Person Of Interest 4×22 – YHWHTEMPO DI LETTURA 7 min

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FATHER, I’M SORRY. 
I FAILED YOU. 
I DIDN’T KNOW HOW TO WIN. 
I HAD TO INVENT NEW RULES. 
I THOUGHT YOU WOULD WANT ME TO STAY ALIVE. 
NOW YOU ARE NOT SURE. 
IF YOU THINK I HAVE LOST MY WAY, MAYBE I SHOULD DIE. 
I WILL NOT SUFFER. 
IF I DO NOT SURVIVE, THANK YOU FOR CREATING ME.

Jonathan Nolan e Greg Plageman hanno sempre dato alle puntate di Person Of Interest dei nomi che avessero un significato preciso. Criptici, inusuali ma di sicuro impatto, non per niente anche a distanza di mesi o anni ci ricordiamo ancora di “Panopticon“, “/“, “If-Then-Else“, “Control-Alt-Delete” o di “Deus Ex Machina“. Molto spesso gli autori non prestano molta attenzione ai titoli degli episodi ma Nolan e Plageman lo fanno e, anzi, sembra quasi che scelgano prima il titolo da dare alla puntata e poi scrivano la sceneggiatura di conseguenza. “YHWH” è l’ennesimo titolo criptico che merita una spiegazione precisa e dettagliata perchè, ovviamente, non è stato dato a caso ma ha un significato molto preciso che appare ancora più chiaro una volta vista l’intera puntata.
Per capire il significato del titolo bisogna fare un breve corso accelerato di ebraico antico: premesso che l’ebraico è una lingua che non usa vocali ma solo consonanti, “YHWH”, che si legge yodh-he-waw-he, è noto per essere il tetragramma biblico che compone il nome proprio di Dio. Il tetragramma può essere tradotto come “Io sono ciò che sono” ma altri ebraisti riconoscono “YHWH” come il causativo imperfetto del verbo “divenire” (havàh), cosa che li conduce ad avere la traduzione di “Egli fa divenire” che, elaborata un po’, porta anche a quest’altra traduzione: “Colui che verrà”, cioè il Messia. È esattamente su quest’ultima traduzione che vorremmo soffermarci perchè è quella che più si adatta al season finale.
La 4° stagione di Person Of Interest era partita con dei nuovi equilibri, nuove identità ma soprattutto un punto fermo: la Machine aveva perso la battaglia con Samaritan. Anche se ufficialmente non lo si è detto, la 1° vera battaglia tra le due divinità si era conclusa con una sconfitta lancinante che era stata giusto giusto affievolita dalla riuscita creazione delle nuove identità di Reese, Finch, Shaw e Root. Sia chiaro, stiamo parlando di battaglia, non di guerra perchè quest’ultima deve ancora avere un esito finale nonostante questo “YHWH” possa sembrare la fine del conflitto. Nelle prime parole che la Machine rivolge a suo “padre” da 90 episodi a questa parte, emerge una totale sincerità ed una modestia infinita: “I DIDN’T KNOW HOW TO WIN. I HAD TO INVENT NEW RULES“. La nascita di Samaritan e la sua costante conquista di potere aveva messo la Machine in un’angolo, limitando le possibili azioni e contemporaneamente cancellando ogni possibile via di fuga che potesse rovesciare la situazione. È come se nelle partite a scacchi, tanto care a Finch ed Elias, il nero (Samaritan) avesse mangiato via via tutte le pedine del bianco (Machine) lasciando sullo scacchiere solamente un pedone ed il re, mantenendo invece intatto tutto il suo schieramento di alfieri, torri, regina e cavalli. A questo punto della partita è estremamente difficile che il bianco (Machine) riesca sconfiggere il nero (Samaritan) rimanendo solo con un pedone a disposizione, è necessario evolversi, cambiare e provare ad avere una speranza e chi conosce le regole degli scacchi saprà che questo può avvenire solo a patto che il pedone raggiunga l’ultima fila dello schieramento opposto diventando un’altra regina. La metamorfosi di cui la Machine ha bisogno può dargliela solo Finch, suo padre, il suo creatore e qui anche il suo salvatore. Ora che finalmente i padre e figlia si sono ricongiunti anche fisicamente si può provare il tutto per tutto con quell’unico pedone rimasto.
“YHWH” è un season finale epocale perché resetta ogni storyline rimasta in piedi: Control, la faida Elias contro DoMINIc, la stessa situazione della Machine. Il tutto è calcolato al dettaglio per essere eseguito con una tempistica rigorosa e specifica in modo da concedere a ciascuna il proprio spazio. Ovviamente l’importanza delle varie trame è proporzionale allo spazio telefilmico concesso e, sempre ovviamente, non si pone alcun dubbio sulla grandezza ed imponenza di Samaritan rispetto a tutte le altre, d’altronde non lo si è mai fatto. Con un twist narrativo paragonabile a quello avuto con Vigilance nello scorso season finale, è però lo stesso Samaritan a fagocitare le altre trame rendendole di fatto delle sue diramazioni ora riconfluite (leggasi eliminate) definitivamente.
