The Big Bang Theory 9×04 – The 2003 ApproximationTEMPO DI LETTURA 4 min

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Allora, partiamo con un presupposto: “The 2003 Approximation” è un episodio fondamentalmente positivo, dopo questo inizio balbettante di stagione. Le serie arrivate alla loro nona primavera possono avere una duplice natura: gli sceneggiatori sono una fucina di idee continue e godono di una base continuamente malleabile, nonché di un continuo ricambio (vedi Doctor Who); la serie in questione è una miniera d’oro in quanto a marchio e ricavi commerciali. Pur essendo intercambiabili e benché una non escluda l’altra, sarebbe un insulto all’intelligenza di chiunque spiegare il campo di appartenenza di The Big Bang Theory. Per questo il nostro sbuffare nelle precedenti recensioni.
Eppure la 9×04 è un buon episodio, con trovate godibili (il duo tra Raj e Howard) e avanzamenti di trama più o meno concreti (il sospirato trasloco di Leonard, più o meno rimangiato nel finale). Di contro, non possiamo certo affermare di trovarci di fronte a primizie di comicità televisiva e scrittura seriale. La scelta del duo musicale mira alla risata facile: la mimica facciale di Raj e soprattutto la versatilità canora/teatrale di Howard sono dei jolly facilmente utilizzabili per creare gag apprezzabili. Tuttavia i battibecchi tra i due, il voler apparire bambinoni, il litigio e la finale riappacificazione, sono un insieme di stereotipi e tormentoni tipici di TBBT, seppur destinati a sfociare in un’inedita performance musicale.
Stesso identico discorso, con deriva nettamente peggiore, vale per il triangolo storico Penny, Sheldon, Leonard. Questo benedetto (e sacrosanto) trasloco sta vivendo, nella serie, un eterno e continuo ritorno. Come si sa, le comedy mantengono uno schema di base. Questo schema è stato più volte infranto con evoluzioni di trama nette (matrimoni, lutti, ma soprattutto l’obiettivo raggiunto più volte da parte di Leonard di conquistare l’irraggiungibile – all’inizio – Penny), sebbene TBBT mantenga apparentemente immobilità. E’ ovvio quindi che separare i due storici coinquilini (scelta parzialmente rimangiata, per l’ennesima volta) e, soprattutto, togliere  momentaneamente il divano, sono due scelte non di poco conto per la mitologia della creatura di Lorre.
Tutto bene, quindi. Ciò che si discute (e lo si discute dall’inizio della nona stagione) è un tipo di scrittura che strizza l’occhio alla classificazione sopra riportata: un marchio commercialmente vincente, a discapito dell’originalità. Ecco allora che Sheldon si fa estremo protagonista di una serie parzialmente corale, nato come figura imprevedibile e scostante, trasformato in punto di riferimento umoristico, creatore di tormentoni, macchietta da fan service. Si può essere affezionati a Sheldon, certamente è difficile essere estremamente divertiti dalle sue uscite. Potrà questa non essere opinione assai condivisa, tuttavia, nel precedente episodio, abbiamo avuto una possibile dimostrazione di ciò. Il canto di “We Will Rock You” aveva snaturato non poco le capacità umoristiche della serie. Il riso spontaneo e immediato, che potrebbe averci suscitato, rivela il fallimento di una continua eccentricità divenuta ormai ripetitiva. Il pensiero che malignamente possiamo esprimere – e anche il duo Raj/Howie ne è la dimostrazione – è che si stiano tentando di valicare i confini di una comicità limitata esclusivamente a brillanti dialoghi. Si inizia ad intravedere la ricerca di una risata più immediata. Se questo servirà a regalare sprazzi di novità, bene, purché non si debba ricorrere a stratagemmi da cinepanettone.
Da non sottovalutare l’incontro Amy-Bernadette. Una delle cose che si è elogiata in questa nuova stagione è, come già detto, l’avanzamento graduale di trama. In quanto scena dislocata dalle ambientazioni alternate nell’episodio, l’idea che passa è quella di ulteriori sviluppi disseminati in diversi episodi (come una buona scrittura seriale richiederebbe), senza spiattellare stravolgimenti da una scena all’altra che potrebbero poi apparire frettolosi. Ciò non toglie che una puntata in cui le componenti femminili sono state molto limitate ha dato risultati migliori rispetto ad altri casi.
Un primo raggio di luce quindi ci illumina, per quanto riguarda una serie che tira avanti grazie all’enorme celebrità acquisita ai tempi in cui vi era minore concorrenza. Si rimane con la seguente perplessità: essere ripetitivi e non snaturarsi o provare a cambiare, rischiando di perdere elementi che in passato hanno garantito tanta celebrità?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il duo Raj/Howard
  • Sviluppi di trama disseminati in piccole porzioni
  • Tentativi di cambiamento, rappresentati dalla mancanza del divano
  • Le audizioni di Sheldon, sebbene portatrici di gag già viste, ci riportano indietro e ci fanno capire perché questa serie è così amata
  • Sheldon ormai è un marchio commerciale ambulante
  • Stuart boh
  • Il trasloco di Leonard, argomento troppe volte citato, poche volte seriamente affrontato: l’esito di questo episodio ne è la dimostrazione
Come già detto, si comincia a ragionare. Se però ogni volta, per strappare un sorriso, gli autori dovranno inventarsi trovate mai utilizzate e allo stesso tempo portare avanti la trama, la cosa rischia di diventare faticosa. Soprattutto se in otto stagioni lo si è sempre fatto a fatica e raramente, quali che fossero i risultati di gradimento. Intanto noi si salva.
The Bachelor Party Corrosion 9×03 15.40 milioni – 3.9 rating
The 2003 Approximation 9×04 14.96 milioni – 3.9 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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