Homeland 5×03 – Super PowersTEMPO DI LETTURA 5 min

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There’s this… this window, when you’ve got all that crazy energy but you’re still lucid, you’re still making sense. 
And that’s always when I did my best work.

Ci sono momenti per ricominciare, ci sono momenti per cambiare e ci sono momenti per riflettere su sè stessi, su quanto si è fatto nel corso degli anni e sulle conseguenze che ci si porta appresso. In questi 58 minuti di puntata è esattamente su quest’ultimo punto che ci si sofferma: le conseguenze degli anni passati a lavorare per la CIA.
“Super Powers” è un episodio Carrie-centrico, inutile negarlo, almeno una volta a stagione è ormai routine che accada ed infatti a scriverlo è lo stesso Alex Gansa coadiuvato dalla creatrice di Cold Case, Meredith Stiehm, non proprio una novellina. L’attenzione derivante dai nomi altisonanti che hanno scritto a 4 mani la sceneggiatura dovrebbe aver già fatto drizzare le antenne circa l’importanza di questa puntata e, a tutti gli effetti, si può dire a ragion veduta. C’è però anche un altro lato della medaglia e non è così piacevole come si potrebbe pensare.
Homeland sicuramente soffre di una lentezza generale degli eventi dettata da giochi politici e di spionaggio, non si può certo pretendere che tutto venga risolto subito e velocemente, però non si deve neanche tollerare un’esagerata tranquillità nelle azioni di routine e simili. L’attenzione ed il minutaggio dedicato ad elementi di dubbia importanza si potrebbero discutere a lungo, tuttavia ci soffermeremo solo su un paio di questi: il rapporto Carrie-Jonas e il monologo sotto il non effetto della pillola.

What, loathsome? Repulsive? What, a war criminal? Say something for God’s sake! This is not me anymore! None of it!
I don’t know how you live with yourself.
Fuck it.

Jonas, questo sconosciuto. Fino ad ora riconosciuto più per le sue doti da babysitter della Brody Jr. che per le sue doti lavorative o personali, finalmente viene messo sotto i riflettori però non nel modo giusto. L’idea che ci si fa di lui è quella di un uomo paziente e che non si arrabbia mai (“So patient, so reasonable. Jesus. Don’t you ever get tired of that Clark Kent routine? Boring, boring, boring.“), l’unico tipo di uomo che può sopportare i modi di fare di Carrie e le sue esigenze lavorative e non. Tuttavia, in sole poche battute, ciò che rimane impresso di lui non è la sua bontà o la sua pacatezza, quanto piuttosto la sua “negligenza” lavorativa.
Se per sua stessa ammissione rivela a Carrie di averla esaminata lui stesso per assumerla per volere di Otto Düring, è con la scoperta di tutte le vittime civili che Carrie si porta dietro nel suo CV che Jonas svanisce esattamente come si era presentato. Ok che il tutto è orchestrato per avere il momento finale dell’episodio tra Carrie e Quinn, però non si può non rimanere delusi dal modo in cui è stato presentato. Evidentemente non c’erano piani a lungo termine per lui se non legati al ruolo di babysitter.

I’ve already gone off them. Three days ago.

Carrie non prende la sua pillola da tre giorni e c’è un motivo: in quel breve lasso di tempo che intercorre tra la sanità mentale e il bipolarismo, Carrie “Little Ego” Mathison dà il meglio di sè, o così sostiene lei.
I took down a major insurgent network in Iraq. I stopped an attack on the State Department in DC” è abbastanza tirata come motivazione e assume i toni di una campagna elettorale che chiede il supporto per l’abolizione della pillola. Ovviamente se Carrie vuole una cosa, Carrie ottiene quella cosa, in fin dei conti è un elemento coerente col personaggio, che ha sempre trasgredito agli ordini dei suoi superiori qualora non coincidessero con i propri piani. Jonas, “Il Babysitter”, non può fare nulla se non cedere ai voleri della sua signora.
Il titolo “Super Powers” dell’episodio non è dato a caso perchè, stando a quanto descritto da Carrie, la pillola di fatto la priva di quella lungimirante chiarezza che le ha sempre fatto capire in anticipo i piani dei vari antagonisti. Senza la pillola giornaliera, per Gansa, ci dovremmo trovare di fronte una supereroina, cosa sicuramente non vera, ma che comunque ha un suo perchè e viene confermata dall’esito della sua “notte brava”. L’esperienza metafisica è la riproposizione della classica materializzazione della parte recondita dell’inconscio e della mente, la parte con cui Carrie vuole mettersi in contatto e che, questa volta, parla per bocca di Aayan. Il breve ritorno di Suraj Sharma è un gradito ritorno e rende più accettabile il tutto anche se non può cancellare la soporifera classicità che un incontro del genere si porta dietro come eredità.

I’m not a statesman, Herr Düring.
I’m a spy.

In tutta “Super Powers” i momenti di maggior risveglio dei sensi (fatta eccezione per il finale) sono tutti dovuti a Saul, vero deus ex-machina di Homeland. Da sempre il barbuto mentore di Carrie è stato dipinto come un “buono”, come una figura positiva che agiva nell’interesse comune anche quando era a capo della CIA. Ora è arrivato il momento di cambiare prospettiva, svegliarsi e rendersi conto che da sempre Saul non è ciò che sembra ma è una spia, per sua stessa ammissione, e come tale ha plasmato Carrie a sua immagine e somiglianza. Il lavoro viene prima di tutto, il tutto viene piegato per il fine ultimo della missione, non c’è margine di bontà in tutto ciò, solo tanta efficienza e assenza di scrupoli. La sorprendente relazione con Allison Carr ne è l’ennesima dimostrazione, la prima però alla luce del sole.
Saul Berenson è un uomo diverso rispetto a quello che pensavamo, un uomo che potrà non piacere, ma che comunque rimane una colonna portante di Homeland. Senza di lui oggi non salveremmo “Super Powers”.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena finale
  • Saul: “I’m not a statesman, Herr Düring. I’m a spy.
  • Ritorno di Aayan
  • Esperienza metafisica
  • Utilità pressochè nulla di Jonas
  • Generale lentezza e prevedibilità di certi eventi

 

Si tratta di un episodio di raccordo, tra il passato, il presente ed il futuro. Può piacere o meno, di fatto è totalmente funzionale alla costruzione della stagione, prendere o lasciare. Noi nel dubbio prendiamo e salviamo.

 

The Tradition Of Hospitality 5×02 1.39 milioni – 0.5 rating
Super Powers 5×03 1.10 milioni – 0.4 rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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