Tensione costante alimentati dai doppi giochi e dalle azioni di “ottimisti” e “pessimisti”
  • Ottima interpretazione di Mandy Patinkin
  • Tutte le storyline sono confluite in una sola
  • Niente

 

Com “There’s Something Else Going On” viene fugato anche l’ultimo dubbio relativo alla scelta di far morire un personaggio fondamentale come Brody per optare su una nuova e più fresca trama che qui raggiunge il suo apice. Homeland in questi 40 minuti ritorna ad essere ciò che era nelle prime due stagioni: forte, intenso e drammaticamente epocale. Non chiedevamo di meglio.

 

Halfway To A Donut 4×08 1.54 milioni – 0.5 rating
There’s Something Else Going On 4×09 1.77 milioni – 0.6 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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