Glee 6×10 – The Rise And Fall Of Sue SylvesterTEMPO DI LETTURA 4 min

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Ruolo che è valso un Emmy e un Golden Globe alla sua attrice Jane Lynch, il personaggio di Sue Sylvester è riuscito a diventare, in questi anni, sempre più popolare e iconico, anche per chi non segue la show. Il coach dei Cheerios, oggi preside della McKinley, è, fin dalla prima indimenticabile stagione, alla base del plot della serie, tanto quanto Will Shuester e le Nuove Direzioni. Dopotutto, si sa, per ogni “eroe” è necessaria la presenza di un villain, e, in questo caso, nessuno poteva assumere meglio il ruolo della nostra spietata e cinica allenatrice, col vizio dei dissacranti e interminabili monologhi, rivelatrice di verità e contraddizioni che, col tempo, sono diventati quasi un marchio di fabbrica dello stesso show.
Ed è proprio la “verità” che sta al centro di questo “The Rise and Fall of Sue Sylvester.” La premessa, qui, è d’obbligo. In una serie dalle tinte spesso comedy come Glee, la gag è praticamente all’ordine del giorno, con gli sproloqui di Sue che ne fanno un uso pressoché abbondante. Perciò, difficilmente abbiamo preso sul serio la più volte citata tresca con Michael Bolton, tanto per dirne una. Allo stesso tempo, però, altri spunti, per quanto bizzarri e grotteschi, come la professione dei suoi genitori, sono sempre rientrati nella caratterizzazione sopra le righe del personaggio. Quindi, dov’è il confine? Cosa è vero e cosa no? Con quest’ultima stagione, gli autori sembrano avere l’intenzione di sfatare miti e leggende che hanno accompagnato la messa in onda della serie per tutti questi anni, in un’operazione molto simile a quella fatta da Bays & Thomas in How I Met Your Mother (il “mistero dell’ananas” sembrava essersi “salvato”, ma gli extra hanno colpito anche lì). Con questo episodio, allora, decidono di proseguire un trand già avviato con il cambio di sesso di Beiste, anche qui, un personaggio che, fino a qualche episodio fa, faceva della sua mascolinità il suo personale e riconoscibile background, senza far presagire, invece, una più drammatica confusione sessuale.
Ed ecco che, in una scena tra l’altro lunghissima (forse troppo), viene a galla che quanto Sue ci ha raccontato nell’arco di cinque stagioni, non ha, praticamente, quasi nulla di veritiero. Così ci riallacciamo al discorso portato avanti fin qui, migliorando però la domanda, ovvero: dov’è il confine tra un’ingenua gag e una più profonda caratterizzazione? C’era bisogno, quindi, di annullare perfino i successi agonistici dell’insegnante, prima di oggi mai messi in discussione? L’impressione è che Ryan Murphy & co. abbiano calcato la mano forse eccessivamente, facendosi prendere dall’atmosfera di completa disfatta tanto quanto il presentatore nella scena.
La vicenda, comunque, non ha risvolti esclusivamente negativi, anzi. Per quanto le modalità della “fall” di Sue Sylvester possano risultare quantomeno rivedibili, le conseguenze che assecondano la sua “rise” sono, invece, riuscite ed azzeccate. La svolta di Sue alla guida dei Vocal Adrenaline, difatti, significa anche un’importante variazione allo scontro Glee Club-Preside che rischiava altrimenti di scadere, ancora di più, nel campo della ripetitività. Conflitto preannunciato da una divertente e immaginaria lotta tra Will e Sue, la quale, ancora, cambia il solito registro delle verbose minacce della Coach, per spostarsi su un più suggestivo e intrigante scontro vocale, a suon di acuti e, specialmente, del tutto inedito. La scena finale, perciò, grazie anche ad una fotografia ricercata e consapevole (la quale si ritrova, a sprazzi, nel corso dell’intero episodio), che in questo caso ricordano quasi le suggestive fabbriche del Flashdance degli anni ’80, presenta uno scenario finalmente nuovo e suggestivo, pur restando nell’ottica della tradizione. L’avessero capito prima, forse questa stagione sarebbe stata, fin ora, ben più memorabile.
Con l’accennata onnipresenza di Sue, la puntata registra, quindi, una presenza minore delle vicende delle Nuove Direzioni, proprio quando ci eravamo detti entusiasti per la loro ritrovata e necessaria centralità all’interno della trama. Eppure, anche qui, cambiamenti importanti ci sono, e, sempre in linea con quanto detto, si pecca invece nei presupposti. Si poteva, cioè, trovare forse un pretesto più ragionato e meno essenziale del “la scuola è andata a fuoco” (tutto rigorosamente off screen, tra l’altro) per accorpare i Warblers al Glee Club del Liceo McKinley. Non discutiamo sulla genuinità della scelta, poiché in un sol colpo semplifica e risolve la questione del raggiungimento del quorum necessario per la competizione, ma, in questo modo, la sensazione della trovata all’ultimo minuto è davvero forte.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rachel che ritorna alla NYADA, e Sam che la sprona e se ne preoccupa (al contrario di praticamente tutti i suoi amici più cari)
  • Sue Coach dei Vocal Adrenaline
  • L’aspetto tecnico (fotografia in particolare) di alcune scene riguardanti l’Ascesa e la Caduta di Sue 
  • I duetti di Sue con sua madre e Will
  • La fusione Warblers/Nuove Direzioni
  • La titubanza di Rachel, tra la via “facile” e quella più difficile, un pò una regressione per l’ottima crescita raggiunta fin qui dal personaggio
  • L’intervista di Sue, mano degli autori fin troppo pesante
  • L’incendio off screen della Dalton 
Pur con i soliti e immancabili errori, Glee si prepara al rush finale sotto il segno d’inaspettate novità, senza abbandonare, comunque, l’indispensabile tradizione. Se bisognava, quindi, sopportare certe evitabili forzature per assistere a più degni e avvincenti titoli di code, beh… magari ne sarà valsa la pena.  
Child Star 6×09 1.69 milioni – 0.6 rating
The Rise And Fall Of Sue Sylvester 6×10 1.81 milioni – 0.6 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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