Blindspot 1×02 – A Stray HowlTEMPO DI LETTURA 4 min

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One of my last memories of her: we were climbing a tree in our backyard. And we were up pretty high. She was fearless. I was above her. I stepped on her hand accidentally. She slipped. She fell, cut herself. It left a really big scar on the back of her neck. 
Jane has the same scar. 
Same eyes. 
She’s the right age. 
I know why it’s me. I know why my name is on her back. I think Jane Doe is Taylor Shaw.

Quello riportato qui sopra è il definitivo colpo di grazia imbastito ad hoc per riportare tutto in un clima di banalità e déjà-vu. È abbastanza evidente che le intenzioni di NBC e Martin Gero siano queste, ma facciamo un passo indietro.
Presentatosi con dei già chiari difetti, Blindspot si è fatto fin da subito riconoscere per un incipit iniziale invidiabile: una sconosciuta, completamente senza memoria e con il corpo interamente ricoperto di tatuaggi, viene trovata dentro una valigia nel cuore di Times Square e con il nome di un agente dell’FBI tatuato sulla schiena. Ah si: completamente nuda. Da un incipit del genere le possibili strade di percorrenza possono essere o un’escalation verso lidi inaspettati e stranamente eccezionali oppure un ritorno al caro e vecchio susseguirsi di luoghi comuni e di “coincidenze” in genere. Gero e la NBC hanno votato per intraprendere la seconda strada, non sia mai che ci siano troppi eccessi di virtù e di libero arbitrio.
E così, dopo solo due puntate, Blindspot è passata da eccentrica matricola a blando procedurale, il tutto pur mantenendo però un certo appeal garantito dal mix di flashback, tatuaggi e intrighi extra trama orizzontale. Infatti il vero appeal della puntata sta tutto nella trama verticale dell’episodio fatta di droni e di caccia all’uomo che garantisce un certo ritmo costante, senza di questa però ci sarebbe stato il nulla.
Gero ha sicuramente stilato un sentiero e, idealmente nel momento in cui ha presentato il progetto a NBC, aveva già in mente come concludere la 1° stagione di Blindspot, motivo per cui ci si deve approcciare agli eventi di questa “A Stray Howl” con una prospettiva di lungo periodo. Tenendo presente questo approccio, questa seconda puntata procede in maniera schizofrenica andando a passi spediti verso una prima risoluzione del legame che intercorre tra Jane e Kurt Weller al contempo risultando banale. Bisogna infatti chiudere più di un occhio per sopportare questa rivelazione, così come bisogna non porsi più domande (già al 2° episodio) circa questa misteriosa scomparsa e altrettanto misteriosa ricomparsa dopo 25 anni, il tutto tenendo in considerazione che, se veramente Jane Doe fosse Taylow Shaw e se veramente fosse stata inserita all’interno delle Forze Speciali, anche il più misero confronto con un campione di DNA si sarebbe potuto avere nel corso degli anni. E invece no, misteriosamente.
Blindspot chiede uno sforzo allo spettatore per non incorrere in eccessive rimostranze, d’altronde, se è vero che una seppur minima incongruenza è presente anche nella serie più studiata, stiamo pur sempre parlando di una serie tv e non della vita reale. L’elemento meramente ludico deve regnare sovrano e nascondere gli eventuali difetti che però, almeno in questa “A Stray Howl”, emergono prepotentemente. I classici clichè che ammorbano il genere spy/drama si ritrovano tutti concentrati in questi 40 minuti e spaziano dall’inutilità dei coprotagonisti (utili solo a spostare la telecamera su un’altra faccia che non siano quelle di Jane o Kurt) all’irruzione furtiva del big bad di turno nell’appartamento “sicuro” in cui dovrebbe esserci una sorveglianza costante degli agenti all’esterno, il tutto ovviamente passando per “l’immortalità” dei protagonisti di fronte a scariche di mitragliatore o incidenti in auto che generalmente creano almeno un trauma cranico o un graffio.
In questi casi l’elemento action prende prepotentemente il sopravvento deragliando verso una finta veridicità delle azioni, cosa su cui, una serie come Blindspot, dovrebbe invece puntare per risultare al più verosimile. È solo il secondo episodio ma non ci si può esimere da queste considerazioni, va bene chiudere un occhio ma non essere completamente “blind”.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Trama verticale interessante e attuale
  • Scene d’azione ben realizzate
  • Immortalità dei protagonisti e inutilità dei coprotagonisti
  • Eccessivi clichè del genere spy/drama riproposti in maniera prepotente
Blindspot, forte di un rinnovo per una nuova stagione dopo soltanto 2 episodi, non si candida però come Messia Salvatore del genere, anzi si nasconde dietro gli stilemi e le abitudini dei suoi vari predecessori. Per risultare appetibile nel lungo periodo deve tirar fuori ben altre qualità però…
Pilot 1×01 10.6 milioni – 3.1 rating
A Stray Howl 1×02 9.11 milioni – 2.6 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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