Marvel’s Jessica Jones 1×02 – AKA Crush SyndromeTEMPO DI LETTURA 8 min

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I’m licensed. My paperwork is up to date. The only thing that you can charge me with is trying to make a goddamn living in this goddamn city.

 
Netflix per la 2° volta ci porta di nuovo al livello più basso della scala sociale, ovvero in quei vicoli di Hell’s Kitchen che non sono pattugliati nè dagli agenti dello S.H.I.E.L.D. nè tanto meno da Iron Man, lì in quel sottobosco indistinto fatto da persone che sopravvivono a stento cercando di non perire “in this goddamn city.” È esattamente in questo habitat suburbano che Jessica (soprav)vive ed è qui dove vuole stare: lontano dagli occhi indiscreti.
“AKA Crusch Syndrome” prende subito le distanze da quelle atmosfere noir che si sono respirate nel pilot per approfondire l’ecosistema della serie e dare profondità alla storia. Tutto questo avviene in maniera rapida e spontanea, applicando un “filtro investigativo” all’intera puntata che permette questa maggior caratterizzazione dei personaggi, del loro background e della storyline principale. A giovarne è l’intero cast e non solo il personaggio della Ritter visto che i lati più interessanti emergono proprio dai comprimari. Patsy rivela fin da subito il suo potenziale da Hellcat deducibile ovviamente dall’allenamento di krav-magà; Luke Cage si svela in tutta sua mastodonticità; una prima stesura del passato recente di Killgrave viene già alla luce. Emerge fin da subito la necessità di caratterizzare i protagonisti della serie e non si può che apprezzare questa scelta visto che, a differenza di un Daredevil, per molti Jessica Jones ed il relativo background di comprimari e di storyline è un enorme buco nero.
Altra differenza evidente rispetto alla series premiere è la regia. Pur essendo diretta dallo stesso S. J. Clarkson di “AKA Ladies Night“, questo secondo episodio ha un approccio stilistico molto diverso, più canonico per così dire. Un utilizzo più risicato delle musiche e una minor accuratezza delle inquadrature tolgono all’episodio quell’aura che inizialmente sembrava potesse contraddistinguere la serie ma che, già al secondo episodio, si è dissolta. Certamente può essere un caso, non lo mettiamo in dubbio, ma l’assenza si sente già e alle riprese “sporche” vengono preferite delle inquadrature particolari, più distanti ed in parte fastidiose perchè non rendono chiarissimo l’intero contesto. Viene per esempio in mente l’incontro nella clinica psichiatrica con Hope sia di Jessica che di Jeri Hogarth, scene in cui forzatamente la regia si fa notare per la sua non dissolutezza nelle riprese da distante.
Nel finale invece S. J. Clarkson si fa perdonare per il modo in cui segue spasmodicamente David Tennant nel ruolo di Killgrave durante la sua prima vera apparizione. La scelta di non mostrare mai il volto richiama quanto fatto all’inizio con Kingpin in Daredevil, lasciando spazio più ad altre parti del corpo e facendo gioco-forza sulla voce, elemento che per Killgrave rappresenta il potere nella forma più assoluta del termine. L’accento british di Tennant è tanto destabilizzante quanto perfetto perchè la nobiltà che trasuda, rispetto per esempio a quello più americano di Jessica, si scontra con le parole e le intenzioni malvagie del suo character, creando un mix diabolicamente intrigante. Inutile dire che la sua “irruzione” nella vita della famiglia newyorkese è semplicemente perfetta per introdurre il personaggio ufficialmente nella serie.
 
Luke: I saw you.
Jessica: Well, that’s what happens when you break into someone’s apartment when they’re getting dressed.
Luke: You tossed a man twice your size across the bar with one hand.
Jessica: Adrenaline kicked in.
Luke: I saw you and you saw me.
Jessica: I don’t know what I saw.
Luke: You know. You’ve known for a while.
Jessica: You’re wrong. That’s not… I just went there to fix things.
Luke: You can’t fix me. I’m unbreakable.
 
Qualcosa si poteva già intuire dal pilot ma ora è ufficiale: Luke Cage è già Luke Cage. Lo scontro avvenuto nel suo bar mette già sul tavolo i segreti relativi alle doti sovrumane dei due, doti che comunque erano già emerse in maniera più “vigorosa” durante le scene di sesso della series premiere. Chi pronosticava un ingresso lento e magari una versione senza poteri è stato smentito e preso in controtempo dalla scelta della Rosenberg. Luke Cage è parte integrante dello show e lo dimostra a suon di bottiglie rotte e seghe circolari già alla seconda puntata, come a dire “chi ha tempo non aspetti tempo”. La scelta, sicuramente apprezzabile da tutti, è totalmente anticlimatica ma si sposa benissimo con il personaggio di Jessica Jones, con la sua dissolutezza ed il suo modo di fare, modo di fare che è anche quello della serie stessa. Marvel’s Jessica Jones va subito al dunque, è sbrigativo ma efficace, mostra ciò che vuole mostrare e non rispetta quei dogmi seriali in cui l’attesa è un must da perseguire.
Presentare in questo modo Luke ha un duplice vantaggio: creare hype ed empatizzare con i personaggi. Personaggi è volutamente plurale perchè Jessica interagisce solo con poche persone (si possono contare sulle dita di una mano) e lui è una di queste. Averlo a disposizione sin da subito è una scelta estremamente produttiva, appagante in termini di visione ed estremamente utile per l’introduzione vicendevole. Vedere Jessica in funzione di Luke e viceversa è sicuramente preferibile al vederla sola ed in giro per le strade di Hell’s Kitchen a svolgere indagini. Il flusso di pensieri è una tecnica interessante ma un sano dialogo è preferibile a qualsiasi cosa, soprattutto quando rappresenta il primo incontro con un altro gifted. A conti fatti già da ora è impensabile ipotizzare la serie senza Luke Cage, sarà interessante vedere se varrà anche il contrario l’anno prossimo quando Mike Colter avrà una serie tutta per sè.

