The Blacklist 3×03 – 3×04 – Eli Matchett (No. 72) – The Djinn (No. 43)TEMPO DI LETTURA 4 min

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Listen, Tom, you… you don’t understand. I have done… so many terrible things. I have hurt so many people.
I don’t care what you’ve done. Liz, I know who you are. I took that for granted for a long time, but I don’t now. So you’re right. I do have plans. I’m coming to save you.

Partiamo dalla fine per raccontare quanto visto fino a qui dopo 4 puntate: tutto cambia per non cambiare. The Blacklist fa le cose per bene, o almeno ci prova e, per la prima volta dopo tanto tempo regala al suo pubblico la sensazione di sapere quello che sta facendo, nel bene o nel male. E questo è sicuramente da apprezzare.
Sembrano ormai lontani i fasti della scorsa stagione in cui si ricorreva freneticamente al gioco delle matrioske per cambiare costantemente il big bad. Prima Berlin, poi in ultima la Kabal, il continuo rincorrere il pesce più grosso alla fine si è ritorto contro la serie stessa che ha dovuto rivoluzionarsi per non cannibalizzarsi. E quindi eccoci qui, a distanza di un anno, ad osservare le movenze di questo nuovo The Blacklist, nuovo perché in fin dei conti Liz è passata dall’altra parte della legge, ma le novità di fatto finiscono qua.
I character e le situazioni che vengono proposte sono spesso simili l’una all’altra e sono tutte funzionali all’obbiettivo finale che rimane lo stesso anche dopo due anni: distruggere i nemici di Reddington, in questo caso la Kabal. Il fatto che Liz vada in giro per gli States in cerca di redenzione è solo una coincidenza, utile allo scopo di farla rimanere in continuo contatto con Reddington e nient’altro. Passando ai raggi la serie, le dinamiche rimangono sempre le stesse e la Blacklist viene passata in rassegna eliminando i suoi membri uno dopo l’altro, che l’FBI se ne renda conto o meno.
È tuttavia la patina e la fresca vivacità con cui Bokenkamp sta dipingendo la sua tela che rende questa stagione di The Blacklist diversa dalle altre. Oltrepassando il confine della legge in maniera definitiva, volente o nolente, la Keen è una criminale in fuga e, come tale, sguazza e sopravvive insieme ad altri criminali: Reddington. La moralità con la quale si presentava davanti alla telecamera puntata dopo puntata è venuta totalmente meno, nonostante qualche rigurgito di tanto in tanto, ora ciò che rimane ufficialmente davanti agli occhi di tutti è una donna in cerca di riscatto e che è disposta a tutto pur di ottenerlo.

I want revenge.
I don’t believe that.
[…]
I’m walking in a park with my husband. In between us is our little girl. I’m holding her hand in mine… and I never let go.

Djinn in arabo significa “genio” e sta a simboleggiare il Genio della Lampada, colui che secondo la leggenda realizzerebbe i desideri delle persone. Il Djinn di The Blacklist è molto simile a quello di Aladino ed è utile e funzionale per mettere in luce la vera brama di Liz: non la vendetta, ma la famiglia. Alla fine sempre lì si va a parare, sempre su quella idea di famiglia che ci era stata proposta agli albori della serie con Tom/Jacob, lo stesso Tom/Jacob che ora vorrebbe riconquistare quello status quo che un tempo fingeva di avere. È per questo che The Blacklist non muta del tutto ma ritorna nella strada che percorreva all’inizio, stavolta in senso contrario, con un’altra prospettiva che gli sta garantendo una rinnovata vitalità nonostante la staticità delle tematiche.
Il rientro di Tom Keen, assieme all’inedita alleanza con l’ex capo Cooper, fa un piacevole effetto e lascia intravedere una non lungimirante carriera per l’unico estraneo a tutto questo affiatamento: Ressler. Bravo cagnolone (pastore tedesco), ma non capisce come gira il mondo. Eppure dovrebbe avere una cicatrice sulla gamba che gli ricorda qualcosa; eppure glielo hanno detto chiaro in faccia che la Kabal ha pronta, anche per lui, un’accusa in grado di distruggergli la vita; eppure la sua utilità, valenza, presenza e carisma sono pressoché rasenti all’importanza che un elefante darebbe ad una mosca. Se c’è un elemento fortemente negativo è sicuramente lui.
In tutto ciò però c’è anche un altro impegno urgente da assolvere nella trama e che, al contempo, mantiene vivo l’interesse: salvare Dembé. A questo proposito, torna in scena Glen della Motorizzazione e si fa ricorso ai relativi e classici doppi/tripli giochi da film/telefilm di spionaggio. Pur essendo una trama secondaria, di fatto è uno dei pochi elementi diversi che tengono viva la fiamma di vendetta della Kabal e quindi non è affatto sbagliato avere un occhio di riguardo per questa situazione.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ritorno in campo di Tom/Jacob
  • Interessante nuova prospettiva regalata dalla collaborazione tra Red e Liz
  • Ressler: di professione consumatore di ossigeno
  • Solita inutilità dell’FBI
Siamo distanti dagli alti livelli toccati durante la prima stagione ma certi istanti di questi due episodi li hanno ricordati e non si può non gettare il cuore oltre la barricata per concedere ben più di qualche speranza in Bokenkamp. In fin dei conti è riuscito a rivitalizzare una serie che poteva essere morta svariate volte…
Marvin Gerard (No. 80) 3×02 7.02 milioni – 1.5 rating
Eli Matchett (No. 72) 3×03 6.93 milioni – 1.4 rating
The Djinn (No. 43) 3×04 6.68 milioni – 1.4 rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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