American Horror Story: Freak Show 4×11 – Magical ThinkingTEMPO DI LETTURA 4 min

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Mancano soltanto tre episodi al termine di Freak Show e nonostante alcuni momenti positivi, qualche storyline interessante e personaggi accattivanti, su tutti Dandy, possiamo dire che è meglio che American Horror Story termini qui.
Sappiamo già che ci sarà una quinta stagione ma la domanda che ci poniamo, arrivati a questo punto, è: ne vale ancora la pena?
Nelle precedenti recensioni ci siamo spesso detti che la qualità del prodotto è indubbia solamente quando Murphy&Co. si concentrano al meglio sulla narrazione, con una trama coesa tra tutti i personaggi, ma questa stessa qualità viene intaccata per le scelte sbagliate che, inevitabilmente già da Coven, continuano a ripetersi. Il problema di American Horror Story non è di certo la recitazione, affidata ad attori di grande qualità, ma la poca attenzione sulla profondità dei personaggi, le diverse vicende che faticano a trovare un filo comune per poi arrivare alle ultime puntate cercando di riprendere i fili di ciò che sta accadendo, regalando finali ben poco esaltanti.
“Magical Thinking” è una particolare eccezione a questa regola, poichè, complice la presenza di Neil Patrick Harris, l’episodio risolleva un po’ le sorti della stagione, iniziata bene ma con una parte centrale soporifera. Il ventriloquo e mago Chester arriva al Freak Show di Elsa insieme al suo inquietante pupazzo Marjorie: subito porta una ventata di novità sotto al tendone attirando l’attenzione delle gemelle Bette e Dot, alla ricerca di qualcuno che possa piacere ad entrambe così da perdere l’ormai ingombrante verginità. La scelta ricade proprio sulla new entry, peccato che un flashback sulla vita dell’ex soldato, riveli la sua natura disturbata, complice il suo “doppio”, per così dire, interpretato da Jamie Brewer.
Il rapporto morboso tra Chester e Marjorie mette in scena il conflitto dato da chi soffre di doppia personalità e il bisogno disperato di accettazione di sè stessi da parte degli altri: Harris ci propone un personaggio sopra le righe ma molto interessante, con un pesante conflitto interiore che si palesa attraverso la figura del pupazzo che proietta e realizza i desideri più oscuri dell’animo di Chester. Questo personaggio riunisce ai freaks Dandy: quest’ultimo, molto contrariato dall’interesse che le sue gemelle hanno nei confronti del mago, decide di intervenire personalmente, non lasciando ad altri il lavoro sporco. La storyline Chester-centrica è l’elemento protagonista della puntata e ha il merito di riunire le gemelle, quindi i freaks e Dandy, dando loro uno spunto per chiudere la stagione sotto un unico filo conduttore.
Poco ci importa ormai di Jimmy, personaggio diventato insipido e al limite della credibilità; l’unico momento ben riuscito legato al ragazzo è la sua conciliazione con Dell, ormai del tutto riabilitato.
C’è un generale senso di stanchezza all’interno di American Horror Story e la si avverte già da qualche puntata: si prova a risollevare il tutto con l’introduzione di novità ma non è questa la via giusta da percorrere. Sul tavolo di Murphy vi sono molti elementi, a partire dalle tematiche (la diversità, il bisogno di sentirsi accettati per ciò che si è, la libertà di espressione, il bigottismo della società) ai personaggi che destano curiosità (lo piscopatico Dandy, la controversa Elsa, i freaks e le loro storie), basterebbe capire dove si vuole andare a parare, cosa si vuole davvero raccontare e non ci sarebbe bisogno di continui cambi di scena oppure di dialoghi superficiali per arrivare al termine dei tredici episodi. La sensazione di aver sprecato (di nuovo) un’occasione si fa largo nella consapevolezza degli spettatori e la fiducia negli autori, per una svolta importante nella quinta stagione dello show (voci di corridoio parlano di una “Operation Top Hat“) , si fa sempre più vana.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Neal Patrick Harris e la sua versione di Chester
  • Freaks e Dandy riuniti all’elemento Chester
  • Riabilitazione di Dell
  • Jimmy e la sua stupidità
  • Nuovi elementi per creare coesione nella narrazione: bastava utilizzare al meglio ciò di cui già si dispone
“Magical Thinking” è un buon episodio, sicuramente sufficiente, che riunisce diverse storyline e prepara il terreno al finale di stagione; certo, ci saremmo aspettati qualcosa di più, una ventata di novità ma con gli elementi che già ci sono ciò non è avvenuto e, per questo, nonostante l’ottima prestazione di Neil Patrick Harris, la puntata è solo sufficiente.
Orphan 4×10 2.99 milioni – 1.5 rating
Magical Thinking 4×11 3.11 milioni – 1.5 rating

Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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