The Good Wife 7×06 – LiesTEMPO DI LETTURA 5 min

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Risulta difficile calarsi nel ruolo dei recensori duri e puri, quando si tratta di The Good Wife. Esistono moltissime sotto-trame ben gestite che magari potrebbero annoiarci, così come tante situazioni irrealistiche ci fanno letteralmente godere. E se una serie ci fa salire l’entusiasmo nel narrare le gesta di un addetto ad una campagna elettorale, vuol dire che siamo di fronte ad un qualcosa di difficilmente ripetibile nella storia della serialità.
Eli sta continuando con la sua trama più o meno nascosta. Più o meno, perché risulta palese il suo tentativo di vendicarsi di Peter, affossando qualsiasi strategia di chi ha preso il suo posto (come non provare simpatia per Margo Martindale dopo aver recuperato Bojack Horseman?). Ciò che rimane oscuro nelle nostre aspettative è ciò che potrà derivare da queste oscure trame. L’epilogo politico riguardante Alicia, nella scorsa stagione, è stato difficile da digerire e la speranza che non siano chiuse del tutto ci fa appendere a qualsiasi incognita ci si palesi in questa frazione di storia.
A tal proposito, ci sono alcuni aspetti che, dalla nostra assolata penisola, sono difficili da comprendere. In Italia esiste la par condicio, periodo in cui, anche a fronte di un’elezione condominiale, non si può mediaticamente fare nessun riferimento ad una lontana idea che possa evocare uno dei candidati. Anzi, a dirla tutta, uno schieramento specifico, inserito anche in un contesto di finzione, è una mossa di grande responsabilità. Significa perdere una fetta di pubblico, significa esporsi e, di conseguenza, marchiarsi. Risulta estremamente difficile comprendere un ambito di finzione scenica – talvolta estremamente verosimile, talvolta meno – dove un personaggio fittizio si candida contro un personaggio reale, paragonandosi a Obama, con tanto di foto accostate. Ma aggiungiamo un ultimo, insignificante particolare: negli USA si avvicinano le elezioni presidenziali. Siamo di fronte ad uno spoiler enorme, sapendo già del palese futuro fallimento di Peter di fronte a Hillary? Oppure siamo pronti a veder sfociare The Good Wife in una deriva “fantastica” dove la realtà politica macroscopica prende una strada assolutamente diversa? A quel punto la sospensione dell’incredulità per uno show così realistico non schizzerebbe alle stelle? (Oppure Chris Noth si farà chiamare Peter Florrick e diventerà il candidato democratico degli Stati Uniti, in un mondo ormai impazzito dove non si distinguerà più realtà e finzione? Bello, mi piace.)
Staremo a vedere cosa ci riserverà questa settima stagione, da questo punto di vista. Sicuramente avremo bisogno di un’enorme apertura mentale per accettare la deriva narrativa, quale essa sia.
Quello detto precedentemente riguardo Eli vale anche per un altro settore dell’episodio, che va direttamente a intaccare la mitologia della serie. Parliamo della meravigliosa, metanarrativa parentesi riservata a quei simpaticoni dell’NSA. Sarà forse per – come si suol dire – buttarla in caciara, ma un interesse governativo per la vita di Mrs. Florrick non può che elevare la “candidata” first lady su un piedistallo che il suo anonimo studio casalingo le aveva tolto. Una strategia per rievocare passati fasti della serie, oppure uno sviluppo narrativo calcolato? Ce ne importa realmente? Finché vi è curiosità – intesa come nessuna idea su dove si vada a parare – si possono chiudere cento occhi su possibili strani tempismi nella trama così come sul fatto che l’ex impiegato fuggito in Islanda si sia fatto così facilmente rintracciare. Soprattutto dopo le mirabolanti e spettacolari misure attuate per farsi contattare anonimamente.
C’è anche spazio per avanzamenti di trama verticale. Il caso sull’app “Spoiler” (per il nostro hobby di recensori, speriamo non venga mai sviluppato) è un semplice divertissement utile a mettere a fuoco tre elementi da non perdere di vista: la crescente disparità nell’alleanza tra Alicia e Lucca (una omaggiata, l’altra trattata da neo-laureata), il collegamento che fa urlare di gioia i simpaticoni che intercettano e la trama che più di tutte viaggia sul filo del rasoio. Ci riferiamo ovviamente al viaggio che potrebbe portare The Good Wife ad esplorare confini di trash mai toccati: Jason Crouse, con le sue movenze da playboy e con una possibile doppia personalità. Possiamo dire con una certa dose di sicurezza che non è questa la porzione di episodio che più suscita la nostra curiosità. Certo, non crea neanche troppi danni al ritmo generale di “Lies”, quindi non potremo mai considerarlo come punto a sfavore.
Resta da capire dove si voglia andare a parare con la Lockart&Agos&Lee&friends. Non ingombrante la storiella dei colloqui con la candidata ad un posto di associato. Tuttavia, vogliamo ardentemente sperare non si tratti di un espediente per incrementare il minutaggio e non far perdere episodi a personaggi che in questo momento non hanno granché da dire. The Good Wife ci ha ben abituati a far rientrare tutto, non senza qualche storiella lasciata sfumare perché abbastanza inutile (coff coff marito di Kalinda). In questo caso, però, abbiamo a che fare con personaggi troppo importanti per la serie da tenerli come tappabuchi. Allo stato attuale le parti riguardanti lo studio sono esattamente come lo studio appare nel video mandato da Monica: antiquato e conservatore. Si necessitano sviluppi al passo con le evoluzioni compiute da Alicia.
Prima di chiudere, occorre evidenziare un fenomeno del web, giustamente riportato in questa 7×06. I video delle capre che cantano sono un fenomeno mediatico ingiustamente sottovalutato. Vi sono tantissimi video in rete dove capre, dalle diverse dimensioni e colori, intonano e modulano soavi melodie. Come al solito The Good Wife è al passo nel mostrare tutte le realtà del nostro tempo. Capre cantanti comprese. Seriamente, andatele a cercare su YouTube.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eli, dove vuoi arrivare? Semplicemente a sabotare Ruth?
  • Porzioni di trama che potrebbero annoiare ma che nell’economia di questo episodio non risultano invadenti, anzi
  • Ritorno degli intercettatori fanboy
  • Capre
  • Lockhart&Agos&Lee fregati da una ventiseienne
  • Alicia che contatta Dellinger da sotto una coperta
  • Siamo condizionati dalle precedenti sei stagioni, per non essere diffidenti verso possibili derive in alcune trame secondarie (Jason)
Dipende da dove si diriga la lente di ingrandimento di episodio in episodio, il gradimento si bilancerà, pur rendendo sempre onore ad una delle migliori serie di sempre nel panorama non via cavo. Se non si fosse capito, le trame politiche e governative sono viste discretamente di buon occhio.
Payback 7×05 7.55 milioni – 0.9 rating
Lies 7×06 8.27 milioni – 1.1 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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