Hannibal 3×08 – The Great Red DragonTEMPO DI LETTURA 4 min

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La capacità di rinnovarsi senza tralasciare la qualità narrativa, estetica e tecnica di un prodotto non riesce a tutti ma, Hannibal, dimostra ancora una volta, di essere una spanna sopra altre serie in circolazione, mescolando tutte le carte in tavola, evolvendo la propria parte più onirica in qualcosa di più pragmatico e razionale ma non meno affascinante o ricco di passionalità. Torniamo alle scene del crimine che tanto ci hanno conquistato durante la caccia al Chesapeake Ripper, indagini ricche di prove e dettagli da cogliere; dopo sette episodi visionari siamo catapultati nel thriller più classico che segue in modo fedele e non banale “Il Delitto Della Terza Luna” di Harris. Il cambiamento di rotta dello show, che vede questa stagione spaccarsi in due, non è soltanto a livello narrativo ma anche psicologico e geografico, basti osservare la differenza tra i barocchi ambienti fiorentini e la semplice sobrietà della nuova sistemazione di Will.
C’è anche un salto temporale di tre anni dagli eventi di “Digestivo“, così per sottolineare la diversità dei due filoni di stagione: tutto è cambiato, tranne il rapporto di amore/ossessione tra i due protagonisti.
Speculare a “Savoreaux”, il finale della prima stagione, troviamo il Dottor Lecter in prigione: l’elegante gabbia in cui è rinchiuso non ha avuto alcun effetto negativo sulla pericolosità e il fascino di Hannibal ma soprattutto sul tormentato e insano rapporto tra lui e Will.
L’uomo, che ha sacrificato la propria libertà per poter farsi sempre trovare dal suo “amico”, mantiene intatto il suo potere: ammalia anche attraverso il vetro, resta elegante anche senza i suoi vestiti ed orpelli, è letale anche quando sembra innocuo.
Lecter non ha dimenticato Graham, come dimostra dalla preoccupazione per la sua saluta mentale espressa nella lettera che gli scrive, e avverte Will di stare alla larga dall’abisso in cui Jack, per l’ennesima volta, vuole gettarlo, conscio che il profiler ci si butterà appena ne avrà l’occasione.
La vita normale, conquistata dall’uomo grazie alla compagna Molly (Nina Arianda) e al figlio Walter, non ha cambiato l’attrazione di Graham per il male e la follia in cui Hannibal lo aveva spinto e questo lato oscuro continua a caratterizzare il personaggio. Egli è convinto di riuscire a tener fede alla promessa di non rivedere mai più Lecter, di non seguirne più il richiamo, ma è chiaro anche in questo episodio quanto la volontà di Will resti comunque assoggettata ad Hannibal e all’unione che credeva di aver spezzato per sempre. 
A fine puntata i due si ritrovano faccia a faccia: Lecter ha sempre la situazione sotto controllo, sapeva che avrebbe rivisto Will, poiché entrambi lati della stessa medaglia che non possono esistere l’uno senza l’altro. L’apparente libertà di Graham rispetto ad Hannibal è soltanto fisica, infatti il primo è intrappolato nella mente e nel legame con il suo aguzzino e amante; di questo si tratta, di amore asessuato, assoluto, distruttivo ma indissolubile.
I due sono dipendenti l’uno dall’altro e, per quanto sia sotto gli occhi di tutti la pericolosità ed il dolore di questa dipendenza, Will non è mai davvero disturbato dalla presenza di Hannibal e quest’ultimo antepone il bene di entrambi alla distruzione reciproca a cui abbiamo già assistito.
Fuller pesca a piene mani nel romanzo di Harris ed è Richard Armitage a dare volto al suo Francis Dolarhyde, scelta che si conferma riuscitissima: l’attore interpreta il personaggio in modo ancor più introverso e chiuso rispetto alla prova data da Ralph Fiennes in “Red Dragon” ma non per questo è meno intenso, anzi. A conferma di ciò lo spettatore riesce ad empatizzare con lui perché intuisce già i torti subiti dall’uomo e al tempo stesso viene terrorizzato dalle crudeltà che commette. Armitage esprime molto bene entrambe le anime di Francis, risultando realistico e credibile.
La serie è all’altezza delle pellicole cinematografiche a cui si ispira e  non risulta una copia fine a sé stessa, arricchendo i suoi personaggi con note drammatiche e tragiche più forti, merito anche della recitazione di Mikkelsen e Dancy sempre all’altezza, calati perfettamente nella parte.
La nuova storia e la nuova ambientazione dello show risultano all’altezza delle aspettative, riconquistando anche quella parte di pubblico spazientita dalla piega troppo allucinata presa dai primi episodi. 
Hannibal incuriosisce ancora e continua ad avere il coltello dalla parte del manico: tiene in scacco il pubblico, di settimana in settimana, insieme alla curiosità di capire non solo cosa accadrà e come si risolverà il nuovo caso a cui si sta assistendo ma, soprattutto, le conseguenze del riavvicinamento tra Lecter e Graham. Certamente ci saranno scintille, la bomba tra i due ancora non è scoppiata del tutto. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Efficace cambiamento di rotta narrativa
  • Ritorno al thriller, sempre trattato in modo interessante e mai scontato
  • Le dinamiche del rapporto Hannibal-Will
  • L’introduzione di Francis Dolarhyde
  • Molly risulta un pò scialba e meno interessante della sua controparte cartacea
Come abbiamo affermato più volte, siamo davanti ad una nuova prima puntata per scelte narrative, ritmiche ed estetiche, tutte e tre riuscite positivamente. Hannibal conferma la sua originalità e la voglia di emergere in un panorama seriale a volte statico, continuando per la sua strada senza farsi fermare da ingiusti ascolti in calo.
Digestivo 3×07 1.20 milioni – 0.4 rating
The Great Red Dragon 3×08 1.00 milioni – 0.3 rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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