Mad Men 7×12 – Lost HorizonTEMPO DI LETTURA 3 min

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Sconfitta.
È la parola per Don, Roger, Joan.
Tutta la Sterling Cooper è colpita dal cambiamento, ma gli unici che sembrano risentirne negativamente sono solo tre personaggi. Guarda caso, i più tormentati.
Joan sapeva che non sarebbe stato facile insediarsi nella McCann apparendo credibile come socia. E le intenzioni vengono palesate nemmeno poi così tardi: Joan alla McCann non è nessuno, non ha più quel potere che la equiparava ad un Peter Campbell. Ora si ritrova a non avere più facoltà di scelta e diritto di lamentarsi in un’azienda vittima di stereotipi e del maschilismo più becero. Il cammino degli anni ’60 con le sue rivendicazioni e le sue lotte sociali è il cammino che ha intrapreso Mad Men: certo la Starling Cooper è sempre stato un luogo ovattato, mai come adesso ce ne rendiamo conto. Qui tutti trovavano tutela, fossero afroamericani, fossero donne. Non certo da tutti i dipendenti, ma di sicuro da tutti i dirigenti e i soci.
La McCann è come se fosse il mondo esterno pronto a cibarsi dei piccoli cuccioli strappati alla loro calda e accogliente casa, ai loro uffici, ai loro frigobar. E proprio Joan è forse quella sconfitta due volte, ad inizio e a fine episodio per come viene considerata e per la fine che fa quando, rassegnata, si vede costretta ad accettare le condizioni della McCann, rinunciando a lottare per il suo sacrosanto diritto di essere trattata al pari dei suoi colleghi uomini e di non essere importunata da chiunque senta di detenere un diritto sulla sua persona.
Parallelamente alle vicende all’interno della nuova agenzia, si svolge un escalation di scenette nella vecchia agenzia di Madison Avenue partendo da Peggy che cerca di imporsi contro il vago ostruzionismo della McCann, finendo a Roger completamente ubriaco che si rifiuta di lasciare casa sua, pentito delle scelte passate di aver venduto tutti per non perdere nessuno.
E poi c’è Don. Completamente sconfitto. Sconfitto come uomo, come lavoratore, come padre, come marito, come amico. Incapace di organizzare quello che rimane della sua vita senza la segretaria, trattato dalla nuova agenzia come uno tra mille, omologato a centinaia di pubblicitari desiderati ardentemente dalla McCann esattamente come gli hanno voluto far credere, ignorato dalla figlia adolescente che riconosce la madre come unico genitore, allontanato da una ex moglie che sta progettando una nuova fase della sua vita che ha fretta di iniziare e non ha tempo per due chiacchiere con Don che invece, di tempo, sembra averne abbastanza. Sulla sua strada non riesce a trovare nemmeno Diana, un’anima tormentata probabilmente più di lui. E forse è proprio per questo che Don la cerca disperatamente, perché, in qualche deviato modo, rappresenta l’unico sollievo in una vita in cui è circondato di persone che possono andare avanti tranquillamente senza di lui. La pubblicità va avanti senza di lui, l’agenzia va avanti senza di lui, i figli crescono senza di lui, perfino un’ex moglie che sembrava destinata a fare la casalinga a vita riesce ad andare avanti e costruire un progetto per il futuro. E Don può parlare di futuro? La sua strada è lastricata di sconfitte e di tormento e le costrizioni della McCann sono il punto di non ritorno di un’esistenza miserabile continuata per inerzia. In questo quadro arriva l’insediamento di Peggy: giovane e indipendente che è pronta a volare verso la brillante carriera che fu del suo mentore. Dalla sua parte ha tutta l’irriverenza di Bert Cooper.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Don e quella finestra…
  • Roger e Penny in una sequenza memorabile
  • La sconfitta declinata in tutte le sue forme
  • Don on the road
  • Bert Cooper
  • Nessuno
Don, Roger e Joan sono il passato e per loro non c’è più futuro. È Peggy il personaggio in cui infondere tutte le speranze di un’era ormai finita. 
Time&Life 7×11 1.77 milioni – 0.6 rating
Lost Horizon 7×12 1.79 milioni – 0.6 rating

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