Girls 4×05 – Sit-InTEMPO DI LETTURA 5 min

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La fine di una storia d’amore, la rottura di un fidanzamento importante e duraturo, sono sempre stati parti integranti, principalmente, di ogni buona comedy televisiva, tanto quanto l’inizio o lo sviluppo della storia stessa. La Dunham sceglie la via di Marshall di How I Met Your Mother e al periodo di segregazione auto-forzata nel suo appartamento, come di recente abbiamo visto fare al Nick Miller di New Girl, prima di rompere la prigionia, andata avanti per una settimana, con la messa in piedi di un arrangiato “pub crawl“. Situazioni, quindi, tanto simili, per quanto tempisticamente più lunghe ma sicuramente meno invadenti, al “Sit-In” di Hanna di questa settimana.  Somiglianze che si limitano alla sola location, però, dato che la rimostranza della protagonista dello show segue in pieno l’egocentrismo e l’infantilità del personaggio, a differenza della pigrizia indolente del coinquilino di Zoey Dechanel; così come i toni della vicenda sono ovviamente lontani dalla leggerezza della “soglia delle mutande” della serie di Bays&Thomas.
“Sit-In” comincia direttamente da dove il finale di “Cubbies” ci aveva lasciato, con Hanna di ritorno dall’Iowa, dopo aver preso la cruciale decisione di lasciare la scuola, la quale deve subito far fronte agli stravolgimenti che il suo temporaneo trasferimento ha provocato. Cambiamenti che hanno il nome di Britta Mimi-Rose Howard, nuova fiamma di Adam, che sembra aver velocemente cambiato pagina dopo la partenza dell’ormai ex-compagna. E non solo la vita amorosa, il ragazzo ha anche apportato ingenti modifiche all’arredamento del loft, come scopre un’ignara Hanna nella scena probabilmente più divertente dell’episodio, colorita da un “what a f…” mai così azzeccato e puntuale.
Il personaggio di Lena Dunham, evidentemente, si rifiuta di accettare la conclusione netta e inaspettata (praticamente solo da lei) di un’amore che, dopotutto, è stato centrale nel corso di tutte e tre le stagioni precedenti. La reazione, come abbiamo detto, è perfettamente coerente all’egoismo della ragazza, la quale occupa quasi abusivamente la sua vecchia stanza, mentre il “sindacato” delle Girls viene chiamato a raccolta, sfilando a turno nell’appartamento, e cercando, a modo loro, di rincuorarla. Sta proprio qui la caratteristica più pregevole dell’episodio, girato interamente in unico set, eccezion fatta per i minuti finali, quasi come il più classico dei “bottle episode”.
Il bottle episode, per chiarirci, è un termine coniato negli anni ’60 dal cast e dalla troupe di Star Trek, per indicare gli episodi completamente ambientati a bordo dell’Enterprise per tutta la loro durata. Col tempo, ha finito per designare una pratica degli show televisivi derivante perlopiù da ragioni economiche, visto l’utilizzo di un singolo set nonché della totale assenza di personaggi secondari. Ultimamente, però, tale pratica è stata anche usata per infondere maggiore intimità e intensità ai protagonisti, con risultati qualitativi piuttosto alti. Figlio più illustre di Breakfast Club è senza dubbio l’indimenticabile “Fly” di Breaking Bad, ma esempi comunque notevoli e interessanti di questo genere sono innumerevoli, dal recente “Fight” di Masters of Sex, ai più datati “Detention” di Dawson’s Creek (chiaro omaggio al già citato film di John Hughes) e “Minuti Contati” di Friends
In Girls quello di “Sit-In” è il primo caso davvero vicino ad una tale accezione, ma volendo allargare il riferimento a quegli episodi ambientati in una sola location, in un periodo di tempo ristretto, con la presenza di pochi protagonisti realmente coinvolti, allora ne possiamo contare almeno uno a stagione. In “The Return”, infatti, nella prima, la puntata si svolge interamente in Michigan, in occasione del ritorno, appunto, di Hanna per l’anniversario dei suoi genitori; in “Video Games”, nella seconda, sempre Hanna accompagna Jessa da suo padre, e anche lì l’azione non si sposta in nessun altro posto, o tocca altri personaggi che conosciamo; nell’ultima “Beach House”, invece, tutte le ragazze passano il weekend nella casa sulla spiaggia di un’amica della madre di Marnie, esempio più estremo, ma in linea con le tre unità aristoteliane sfiorate da tutti questi casi.
Oltre all’aspetto tecnico, però, ciò che accomuna particolarmente un “Beach House”, soprattutto, a “Sit-In” è il pretesto narrativo per approfondire ulteriormente le caratterizzazione delle protagoniste. Come nel caso delle riunione delle “ragazze” nella sede estiva, anche stavolta, seppur in alternanza, attraverso i tentativi di confortare l’amica in difficoltà, vengono tirati fuori tutti gli aspetti, positivi e negativi, che le qualificano, in una maniera più palese e nitida che nelle normali e precedenti situazioni. Shoshanna e la sua mania del controllo mista a presunzione; Jessa con la sua incurante filosofia di vita e il discutibile menefreghismo; Marnie, la sua schiettezza e la battaglia narcisistica che contraddistingue la sua amicizia con Hanna. Aggiungendoci così le divertenti quanto sopra le righe visite di Ray, prima, e di Liney e Laird, dopo, si forma un quadro perfetto su ciò che lo show è in grado di offrire. Ciliegina sulla torta, il confronto finale tra Adam e Hanna, carico di malinconia e nostalgia per i bei tempi andati della coppia, momento forte, tra i più alti per le corde emotive dell’autrice.
     

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’impostazione da bottle episode dell’episodio
  • La scelta del nome Mimi-Rose Howard per la ragazza di Adam
  • Il gran ritorno di Liney e Laird 
  • L’episodio è strutturato talmente bene, concedendo ad ognuno un preciso, piacevole e scorrevole spazio, che, per una volta, non si registrano particolari o significativi difetti
Quasi a metà stagione, Girls si ferma e fa il punto della situazione, col tipico episodio da esame per la sua protagonista, immancabile in ogni stagione, probabilmente mai così perfettamente realizzato. Talmente tanto, da dimenticarsi completamente che, dopotutto, si tratta di una puntata Hanna-centrica, spesso più un male che un bene. 
Girls 4×04 – Cubbies 0.40 milioni – 0.2 rating
Girls 4×05 – Sit-In 0.39 milioni – 0.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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