Resurrection 2×10 – ProphecyTEMPO DI LETTURA 4 min

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Resurrection rappresenta alla perfezione la storia di tutte quelle serie tv che somministrate in piccole dosi, grazie soprattutto alle poche puntate elargite dai produttori, riesce a coinvolgere lo spettatore intrattenendolo. Se però l’asticella della difficoltà viene leggermente alzata, anche di poco, serie di questo tipo crollano miseramente lasciando campo a sofferenza, disperazione e isteria. Proprio per questo motivo si potrà notare un forte cambiamento valutativo tra le recensioni proposte la stagione scorsa e quella ora in onda: con otto puntate, il prodotto era piacevole seppur non troppo convincente; con tredici, quelle previste per questa seconda stagione, si rischia di affossare in maniera definitiva lo show.

Non è più sufficiente il continuare a porre quesiti, rispondendo poi in maniera scarna e rara ad alcune domande. Non basta più. Forse anche per questo motivo nella conclusione di trama troviamo la risposta dettagliata ad una delle domande più ricorrenti: “In che modo e dopo quali avvenimenti un ‘ritornato’ scompare?”
La buona e dolce Margaret, dopo aver professato odio ai suoi due cari figlioli, afferma che un ritornato scompare semplicemente “lasciandosi andare“. Altri dubbi sorgono però, questa volta unitamente alla dubbia scelta degli sceneggiatori nel dare una così flebile risposta ad una così imponente domanda: ricordandosi due delle sparizioni più importanti della serie (Caleb, che ormai è caduto nel dimenticatoio, e Barbara), viene da chiedersi quanto loro avessero “svuotato la mente” nel momento stesso in cui scomparvero. E’ infatti da ricordare che Caleb si trovava in prigione ed era iracondo a causa del litigio avuto con la figlia, mentre Barbara era tornata alla felicità di un tempo dopo aver rimesso piede nel nido d’amore che era la casa dello sceriffo.
Come potevano loro avere la mente libera da ogni pensiero tanto da poter scomparire? Mistero. Certo, questo potrebbe essere uno specchietto per le allodole e le cause delle sparizioni potrebbero essere altre, non potendolo ancora appurare non se ne può essere certi.
Una rara nota positiva deriva dalla costruzione dell’episodio: il parallelismo tra passato e presente riguardo la perdita di Jacob è intrigante e ben fatto, i continui flashback permettono di percepire meglio quella nota di amarezza e di malinconia così tanto abusata nelle passate puntate tramite l’ausilio di silenzi ridondanti ed eccessivamente prolungati.
Un ulteriore elemento che caratterizza l’episodio, presentando un  personaggio che sembra porsi abbastanza in rilievo anche nel promo della prossima puntata, è la comparsa di un parroco decisamente ambiguo.
Poco sappiamo di lui: è conosciuto dalla sorella di Marty; ha un tatuaggio sulla schiena rappresentante una sorta di arbusto; ha una gran sfortuna in quanto vittima dell’unico fulmine caduto durante un temporale, ma fortunato al tempo stesso perché rimane miracolosamente in vita e completamente illeso. Da quanto appreso non è sicuramente un uomo comune, ma la domanda è cosa sia venuto a fare ad Arcadia e cosa cerchi di preciso.
Per la sezione “Cuori di Panna” abbiamo una grande dimostrazione d’orgoglio da parte di Fred Langston: prima si lascia dire dalla madre quanto lo odia da sempre, per poi sciogliersi come neve al sole dopo una banale, per non dire vuota, conversazione. Ma d’altro canto il buono e caro sceriffo, come sempre magistralmente interpretato da un Matt Craven in profumo di Emmy (si scherza), non riesce a tenere sotto controllo nemmeno una cittadina che sembra composta sempre dalle solite trenta-quaranta persone: avete fatto caso quando vengono inquadrate strade o locali? Sono sempre le stesse facce ad aggirarsi per questa landa desolata che è Arcadia.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Trama costruita attraverso l’intreccio tra passato e presente
  • Ancora tre puntate alla fine della sofferenza
  • L’inspiegabile avvenimento del fulmine/comparsa del tatuaggio sul nuovo misterioso personaggio
  • Margaret Langston e la sua spiegazione campata in aria
  • Una isteria micidiale che assale lo spettatore superati i venti minuti di puntata: oltre è difficile reggere
  • Matt Craven: l’uomo più inespressivo del pianeta dopo Nicolas Cage
C’è davvero altro da dire di una serie tv che si presentava alla seconda stagione con l’obbligo di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di regalare allo spettatore qualcosa che non ha mai preso minimamente in considerazione?
Ora sembra esser stato estratto un coniglio dal cilindro: una profezia per la quale Marty sarebbe una sorta di prescelto. Dio ce ne scampi.
Aftermath 2×09 3.92 milioni – 0.8 rating
Prophecy 2×10 4.10 milioni – 1.0 rating
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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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