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Galavant 1×03 – 1×04 – Two Balls – Comedy GoldTEMPO DI LETTURA 6 min

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Ciò che rende Galavant un appuntamento gradito ed atteso è la novità che questo show porta con sé. Esistono già nel mondo televisivo i musical, così come sono esistiti episodi musical all’interno di altre serie TV (Buffy, How I Met Your Mother, Scrubs…): qualcosa come Galavant ancora doveva nascere. La si può definire una comedy/musical cavalleresca. Oppure, per andare più sullo specifico: Game Of Thrones al sapore di Glee con la direzione di Mel Brooks, ricordando Ariosto. Ma manca ancora un piccolo particolare per avere una descrizione pressoché ben delineata di Galavant: la Walt Disney. Galavant si presenta a tutti gli effetti come “cartone animato umanizzato”.
Chiunque sia cresciuto con il culto dei cartoni animati targati WD (“non accettate i falsi/ esigete sempre e solo/ videocassette originali/ Walt Disney home video” recitava un’antica poesia ben nota ai divoratori di videocassette Disney) tendeva ad accettare senza battere ciglio la presenza di canzoni disseminate qua e là per il lungometraggio animato, come fossero parte integrante e scontata dell’opera. E per questo motivo Galavant potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) assorbito in maniera più facile anche da parte dei non amanti del genere. Proprio nell’iniziare a recensire questa mini-comedy, già era stata fatta una simile premessa.
Come poi gran parte del repertorio di Aladdin e co. (a proposito, avete visto chi è e cosa ha fatto il compositore delle varie musiche?) non tutte le canzoni possono rimanere scolpite nella leggenda, così come non tutte le gag devono per forza far ridere. E infatti con “Two Balls” e “Comedy Gold” si fa un leggerissimo passo indietro che potrebbe anche rappresentare un sospiro di sollievo per lo spettatore. Finita la sorpresa dei primi due episodi, le dinamiche sono già ben assorbite. Si aggiunga che riuscire a mantenere il tutto su esilaranti e ben orchestrati ritmi è tutt’altro che facile. Per questo motivo, qualche momento più fiacco sparso qua e là risulta fisiologico. Ed ecco quindi quel sospiro di sollievo di cui si parlava: 8 episodi sono quanto basta per non rendere stantia e monotona una novità del genere.

Se a livello comico funziona di più la porzione di storia ambientata a corte, lo stesso non si può dire per il lato musicale. Vediamo perché. Alla corte di King Richard, le dinamiche sono molteplici: lo chef ormai è una certezza, nelle sue rapide apparizioni; l’ex centrocampista del Chelsea, Vinnie Jones, è un’ottima spalla per il Re andando spesso, con lo stesso Richard, a costituire le dinamiche di un duo comico; meno efficace la figura di Madalena, relegata in disparte, dopo la sorpresa che il suo personaggio ha riservato nel “Pilot”, motore dell’intera trama. E’ così possibile trovare sempre nuove situazioni più o meno efficaci nel centrare l’obiettivo. E l’obiettivo vero e proprio, secondo la modesta opinione di chi scrive, non è far sganasciare lo spettatore dalle risate, così come non è quello di sfornare capolavori musicali, bensì quello di mantenere sempre vivo il ritmo tra dialoghi, canzoni e balli. Il resto poi viene da sé. Ed è l’aspetto musical a cadere (si fa per dire) in questo scenario di corte affollato e “classico”: il Re che canta le sue follie, sostenuto da sudditi impauriti, non rappresenta niente di nuovo sotto il sole. Ed anche a livello scenico/contenutistico le canzoni ne risentono: non sono brutte, né rallentano le dinamiche, sia chiaro, contribuiscono infatti ad inquadrare questo spicchio di show in una forma più classica di musical.
Diverso è ciò che accade al terzetto errante. Il fatto che Galavant, Isabel e Sid siano in continuo movimento, cambiando così radicalmente gli scenari, espone il loro sfondo occasionale ad un susseguirsi veloce, con risultati inevitabilmente diversi. Ciò che avviene in “Two Balls”, con un classico scambio cavaliere-scudiero tra Gal e Sid, nulla ha a che vedere con il simpatico confronto con i pirati contadini capitanati da un letteralmente irriconoscibile Hugh Bonneville di Downton Abbey, sia dal punto di vista degli ambienti, sia nel ruolo e nella funzione del protagonista: ricerca interiore il primo caso, pura azione cavalleresca il secondo. Il costante errare di Galavant, Sid e Isabel permette di mantenere vivo l’interesse del pubblico che non sà cosa aspettarsi di puntata in puntata e funge da contraltare perfetto alle dinamiche di corte dove King Richard la fa da padrone.
È bene precisare una cosa per i più attenti ai dettagli: il non porsi troppe domande ad esempio su come sia finito il galeone sopra una montagna oppure sulle conseguenze della rivelazione di Sid ai genitori è parte integrante dell’accordo non scritto tra pubblico e serie. Galavant non mira all’attenzione scientifica dei dettagli quanto a 20 minuti di “comedy extravaganza” che nessun altro può offrire. E va ammirato per questo, non criticato per altro.

