Resurrection 2×08 – ForsakenTEMPO DI LETTURA 4 min

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Per chi ha intrapreso la visione di Resurrection è facile intuire quanto difficile sia scriverne una recensione: la trama diversamente da altre serie tv non procede spedita, ma si focalizza di continuo su diversi aspetti e su diverse situazioni. Tant’è che vedere una puntata potrebbe risultare terribilmente stucchevole e pesante.
Il prosieguo della trama procede a piccoli passi, molto lenti e forti di un carico emozionale/sentimentale non indifferente.
Basti pensare alla prima scena di questa puntata nella quale, per far comprendere l’ormai dilagante e diffuso malcontento della cittadina nei confronti dei Ritornati, s’è deciso di sfruttare un comparsa (mai apparsa prima) in stretto dialogo con il pastore Tom: la discussione avviene in maniera molto enfatizzata ed i silenzi sono atti a sottolineare il momento “tragico” che sta vivendo la cittadina. La possibilità che anche i non-Ritornati (ossia le persone comuni) possano ammalarsi e potenzialmente sparire è concreta così com’è concreto il terrore. Si giunge quindi alle croci disegnate sulle porte di alcuni Ritornati.
Ma perché proprio a questi Ritornati e non ad altri?
La svolta tanto agognata nella scorsa recensione è stata una bufala: a capo di tutto sembra esserci il Vice sceriffo, il quale non ha propriamente nessuna attitudine per poter spaventare realmente qualcuno o per rendere tangibili delle alquanto fantasiose minacce. E’ forse esagerato definirlo patetico, ma per come è stato caratterizzato fino ad ora questo termine sembra appartenergli di diiritto.
Trasversalmente alla porzione di trama riguardante la malattia e tutto ciò ad essa collegata, ritroviamo anche in questa puntata Margaret che sembra non aver ancora terminato di risolvere i problemi famigliari di cui lei stessa sembra l’autrice. I misteri al riguardo son tanti e le domande come sempre si sprecano, attendiamo almeno qualche nuova notizia.
Una caratteristica che appesantisce terribilmente questa serie è quel gene del suo DNA che sembra metterla in relazione con le telenovele spagnole: una costante e perpetua enfatizzazione dei sentimenti. Badate bene: il voler sottolineare oltremodo certe scene condendole con silenzi o con momenti carichi di affetto e d’amore, come cosa, è più che accettabile (basti pensare a Believe, che Dio l’abbia in gloria), ma se il tutto viene ripetuto costantemente per l’intero arco della puntata non può non risultare pedante e fastidioso. E’ impossibile. Così infatti la continua tensione sessuale-amorosa tra Rachael e Tom è terribilmente imbarazzante per lo stesso ignaro spettatore: questo, in particolar modo, è un qualcosa che viene portato avanti dalla scorsa stagione. Se non è pedante questo allora non lo è nient’altro.
Soffermiamoci ancora qualche istante su un altro personaggio che in quanto a caratterizzazione, così come per il vice sceriffo, ha lasciato alquanto a desiderare: Janine. Ora, che la cara mogliettina del pastore odiasse Rachael era ormai assodato e lampante: pur affermando il contrario, il forte e oscuro sentimento era palese e abbastanza comprensibile, inutile celarlo. Ma trasformarla in un “mostro” che punta solamente al figlio portato in grembo dalla ragazza, sembra decisamente eccessivo. Specialmente dopo averla più e più volte presentata nelle scorse puntate come una buona e cara donna: la trasformazione ed il suo cambiamento sono occorsi in maniera davvero troppo rapida per risultare credibili.
Come non concludere citando il cliffhanger finale?
Tralasciando ciò che avviene nei particolari, possiamo però dire che far morire il reverendo Tom dopo avergli appena fatto pronunciare le due fatidiche parole rivolgendosi a Rachael è una scelta teatrale e ben riuscita, ma sotto un certo punto di vista risulta banale e prevedibile.
Ora rimane l’interrogativo riguardo un suo possibile ritorno e ad i cambiamenti che ciò potrebbe comportare, soprattutto per quanto concerne la fiducia della stessa comunità nei suoi confronti: ormai lo stato sociale ad Arcadia è terribilmente dilaniato, la morte del Reverendo (unico vero trait d’union tra i Ritornati e le persone comuni) potrebbe assestare un duro colpo al già fragile equilibrio civile.
Nota a margine: se qualche laureando in fisica potrebbe gentilmente spiegare come l’orsacchiotto fuoriesca dalla tasca del giubbotto, ne saremmo tutti molto felici.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Diffondersi della malattia tra le persone comuni e la fobia generale scaturita
  • L’immagine poetica della cura proveniente da un bimbo di una Ritornata: loro stessi additati come causa ma tra i quali sembra celarsi la cura
  • “Se dovessi morire, voglio restare morto. Ma se dovessi ritornare dì ad Elaine di non fidarsi di me. Non sarò più davvero io” – Ray Richards
  • Janine ed il suo repentino cambio
  • La continua tensione amorosa tra Tom e Rachael
  • L’ormai sempre presente lentezza di trama e di narrazione all’interno dell’episodio
  • Lo sviluppo dello spunto delle croci
Dopo ben due settimane di pausa Resurrection torna con una puntata che non lascia nessun gusto particolare in bocca. Il crollo di ascolti e di ratings è fisiologico vista la pausa, ma potrebbero anche essere un pericoloso segnale per la serie stessa ormai allo sbando. Se si ripensa ai dati di ascolto del pilot “The Returned” (13.90 milioni ed un rating di 3.8) e si guarda quelli di “Forsaken” vengono i brividi visto il calo rispettivamente di -74% in ascolti e -79% in rating. A conti fatti la cancellazione è dietro l’angolo…
Miracles 2×07 4.58 milioni – 1.2 rating
Forsaken 2×08 3.66 milioni – 0.8 rating



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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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