Life In Pieces 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 5 min

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Questo nuovo telefilm, dai toni leggeri di commedia, si presenta come un ritratto di famiglia, focalizzato ad individuare quei momenti della vita, anche brevi come lampi, che rendono unica e speciale l’esistenza di ognuno, per quanto il mondo intero possa benissimo non accorgersene. Ciascun episodio è e sarà diviso in quattro mini plot legati dal fatto che, come si scopre verso la fine del “Pilot”, i personaggi delle varie vicende sono tutti parenti (nonni, figli sposati, nipoti). Questo modo di scandire la narrazione, comunque, non influisce minimamente sulla fruibilità del prodotto, anzi la brevità contribuisce al ritmo e le vicende si fanno seguire in modo scorrevole facendo soprassedere, momentaneamente, su errori grossolani e banalità in genere. E questo è sicuramente un pro su cui Justin Adler, creatore e showrunner, aveva riflettuto.
Justin Adler, creatore e showrunner di Life In Pieces, viene da svariate esperienze del mondo comedy: Better Off Ted, Samanta Who? e Less Than Perfect.
Il curriculum (non certo entusiasmante vista la fine di ciascuna serie)
gli permette di vantare una certa dimestichezza con il genere e, consci
di questo, non sorprende l’utilizzo banale di certi topos classici della
commedia americana. Se da un lato Life In Pieces assurge agli onori
della cronaca per la scelta di suddividere ogni puntata in 4
mini-storie, scelta sia utile per facilitare gli sceneggiatori sia
narrativamente intrigante per differenziarsi dai colleghi, dall’altro
deve però fare i conti con la difficoltà insita in questo genere di
montaggio, cioè la caratterizzazione dei personaggi. Ma di questo
parleremo in seguito.
Essendo un collage di storie legate solamente dal legame di sangue tra i vari protagonisti, proveremo ad utilizzare un diverso approccio per questa recensione e quindi andremo ad analizzare tutte e 4 le storyline in maniera distaccata tentando, però, dia trovare elementi affini, perchè ce ne sono e sono anche parecchio ridondanti. Esattamente come i lati negativi.
Nella prima mini-storia, le scene iniziali già possono indisporre lo spettatore per non essere molto verosimili. Si parla infatti di una giovane donna, Colleen, che ha una relazione con un collega di lavoro e, dopo una bella serata trascorsa insieme, lo porta nel suo appartamento… dove vive l’ex di lei, che viene bellamente invitato a “lasciare un po’ di privacy” alla nuova coppietta. Per fortuna tutto si stempera subito quando viene spiegato come ci siano problemi economici, per cui l’ex non può trovarsi una nuova sistemazione. Non va meglio, inoltre, a casa di lui, dove ci sono gli anziani genitori di fronte alla tv. L’amore al tempo della crisi è un qualcosa di estremamente interessante da riprodurre nel piccolo schermo, sia a livello empatico sia a livello comico. Tutto però è terribilmente scontato, finale della mini-storia compreso, e non si può far finta di niente sia per l’occasione sprecata, sia per la banalità in genere.
Si passa poi alla sotto-storia numero 2, dove si rivela esserci uno dei punti di forza dell’intero cast: Colin Hanks, simpatico come suo padre Tom e relativamente fresco vincitore di un Emmy e di un Golden Globe come Best Supporting Actor in Fargo.  In questo segmento della narrazione una coppia deve affrontare, con il comprensibile mix di gioia e trepidazione, la nascita del primo figlio. Il problema principale per i due neo genitori, però, non è quello che ci si aspetterebbe: la creaturina, una deliziosa bimba, è dolcissima, un vero e proprio “baby burrito” nelle sue copertine rosa confetto, non piange e non crea problemi. Ebbene sì, in questa serie il sesso si presenta subito come argomento principe, lo conferma anche la sotto-storia 3. Ci si deve forse aspettare altro quando si racconta di un ragazzo americano che sbarca al college? Con l’immancabile contorno di una festa a cui ubriacarsi sino a svenire. Intanto i genitori gestiscono le sue due sorelline più piccole. Scontatezza a parte, la miglior scena di questa “terza parte” è quella in cui la figlia terzogenita, avendo appena scoperto che Babbo Natale non esiste, comincia a interrogarsi sulla fatina dei denti e arriva fino a mettere in dubbio l’esistenza di Dio. Certe cose non cambiano mai, anche se passano i secoli, vero Melanie Klein?
A conclusione di tutto ciò, imprevedibilmente, padre e madre della sveglia ragazzina valutano l’opportunità di fare un quarto figlio, visto che ormai i primi tre sono così cresciuti e qui c’è stato l’altro momento sgradevole della puntata, dopo quello dell’avvio: il marito considera vecchia la moglie, quando dovrebbe solo guardarsi allo specchio. Tra tutte le possibili motivazioni si finisce nuovamente su quella più banale e scontata, perdendo l’opportunità di sorprendere.
Per fortuna, almeno in questo primo episodio, si sono evitate le derive più volgari, soprattutto una, verso la fine. In realtà, tutta la mini-storia numero 4 è davvero bizzarra e quanto meno discutibile nelle sue premesse. Ok, i nonni sono simpatici, gli americani ci tengono a sottolineare che l’avanzare dell’età non deve per forza fare rima con la pace dei sensi, la fantasia “vorrei essere una mosca sui muri al mio funerale per vedere chi piange e chi dice cosa” ci sta, ma svilupparla in questo modo suona molto strano. Per dirlo chiaramente: la gente che ha già pronta la bara sotto il letto, i vestiti nell’armadio messi da parte per il funerale et simila sono sempre esistiti, ma se si vuol fare una festa per il proprio compleanno, a tutte le età, ce ne sono di temi alternativi da scegliere. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Alcuni personaggi simpatici
  • La divisione in quattro sottotrame non rende difficile seguire la vicenda
  • Ritmo scanzonato
  • Situazioni in cui ci siamo ritrovati un po’ tutti, per questo pienamente comprensibili
  • Avvio all’odio puro
  • Funeral party?!
  • Ci sarà una trama orizzontale?
  • Banalità in genere e situazioni scontate
Al termine della visione le opinioni sono contrastanti e, esattamente
come il mix di storie a cui si è assistito, bisogna provare a tirare le
somme. Forse proprio a causa delle premesse e della struttura della serie, per ora non si vedono tracce di una trama orizzontale. Ci si possono certamente aspettare sviluppi e aggiornamenti sulle situazioni in cui si trova ciascun personaggio, ma nulla più. Questo può disincentivare qualcuno a proseguire la visione. Il ritmo leggero e pimpante, unito alla breve durata di ciascun episodio, rende invece gradevole la visione. Occorrerà attendere i prossimi episodi per formulare un giudizio più consapevole, soprattutto per vedere se le volgarità, anche pesanti, sempre in agguato verranno sapientemente evitate o si riveleranno una trappola fatale. Altra sfida sarà parlare di personaggi e situazioni piuttosto comuni senza annoiare lo spettatore e senza fotocopiare le dinamiche della ben più acclamata Modern Family.
Pilot 1×01 11.28 milioni – 2.6 rating

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