Scream 1×01 – Red RosesTEMPO DI LETTURA 8 min

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Qual è il tuo film horror preferito?

Nel 1997 Scream vinceva gli MTV Awards come Miglior Film, segnando un’epoca, rinnovando un intero genere, specialmente nella sua specificità “slasher”, e facendo la fortuna dei suoi produttori, balzando nelle prime posizioni ai box-office di quell’anno, dando vita a una vera e propria saga con la successiva realizzazione di ben tre sequel. A distanza di quasi vent’anni, sullo stesso canale che lo aveva celebrato e premiato alla sua uscita, ritorna Scream, stavolta sul tubo catodico, con una diversa storia, una diversa ambientazione (addio Woodsboro, benvenuta Lakewood), e un diverso “Ghostface” con una maschera del tutto nuova, pur rimanendo fedele al suo stile originale, esattamente come succede (almeno nelle intenzioni) nell’approccio tecnico.
Non abbiamo scelto a caso, infatti, il “quote” d’apertura della recensione, probabilmente quello maggiormente entrato nell’immaginario comune, praticamente l’unica citazione diretta non presente in questo “Pilot” dello Scream del 1996 diretto da Wes Craven (che figura nella serie come produttore esecutivo) e scritto da Kevin Williamson, colui che esattamente due anni dopo avrebbe dato vita a quel “drama” adolescenziale di una generazione chiamato Dawson’s Creek (e, purtroppo, dello sfortunato sventurato The Following)Esattamente come lo show dei ragazzi di Capeside, dove abbondavano riferimenti cinefili e televisivi da ogni dove, la particolarità più celebre e riconoscibile della saga era data dall’intelligente e ragionata presa in giro dell’horror, così come era stato tramandato dagli ormai “antiquati” capostipiti del genere. Il risultato è stato così quello di mettere in scena uno scanzonato quanto calzante meta-cinema, che ha finito con l’assumere irriverenti tinte parodistiche sempre maggiori nei suoi seguiti (se vi siete divertiti guardando Scary Movie, allora recuperate Scream 3, in caso ve lo siate perso).
Quando esiste, quindi, un simile peso alle spalle, operazioni del genere non possono che subire il rischio del confronto continuo, fin dagli scarni secondi di qualsiasi teaser trailer promozionale. Un pericolo che gli autori conoscono benissimo, visto che nel dialogo prettamente auto-referenziale, che si registra durante la lezione nella classe del liceo (nella prima metà d’episodio) mettono subito le carte in tavole tramite il personaggio di “Randy Meeks” Noah Foster, ossia “colui che spiega le regole” del genere ai compagni/spettatori: “Slasher movies burn brights and fast. […] TV needs to stretch things out“. Un chiaro manifesto, quindi, di precisa consapevolezza su ciò che si sta andando a compiere, malgrado quel “qual è il tuo film horror preferito?” pesi come un macigno.
“Red Roses” cerca così di presentare, da un lato, gli aspetti più caratteristici di Scream, passando alla meta-televisione e a un linguaggio più “al passo coi tempi”, avendo, d’altra parte, ben presente il target di riferimento, quello di MTV, di Teen Wolf & soci. Un pubblico che va in visibilio per le citazioni di show di grido, come The Walking Dead o Hannibal (beh, sì, mica tanto) o all’ascolto delle canzoni del momento in sottofondo, che si riconosce nell’uso sconsiderato di smartphone e social network, che non vede l’ora di “shippare” le coppie più improbabili, interpretate da adolescenti tutti fisicamente impeccabili (nonché pluri-ventenni), un pubblico che magari quel “qual è il tuo film horror preferito?” manco se lo ricorda o non l’ha neanche mai sentito. Insomma, giusto per farla breve, un target che non cerca altro che il temutissimo “trash”. Eppure, mettendosi comodi davanti la tv, avendo ben presentate tale ottica, son tutti “problemi” facilmente aggirabili se ci si vuol lasciare andare a dell’intrattenimento senza pretese.
Le stonature che si possono piuttosto trovare in questo pilot della serie sono ben altre, un po’ le stesse che si riscontravano nel precedente ritorno sul grande schermo della saga, il recente Scream 4 del 2011 con protagonista Emma Roberts (frontrunner del prossimo Scream Queens di Ryan Murphy), diretto sempre da Wes Craven: l’eredità pesante dei predecessori e l’eccessivo auto-citazionismo, a volte quasi esasperato e, a minutaggio inoltrato, decisamente fine a sè stesso; il basso ritmo e soprattutto l’inefficace tensione nei momenti di attività del killer/Ghostface. Una pecca piuttosto importante, considerando che si trattano di alcuni dei punti più forti e notevoli del primo film, il quale, oltre al fattore novità e all’arguta riflessione interna sul genere, non trascurava affatto la sua componente tipicamente “orrorifica”, senza lasciare nulla al caso e distinguendosi per un ritmo elevato e parecchio coinvolgente.