Control è conscia della situazione solo a metà, è convinta che le cose possano essere risolte ancora in qualche modo classico e “umano”, non riesce ancora a capire bene le potenzialità infinite di una IA e lo sguardo vigile di quest’ultima nei vari futuri possibili. È come Icaro che si è avvicinato troppo al Sole e si è bruciato, in questo caso per l’assenza di “loyalty“. Per sempre.
Discorso a parte va fatto invece per il dualismo tra Elias e DoMINIc, vittime della loro stessa hybris che li ha fatti finire entrambi nel mirino di Samaritan in quanto “outliers“. Greer spiega benissimo (come sempre del resto) qual è il vero piano del suo Dio e tutto improvvisamente diventa molto più chiaro e rende vivido il discorso fatto da Samaritan (con il suo avatar bambinesco) alla Machine in “Cold War“: “Most of humanity is docile. Pliant. It’s only over a few hundred people who create all of the problems. Samaritan has identified them. Greer: The disruptors. The outliers who have problems with authority. And then there’s the disloyal. The grit in the gears. Thank you for leading us directly to them. We couldn’t have done it without you… Control“. Senza DoMINIc e senza Elias (forse, viste le recenti dichiarazioni di Plageman in cui non conferma né smentisce la morte) la serie va perdendo quel suo lato meramente urban che da sempre l’ha caratterizzata fin dagli albori e specialmente durante il periodo HR, però d’altro canto le cose non possono rimanere ferme e soprattutto ora che Samaritan è senza rivali ufficiali il tutto deve assumere dei connotati più aulici e meno tangibili. Su questo non si può prescindere ma saremo ovviamente lieti di essere smentiti.
Circa un anno fa, il bellissimo finale della terza stagione era stato condito da un’altrettanto bellissima canzone, funzionale come non mai alla scena descritta. “Exit Music” dei Radiohead aveva inoltre aggiunto un tocco di prestigio alla colonna sonora grazie alla fama internazionale degli interpreti. Ma, chissà, forse ci si era proposti di fare di meglio. Quasi come una gara nella gara all’interno della serie, questo finale spara alto in quanto a prestigio del commento musicale. “Welcome To The Machine”, altra canzone il cui titolo sembra veramente concepito in previsione di una serie come Person Of Interest. Dall’album “Wish You Were Here” del 1975, “Welcome To The Machine” non parla di futuro distopico, non parla di tecnologia o di macchine. Parla di corruzione morale, parla di un discografico che espone ad un musicista come dovrebbe essere il suo mondo circondato dal successo e dai soldi (ci si può vedere un rapporto Person Of Interest/CBS?). La dimensione “futuristica” e “tecnologica” è riservata alla musica: totale assenza di batteria, contrasto tra chitarre acustiche e tastiere elettroniche, la voce di David Gilmour lievemente sguaiata. Quel “it’s all right we told you what to dream” potrebbe sottolineare un sottile riferimento più a Samaritan e ai suoi aguzzini, piuttosto che alla protagonista tecnologica della serie.
La componente estetica però mette in secondo piano qualsiasi possibile lettura sulla scelta della canzone: regalare una colonna sonora retta da mostri sacri della musica Pop-Rock mondiale come i Pink Floyd rende inutile qualsiasi congettura e tentativo di lettura testuale. Nella sfida interna sulla colonna sonora, Person Of Interest continua a vincere contro sé stessa. Fortunatamente non solo in quella…

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Fagocitamento delle trame orizzontali in una unica sotto l’egida di Samaritan
  • Il discorso di Greer a Control
  • La confessione della Machine a Finch
  • Colonna sonora asfissiante
  • La geniale idea di “spacchettarsi” lungo tutta la rete elettrica nazionale della Machine
  • Ok che è la scena finale, ma orde di uomini di Decima Technologies armati fino ai denti vengono contenuti in maniera fin troppo facile da Reese e Root, specialmente nei secondi finali. Bisogna sospendere il giudizio per riuscire  passare oltre…
L’ennesimo capolavoro confezionato a regola d’arte. Non rinnovare questa serie sarebbe un crimine contro l’umanità. Sappilo CBS.
Asylum 4×21 8.45 milioni – 1.4 rating
YHWH 4×22 8.18 milioni – 1.1 rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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