Lucifer 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 8 min

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Per chi avesse letto i nostri Upfronts della FOX, incentrati sulle novità del palinsesto 2015-2016 del network volpino, avrà sicuramente letto le impressioni non troppo lusinghiere di RecenSerie sul trailer di Lucifer, omonimo adattamento televisivo dello spin-off della magnus opus di Neil Gaiman, la serie fumettistica Sandman. Lasciateci solo dire che, dopo la visione del pilota, le precedenti opinioni non sono cambiate di molto: anzi, si sono bensì trasformate in conferme di quanto precedentemente pronosticato.
Cosa ha dunque di sbagliato Lucifer? I problemi e le principali cause che hanno reso il secondo serial comics di FOX la fiera del “già visto” sono gli stessi che hanno reso Gotham una barzelletta e Constantine un Titanic seriale. Per quanto riguarda Gotham, quello che all’inizio sembrava un “favore” che la FOX faceva ai fan di Batman, e a tutti gli appassionati di serial comics, si è poi mostrato come un mero prodotto delle tendenze, comandato a bacchetta da decisioni di marketing col solo obiettivo di cavalcare la sempre più crescente fama e qualità dei cinecomics e serial comics. Per Constantine, invece, è stato l’approccio scelto da showrunner e produttori della NBC ad affossare qualità e ascolti, che hanno preferito esaltare le caratteristiche avventurose della serie Hellblazer invece che i suoi lati più seriosi e drammatici (come politica e drammi personali), trasformando la serie in un clonazzo di serial alla Supernatural, facendo domandare allo spettatore quale fosse la reale differenza tra i due telefilm (protagonista escluso). Con scatto felino e abile mossa, il serial tv del produttore e showrunner Tom Kapinos (si lo stesso di Californication) prende due piccioni con una fava e incorpora in un solo telefilm i due macro-difetti elencati qui sopra.
Quello che rendeva unico il personaggio creato da Neil Gaiman, ma modellato successivamente da Mike Carey nell’omonima testata fumettistica, era l’atipicità di come una figura diabolica come Lucifero venisse rappresentata e come tale aspetto influenzava il carattere ed i toni che andava acquistando la serie, via via che la numerazione progrediva: divenne estremamente raffinata, complessa, complicata, filosofica e volutamente impegnata. Proprio come fece Constantine a suo tempo, non si poteva partire subito spingendo al massimo su queste caratteristiche, bisognava prima pastorizzare il pubblico con una versione edulcorata e poi raddrizzare il tiro durante la trasmissione; ma proprio come Constantine, anche Lucifer, così facendo, si tira la zappa sui piedi, creando una versione più accessibile a tutte le fasce di pubblico (e senza tutte quelle cose che hanno contribuito a rendere la serie così acclamata), svalutando e snaturando l’opera originale, portando agli occhi dello spettatore un police-procedual sulla falsa riga del Forever di ABC: parliamo del police-procedural con i due partner non corrisposti dall’evidente tensione sessuale, però coppia affiatata che si ritrova a lavorare per caso, che continua battibeccarsi con un umorismo da PG-13, ma che in fondo si vuole tanto bene. Dove l’originale serie a fumetti utilizzava i classici stereotipi solo come presa in giro degli stessi, o come trampolino di lancio per trattare argomenti impegnativi come (tanto per dirne uno) il libero arbitrio, la serie televisiva ne è invece schiava e costretta a seguire una strada percorsa centinaia di volte perché incapace/non ben disposta a seguire l’originale linea d’azione dell’opera di provenienza. 
Nonostante ciò, qualche numero carino Lucifer lo mette pure a segno: Tom Ellis, per esempio, s’impegna alla grande e si dimostra un “diavolo gentiluomo” davvero affascinante e piacevole, lasciando pure intendere che l’attore stesso si stia egregiamente divertendo nei panni di questo diavolo ritiratosi a vita privata, ma ancora soggetto alla sua natura di corruttore demoniaco, valorizzando quindi la sua recitazione e aiutando lo spettatore a superare (grazie ad essa) anche i momenti più noiosi/stereotipati del format procedurale-poliziesco. Tuttavia, anche qui la sua interpretazione (per quanto piacevole grazie anche al raffinato accento british) è caricaturale e anch’essa schiava del classico stereotipo del personaggio eccentrico, bello e impossibile uscito da una puntata qualsiasi di Once Upon A Time. A questo punto, l’unico vero Thumbs Up a pieno titolo di “Pilot”, è la piccola schermaglia avvenuta tra Lucifer Morningstar, Chloe Dancer e Dan, in cui assistiamo ad un colpo di scena davvero inaspettato e una reazione decisamente horror del protagonista: peccato che per questo momento davvero elettrizzante bisogna aspettare oltre trenta minuti di puntata.