Ad aprire così la serie, il primo violento omicidio sui “titoli di testa”, con Bella Thorne che, secondo la tradizione, impersona Drew Barrymore. La morte di Nina è perciò costretta a raccogliere, forse più di tutti in questo debutto, quella pesante eredità già accennata, in una scena che cita suggestivamente il folgorante esordio della pellicola originale, utile al tempo stesso a rappresentare la prima differenza sostanziale con la saga di riferimento, con il personaggio cinico e le sue cattiverie “moderne” permesse dagli ultimi ritrovati tecnologici. Una ciclicità che viene ricalcata anche dietro le quinte visto che pure l’ex star di Disney Channel ha rifiutato il ruolo della protagonista dello show di MTV, proprio come successe all’ex “bad girl” di Hollywood una ventina d’anni fa. Certo il caso ha voluto che il suggerimento della stessa Barrymore di uscire di scena nei primi minuti del film, in modo tale da scioccare lo spettatore mettendolo in guardia sul fatto che davvero “tutto poteva succedere”, abbia dato vita ad una delle scene più rivoluzionarie della cinematografia di genere e non solo, accrescendo l’atmosfera meravigliosamente “popular” che circonda la saga. Un evento, questo, utile non solo alla memoria storica di ogni cinefilo, ma anche alla conferma che proprio per il suo rappresentare una cruciale rottura degli stilemi narrativi, sarà sempre naturale che tutto ciò che tenterà di ricalcarne l’onda successivamente avrà per forza di cose minor acchito. Intanto, un’altra curiosità in merito ai parallelismi generazionali tra le due attrici è quella che vede Bella Thorne comparire nell’ultima commedia dell’accoppiata Drew Barrymore-Adam Sandler, Insieme per forza. Come si suol dire, “destini incrociati”.  
Personaggio della Thorne, quindi, che, tanto nel suo deprecabile operato quanto nella sequenza stessa in cui viene ucciso, presenta le principali caratteristiche dello show. Se dell'”azione” (deludente) abbiamo già parlato, alla voce “characters” ci pensa ancora una volta Randy/Noah Foster a rompere gli indugi (e la quarta parete). Nel suo esplicativo scambio di battute con la “neofita” Riley, perfettamente riassumibile con l’uscita di lei “sounds like Friday Night Lights“, è fin troppo chiara la direzione da “high school series” che si vuole infondere ai background dei protagonisti: da Emma/Sidney Prescott, in lotta tra la sua cerchia “popolare” ma crudele e il suo animo sensibile, alla Syd di Arrow, in rappresentanza della fazione omosessuale “politically correct” onnipresente in ogni show di questo genere, fino alla Laura Palmer/Lily Kane aka Brooke, studente lasciva che ha sedotto l’aitante professore. Tutti personaggi scritti e fatti con lo stampino, perfettamente ritrovabili in tanti altri show, anche direttamente citati, eppure tale “stereotipizzazione” sembra fortemente voluta, tanto dal target di riferimento dell’emittente quanto dallo stile “parodistico” di riflessione scanzonata sull’attualità che caratterizza da sempre la saga. Anche se va detto che l’opportunità di intraprendere un’altro percorso specialmente con il personaggio chiaroscuro di Emma, e il suo rapporto d’amicizia/odio con Audrey, è in qualche modo presente, per quanto latente. In fondo, la volontà espressa da Noah=sceneggiatori di “farci affezionare” ai personaggi (“You root for them. You love them. So when they are brutally murdered… it hurts“) vorrà pur significare qualcosa, dato che così come sono stati presentati suscitano nello spettatore medio un’assenza di empatia. Se d’altro canto pensiamo che secondo le dichiarazioni di Randy, e i canoni del genere, dovrebbero “morire tutti”, tale aspetto potrebbe, allo stesso tempo, non essere affatto un male, Game Of Thrones ha già mietuto fin troppe vittime nel fandom televisivo.  
Quello che si evince è che Scream non sembra volersi prendere affatto sul serio rappresentando, in verità, la caratteristica più vicina allo spirito della saga originale. Ed è così che il lato “mistery” si concretizza come la più grande incognita dello show, da un punto di vista esclusivamente narrativo. Sempre seguendo le direttive di cui sopra, infatti, l’identità del killer è senza dubbio la componente più propriamente televisiva che dovrà assumersi l’onere di riuscire a catturare opportunamente l’attenzione dello spettatore. La storia del serial killer Brendon James e il suo legame con “Daisy”, che si rivela essere, a metà episodio, la madre della protagonista Emma Duval, insieme al suo coinvolgimento con il “patrigno”/sceriffo/Linus del suo interesse romantico, trasuda “trash” da tutti i pori, rimanendo in questo modo, almeno in principio, più che coerente con le intenzioni alla base dello show. I frame sul finale, d’altronde, non fanno che testimoniarlo: tutti sono potenziali “killer”, e pensando che stavolta le “false piste” per forza di cose non possono essere disseminate nell’arco dei ridotti 90 minuti, prepariamoci alla soluzione più squisitamente campata in aria possibile. Una cosa è certa, pur con nome e viso diverso, la telefonata finale subita da Emma significa solo una cosa: Ghostface è tornato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Daisy, daisy, give me your answer…
  • Bella Thorne/Drew Barrymore 
  • La presentazione di “Daisy” 
  • Randy/Noah e la meta-televisione 
  • I riferimenti alla cultura “pop” odierna
  • I personaggi “pessimi”, in senso moralistico, e il consapevole gusto per il “trash” spinto, atto a non prendersi minimamente sul serio 
  • Di conseguenza: “tutti possono essere il killer”      
  • I titoli delle canzoni dell’episodio che scorrono sullo schermo, in barba a Shazam 
  • La (attesa) telefonata finale e i brividi di tutta la generazione degli anni ’90 
  • Il “nuovo” Ghostface, comunque l’Urlo di Munch  ci manca 
  • Paura e tensione ai minimi livelli
  • Ritmo basso   
  • L’eccessiva auto-referenzialità, per quanto sia giustificabile dall’essere, in fondo, un “pilot”  
Se siete alla ricerca di una serie priva d’alcuna particolare pretesa e desiderate semplicemente gustarvi quell’oretta di sano svago davanti spegnendo totalmente il cervello fuso dagli esami, Scream potrà indubbiamente fare al caso vostro. Se, invece, volete usufruire del tempo libero estivo ricercando una serie “impegnata” e stimolante è meglio che lasciate stare.
Red Roses 1×01 1.03 milioni – 0.4 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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