Sense8 1×02 – I Am Also a WeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Connessioni e scissioni. Relazioni fittissime e divisioni infernali. Morte e nascita. Tutto il mondo è collegato in maniera profonda in Sense8 e anche i suoi otto “Sensates” lo sono. Se questo era già  chiaro nel pilot lo è ancor di più nel secondo episodio, intitolato “I Am Also a We”. Ogni personaggio è se stesso ma è soprattutto un noi, ognuno è fratello/sorella degli altri – nonostante non si siano mai conosciuti e si trovino in nazioni diverse -, legati senza possibilità di liberazione, creando un unico soggetto, empatico, pulsante e unito. Non c’è possibilità di salvazione infatti per i “Sensates”, costretti a vedere, sapere, conoscere avvenimenti, persone, cose che in realtà sono loro estranee, costretti a sentire ciò che sentono gli altri. Basta un attimo, un secondo e i Wachowski e J. Michael Straczynzki collegano vite, esperienze, passati e presenti, mischiano la carte e fanno scoprire  a noi spettatori un po’ di più degli otto fratelli e sorelle.
Sense8 non lascia indifferenti, è evidente; è un’opera che tiene avvinti, un po’ perché ogni immagine, ogni inquadratura, ogni relazione è importante per comprendere qualcosa in più di quel magma narrativo che è la serie stessa, un po’ perché in Sense8 mistero, realtà e filosofia si mescolano indissolubilmente. Così “I Am Also a We” oltre a chiarirci ancora una volta l’unione intrinseca di questi figli separati alla nascita, riusciamo a capirne il ritmo – a volte lento, a volte veloce, a volte velocissimo -, ne prendiamo le misure e entriamo in questo universo così complesso e magnetico.
Una famosa dj islandese, Riley, vede allo specchio non solo se stessa, ma anche il “fratello” poliziotto che fa altrettanto. L’infelice sposa Kala sente il disagio degli altri e i suoi primi piani intensi dimostrano il “sentire comune”.
Sensazioni, paure, sentimenti mettono in contatto i “Sensates” che vivono le loro esistenze, tormentate da lampi immaginifici e visionari e noi con essi. Alcune storyline incominciano ad aprirsi ai nostri occhi in “I Am Also a We” e a donarci un po’ di coerenza: ad esempio conosciamo meglio Nomi, la futura sposa Kala, il divo Lito, ne conosciamo segreti, fragilità, vita. Scopriamo che Nomi è una transgender con un rapporto complesso con la madre – per cui è ancora Michael -, veniamo a sapere che Lito, una star delle telenovela, è omosessuale e lo vuole nascondere. Ciascun “Sensates” dimostra di aver vissuto a metà, o meglio di non aver vissuto sempre in perfetta armonia con se stesso e con gli altri (la madre e la famiglia, il mondo di cui si fa parte). Ma anche la società è cattiva, “ignorante” verso di loro – quindi il medico e la madre di Nomi si mettono d’accordo per sottoporre la donna ad un intervento al cervello – ed è come se alla fine in Sense8 si volesse metaforizzare quanto la diversità sia mal digerita, rigettata, incompresa. Infatti gli otto personaggi sono diversi per razza, stile di vita, ruolo sociale, genere; è dunque un’opera in perfetta sintonia con l’oggi – non a caso i Wachowski nei loro lavori raccontano le storie dei singoli ma anche indagano il destino dell’umanità.
La sensazione è quella di essere di fronte ad un fiume in piena che con i suoi corsi e ricorsi può portare sempre nuova acqua, cristallina e limpida, ma è anche quella di essere al cospetto di un vulcano in eruzione, potente, fragoroso, fiammeggiante. Infatti l’episodio sembra avere due nature, una liquida – con un ritmo acqueo, quello della vita – e uno invece violento – quello dei grandi avvenimenti, dei colpi di scena – con un ritmo veloce, inaspettato, come quello di un sorpresa improvvisa (si pensi all’inseguimento finale in cui Will, il poliziotto, è in due macchine contemporaneamente, è dentro ed è fuori).
Traghettatore dei “Sensates” è Jonas (Naveen Andrews, ex Said di Lost), un ricercato con poteri paranormali, che sembra essere l’unico ad avere la chiave del mistero che lega gli otto personaggi: appare ai “Sensates”, spaventandoli, aiutandoli, e ancora non si capisce se lui sia un “buono” o un cattivo. Jonas è anche padre severo, violento addirittura, si arrabbia con i suoi protetti, indirizza la loro strada, dà loro consigli dal momento che lui stesso ha subito le “trasformazioni” (i mal di testa ad esempio) che essi stanno vivendo. I Wachowski e J. Michael Straczynzki dipingono un personaggio misterioso e affascinante che ben si amalgama con l’atmosfera della serie, personaggio che si mostra ma non fino in fondo, che svela ma non totalmente.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le connessioni tra i personaggi
  • L’inseguimento del poliziotto e di Jonas
  • Il racconto dei singoli per raccontare qualcosa di più
  • Ci mancano ancora molti elementi sugli altri personaggi
  • Forse spesso è troppo caotico
Sicuramente Sense8 è una grande incognita, molto ancora c’è da capire, molto ancora è misterioso, ma il lato positivo è che il sentimento dello spettatore è quello di volerne sapere di più. L’unico inconveniente legato a tutti questi personaggi – connessi tra loro – è che evidentemente è impossibile che si dia lo stesso spazio a tutti – come avevamo già sottolineato nella precedente recensione. Bisogna forse dare più di una possibilità ad un’opera di per sé chiusa in se stessa, che ha necessità di un po’ di tempo per scoprirsi.
Limbic Resonance 1×01 ND milioni – ND rating
I Am Also a We 1×02 ND milioni – ND rating

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