True Detective 2×03 – Maybe TomorrowTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Ray is hurt? What Happened?”
“Somebody murdered him.”

Il finale di “Night Finds You” aveva messo noi spettatori davanti ad un bivio: la morte di Velcoro poteva rappresentare la rivoluzione del genere, mettendoci in una situazione di incertezza e aumentando il fattore curiosità oppure, come purtroppo è stato alla fine, essere semplicemente un diversivo per risollevare le sorti di un episodio partito in sordina in modo da mettere Ray nella condizione di riflettere sulla propria esistenza, facendogli cominciare da qui un cammino verso una sorta di redenzione.
Pizzolatto ha scelto di imboccare la seconda strada, facendo restare a bocca asciutta molti spettatori, speranzosi di (ri)trovare in True Detective il coraggio della prima stagione, eppure “Maybe Tomorrow”, anche se assolutamente non perfetto, risulta un episodio che mette in moto gli eventi, senza però abbandonare purtroppo la lentezza narrativa che accompagna la stagione sin da “The Western Book Of Dead“, ormai una vera e propria “qualità” di questa stagione.
Al momento sembra essere proprio Velcoro il personaggio chiave della narrazione, a lui infatti è dedicato il maggior spazio introspettivo: l’evento che lo ha colpito lo sta già cambiando e nello scambio di battute con Frank e a fine puntata con la ex moglie, è palese come la paura di morire, l’averla assaggiata da vicino, lo stia portando all’esasperazione e ad un cambiamento. Cosa accadrebbe se Ray non stesse più nella zona corrotta ma passasse dall’altra parte? E’ la risposta a questa domanda che potenzialmente determinerà il futuro del personaggio di Farrel perché, il suo difficile cambio di rotta, se accadrà, porterà inevitabilmente alla rottura degli equilibri (già molto fragili) su cui sono costruite le fondamenta di Vinci e dintorni.
L’altro personaggio su cui Pizzolato vuole porre maggiormente l’accento è Frank:  il Maggia di Vinci è a pezzi, senza un minimo controllo sulla situazione sia sentimentale che professionale, attanagliato da leggi e regole che ha sempre evitato. La sua frustrazione è evidente ed emerge a più riprese ed in diverse situazioni, gli effetti di una morsa invisibile che si stringe intorno al suo collo sono opprimenti, soprattutto per un uomo che fino a poco tempo fa era al vertice della catena alimentare mentre ora non riesce né a concludere un accordo né ad “essere un uomo”. La volontà di voler far risolvere a Semyon la questione a mani nude è un modo per rappresentare il desiderio di voler controllare quello che ormai sembra sfuggirgli totalmente di mano e allo stesso tempo rivela tutta l’aggressività (nonché la virilità mancata) repressa del personaggio. La nota negativa però c’è e consta nella costruzione della rissa, asettica e priva di quel realismo necessario che in una serie come questa non può essere messo da parte, pena l’affievolimento d’interesse in chi guarda, dato che chi si approccia a questo prodotto vuole anche una sana dose di verità.
Come si diceva anche nella puntata precedente, i protagonisti sono quattro ma solo due hanno ricevuto il giusto focus narrativo; faticosamente arriva però uno sguardo più attento su Paul Woodrugh, il personaggio di Taylor Kitsch. Come per molti ex militari, la guerra è un trauma che ci si porta dietro per tutta la vita, rivelando aspetti della propria personalità con cui non sempre si riesce a venire a patti. Nel caso di Paul ciò che è emerso è la sua omosessualità, probabilmente vera e non presunta, data la reazione che ha verso il suo ex compagno d’armi. Questa caratteristica chiarirebbe anche il complicato rapporto che il poliziotto ha con la sua ragazza e soprattutto il tormento interiore che lo sta dilaniando. Il disagio provato dal poliziotto esiste anche nel lavoro: basta osservarlo davanti allo sguardo della moglie del sindaco nella villa visitata da lui e Ani, oppure nel club dove lo porta il ragazzo che si prostituisce, per indagare sulla vita di Caspere.
Fortunatamente almeno le indagini sull’omicidio proseguono animando un po’ la lenta trama e mettendo a nudo la corruzione imperante, una delle tematiche centrali di questa stagione. La coppia Velcoro-Bezzerides, comincia a trovare una sua dimensione, nonostante i due siano agli antipodi e anche le richieste fatte ad ognuno di loro dai propri dipartimenti sono diverse: a Ray si richiede di continuare a coprire un certo traffico, ad Ani invece di inchiodare il neo-partner per il suo lavoro sporco. A fine puntata gli eventi vengono messi in moto proprio dai due che si trovano molto vicini all’uomo che ha aggredito Velcoro ma che non riescono a incastrarlo: ancora una volta, il meglio deve ancora venire.
L’impressione generale che questa stagione di True Detective sta dando è che, al contrario di ciò che accadde in Lousiana, non siano solo le tematiche diverse ma differente sia proprio l’approccio alla storia che si vuole raccontare. Ciò che caratterizza la narrazione si avvicina molto di più al genere poliziesco puro, tra droga, prostituzione, corruzione allontanandosi dai discorsi esistenziali dell’anno scorso, per questo, ad esempio, non ci si può aspettare che si sviluppi l’aspetto onirico alla Lynch. Dimentichiamo i mologhi “Rustiani” e notiamo gli sguardi e gli atteggiamenti asciutti dei quattro protagonisti, che rivelano un approccio alla vita egoistico e negativo.
L’aspetto più positivo di “Maybe Tomorrow” è la volontà di smuovere le acque, cercando di mantenere la cifra stilistica del prodotto ma provando ad ingranare almeno in parte la marcia; d’altro canto non possiamo esimerci dal riconoscere ancora una lentezza narrativa e un coraggio mancato nell’aver scelto di tenere in vita il personaggio interpretato da Farrel che con la sua dipartita poteva dare uno scossone non solo alla vicenda ma al genere crime in generale.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Messa in moto degli eventi
  • Continua l’approfondimento su Velcoro e Semyon a cui si aggiunge Woodrugh
  • Il percorso di redenzione di Ray, infrangerà del tutto gli equilibri
  • Continua una certa lentezza narrativa anche se in misura minore rispetto alle puntate precedenti
  • La scelta di tenere in vita il personaggio di Farrel risulta la via più semplice e non rivoluziona il genere
  • Il realismo deve essere gestito bene per tutta la durata dell’episodio

 

Episodio sufficiente per aver approfondito nuovi aspetti dei personaggi e soprattutto per l’avanzamento generale della trama. La puntata è meno macchinosa delle precedenti anche se lontana da quel guizzo che tanto ci aveva affascinato di True Detective.

 

Night Find You 2×02 3.05 milioni – 1.3 rating
Maybe Tomorrow 2×03 2.62 milioni – 1.1 rating

 

Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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