L’angolo del chitarrista sfigato da spiaggia che non rimorchia

Come detto nella recensione, ciò che predomina soprattutto nelle sequenze di corte, sono canzoni pienamente in stile. Per chi è esperto, per chi ama o per chi odia il genere, risulta quindi inutile descriverle. Lo stesso vale per il fantastico canto piratesco “Lord Of The Sea” (sebbene facente parte dell’altra metà di sceneggiatura).
Più interessante la ripresa del Main Theme di Galavant, sia in forma di previously ad inizio di “Two Balls”, sia in una veloce ripresa, nel trionfale momento finale di “Comedy Gold”. Come un inevitabile filo conduttore che unisce e unirà gli 8 episodi.
Perché, come anticipato precedentemente, funzionano meglio le performance musicale del terzetto Galavant/Isabel/Sid (avevate riconosciuto Magnitude di Community?) rispetto a quella di King Richard? La motivazione è esclusivamente tecnica. Le potenti voci di Joshua Sasse, Karen David (cantante di professione) e Luke Youngblood si fondono in un risultato timbrico notevole che svilisce non poco la meno potente voce del comunque brillantissimo Timothy Omundson.
Nota di merito per la band dei boia nota come The Executioner. In un musical ogni scusa potrebbe essere buona per dare il via ad un nuovo brano. Il risultato comico del “minimal” e continuo riff di tamburo, negazione di un momento musicale servito su un piatto d’argento, è sicuramente molto efficace. Va inoltre a smorzare il clima di musical più canonico che questi due episodi hanno consolidato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sempre grande freschezza e dinamica nei due episodi che danno l’impressione di durare comunque troppo poco
  • La band dei boia: The Executioner
  • Lo scudiero scemo
  • La canzone degli scudieri
  • I pirati e la svolta nella trama con la loro alleanza oltre alla presenza di Hugh Bonneville
  • Contrapposizione tra un Galavant in disparte in “Two Balls” e un Galavant al centro dell’azione in “Comedy Gold”
  • Secondo riferimento (dopo il precedente Winterfell) a Game Of Thrones con la presenza dell’eunuco
  • Le scelte di trama, rispetto alle sorprese dei primi due episodi, risultano maggiormente stereotipate e prevedibili, forse in favore di aspetti scenici “esteriori” – comunque motivatissimi e legittimi – dello show
La caratteristica “semi-filler” di questi due episodi fa perdere la sorpresa che i primi due avevano regalato, anche se ciò è assolutamente fisiologico e normale. Un piccolo appunto sugli ascolti: il calo è dovuto principalmente alla messa in onda contro i Golden Globe, uno scontro impari.

Joust Friends 1×02 7.42 milioni – 2.0 rating
Two Balls 1×03 4.11 milioni – 1.3 rating
Comedy Gold 1×04 4.11 milioni – 1.3 rating
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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