 

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

 

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action dell’investigatrice privata Marvel? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent Carter e Marvel’s Daredevil eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.
  1. Anche se aveva debuttato nello scorso episodio, abbiamo ritenuto più opportuno parlare ora di Luke Cage, futuro protagonista del terzo serial Marvel/Netflix e futuro marito di Jessica Jones. Cage comparve per la prima volta sulla sua testata omonima, Luke Cage, Hero For Hire #1 del 1972 e venne presentato come un teppistello di Harlem incline alla criminalità più sfrenata. Arrestato per l’ennesima volta quando era conosciuto come Carl Lucas, gli venne proposto un patto: prigione o sottoporsi ad un esperimento simile a quello che trasformò Steve Rogers in Capitan America. Scelse ovviamente il secondo, e gli andò pure bene dato che ottenne dei superpoteri: quello di avere una forza fisica smisurata e una pelle impenetrabile. Dopo aver ottenuto queste abilità decise di mettersi al servizio del miglior offerente. Si, avete capito bene: Cage decise che non valeva la pena farsi menare da supercriminali per pura bontà d’animo e decise di lucrarci sopra, creando un vero e proprio business attorno alla sua figura di “eroe a pagamento”. È infatti il primo eroe del suo genere e la sua posizione ispirerà la creazione degli Hereos For Hire, società di eroi a pagamento creata con l’amico Iron Fist. 
  2. Forse ne avremo probabilmente conferma nei prossimi episodi ma, ad occhio e croce, il poliziotto che interroga Jessica è Oscar “Ozzy” Clemons. Comparso per la prima volta su Punisher #1 del 2011, il personaggio venne ricalcato in parte sulla figura del Detective William Somerset del film “Seven” ed in parte su Lester Freamon di The Wire. Clemons occupa un ruolo centrale nelle breve run di Greg Rucka e Marco Checchetto sul Punitore e si presenta come un detective sulle tracce di Frank Castle ma una volta conclusa la loro gestione sparirà dai radar.
  3. Reva Connors è un’amica di vecchia data di Luke Cage. I due, più il fratello di lei, uscivano assieme finché, una volta cresciuti, non cominciarono ad uscire da soli e diventare una coppia. Fece una sola e unica apparizione su Luke Cage, Hero for Hire #1 del 1972, in quanto apparì per la prima volta in quel numero ma morì nel corso della storia, uccisa per errore da dei mafiosi appartenenti al Maggia: la mafia “autoctona” del Marvel Universe. 
  4. Ancora sappiamo poco della madre di Trish “Patsy” Walker ma, editorialmente parlando, la genitrice della star radiofonica ha giocato nei fumetti una parte molto importante. Come detto nella scorsa recensione, Pasty Walker venne introdotta nel Marvel Universe tramite un’operazione di ret-con. Quando però la Marvel decise di farla diventare una supereroina, si trovarono davanti ad un problema: come fa ad essere ancora così giovane? Capitan America è un conto perchè è stato ibernato ma lei?
    Così se ne uscirono con una operazione meta-retcon. Praticamente le storie su Miss America erano le storie scritte dalla madre basandosi sulla vita della figlia. Insomma, un fumetto nel fumetto. Tutto quello che aveva letto finora il lettore era frutto della fantasia della madre.
    La nuova Walker venne introdotta quando decise di diventare Hellcat.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Luke Cage e Jessica già a conoscenza dei segreti dell’altro
  • Le scene della sega circolare e dello scontro nel bar di Luke
  • Introduzione di Killgrave e “dialogo” con la famiglia
  • Inquadrature e regia a volte troppo forzate
  • Assenza clima noir del pilot

 

Si abbandona già il noir per tornare più nel genere classico. La scelta ha sicuramente vantaggi e svantaggi e, anche se per ora la accettiamo di buon grado, gradiremmo un ritorno rapido e duraturo alle atmosfere assaggiate durante il pilot.

 

AKA Ladies Night 1×01 ND milioni – ND rating
AKA Crush Syndrome 1×02 ND milioni – ND rating

 

 
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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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