Dunque a che pro trasporre un’opera, senza le caratteristiche che l’hanno resa così famosa? Per marketing e mancanza di idee per un serial ex-novo. Il ferro si batte finché è caldo e i fumetti sono la cosa più “hot” (non nel senso di eccitante, eh) degli ultimi anni, dove le trasposizioni cinematografiche/televisive hanno dato i più alti e convincenti risultati, tanto da spingere la produzione di film incentrati su personaggi sconosciuti (vedi Ant-Man) giusto per allargare il parco personaggi e ripetere il colpaccio: quindi bisogna cavalcare quella che è a conti fatti una moda. Ma siccome i personaggi più conosciuti ce li hanno gli altri, FOX cerca quanto meno di accaparrarsi quelli noti solo a chi vive a pane e fumetti, per differenziarsi dalla massa: cosa che effettivamente gli riesce, ma non in senso positivo, perché se le opere che converte in telefilm sono senza la sua anima, non può essere considerato un buon prodotto, ma solo il ripetersi della tragica storia seriale di Dexter.
Dapprima saga letteraria scritta da Jeff Lindsay, poi serie tv dove solo la prima stagione ha una qualche dignitosa somiglianza al primo libro in cui compare Dexter Morgan; dalla seconda stagione in poi, il libro è stato utilizzato come semplice trampolino di lancio per costruire qualcosa di completamente diverso: tutti gli eventi futuri partoriti dalla penna di Jeff Lindsay, saranno solamente una guida al “cosa mettere dopo” nello show, al fine di piegarlo al proprio volere e secondo la propria visione degli eventi. Anche nel caso di Lucifer: c’era proprio bisogno di fare così? Non ci si poteva impegnare di più per inventare qualcosa di nuovo, e magari risparmiare l’originale opera da una più che libertina interpretazione, solo per il bisogno di stare al passo con le mode del tempo? Evidentemente no.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELDMarvel’s Agent CarterGothamConstantine, Marvel’s Daredevil e The Flash ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. Il personaggio di Lucifer, pur avendo delle connessioni con l’omonimo Lucifero delle religioni abramitiche, è maggiormente ispirato alla versione di John Milton, presentato nel suo poema epico Paradiso Perduto
  2. Lucifer Morningstar fa la sua prima apparizione su Sandman #4 del 1989, creato da Neil Gaiman e Sam Keith. Nonostante ciò, il personaggio verrà meglio sviluppato nella sua serie personale (che durerà ben 75 numeri) da Mike Carey, partita ufficialmente nel 2000 dopo una miniserie di presentazione rilasciata l’anno prima. 
  3. Nella serie originale, Gaiman pretese dal disegnatore Kelley Jones (uno dei tanti disegnatori che lo accompagnarono in Sandman) di prendere graficamente ispirazione da David Bowie, per il volto di Lucifer. 
  4. L’attrice Lesley-Ann Brandt interpreta Mazikeen, detta anche Maze, confidente, alleata e amante di Lucifer, oltre che leader della razza demoniaca Lilim. Fa la sua prima apparizione in Sandman #22 del 1990.
  5. Chloe Dancer è un personaggio inventato appositamente per la serie tv. 
  6. Quando Lucifer prende per il bavero Dan e lo sbatte contro il vetro della sala prove, cita il primo verso di “Sympathy For The Devil” dei Rolling Stones, che recita: “Please allow me to introduce myself, I’m a man of wealth and taste”
  7. Sempre in quella scena, se osservate bene, quando la telecamera inquadra l’immagine riflessa del protagonista, lo si può osservare nella classica raffigurazione del diavolo secondo l’immaginario comune e l’iconografia cristiana. Tuttavia, nel fumetto Lucifer si discosta parecchio da questa rappresentazione mainstream. L’unica cosa che lo differenzia dagli altri esseri umani sono un bel paio di ali piumate tipiche degli angeli. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tom Ellis come Lucifer
  • Lucifer & Chloe VS Dan
  • Tom Ellis come Lucifer
  • Caratteristiche da police-procedual visto e rivisto
  • Schiavo di clichè e stereotipi del format scelto
  • Tutto troppo glitterato
Il pilota di Lucifer è esattamente quello che sembra: un procedurale poliziesco con il classico “caso del giorno”, munito di tutti i tipici cliché del format, con il protagonista dall’accento britannico che tanto piace alle ragazze e la partner dal passato tragico da cui può nascere una nauseante love story con i risvolti così prevedibili, da trovare le istruzioni per scriverla pure nell’Ovetto Kinder. Il tutto dovrebbe essere impreziosito da questo elemento “magico/mistico”, vista la natura soprannaturale di Lucifer Morningstar, e legato insieme con un bel fiocco brillantato come manco Danny Zucco. Non sentitevi in colpa, dunque, se più di una volta durante la visione vi siete ritrovati a dire: “Si si, bla bla, già visto, già sentito, bla bla, dai mostrami qualcosa di nuovo!”. Avrebbe potuto essere qualcosa di infinitamente più originale e inedito, e magari solo per una certa fascia di pubblico, ma si è invece scelta la formula “buono per tutti e speciale per nessuno”. Un gran bel peccato.

Pilot 1×01 ND milioni – ND rating

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Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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