Homeland 5×10 – New NormalTEMPO DI LETTURA 5 min

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Are they planning to identify Berlin as the likely target? We haven’t faced anything on this scale since 9/11.
No, they are not. Joe, we should be warning people here. The idea was raised and rejected. Why? You know why. We can’t give these assholes license to send our cities into mass panic anytime they feel like it. It’s the new normal, gentlemen.

Involontariamente Homeland è tristemente attuale e proprio per questo motivo è estremamente interessante notare il taglio e le attenzioni riposte a ciascun elemento della trama di questa stagione. Si parla di terrorismo internazionale, di infiltrazioni russe all’interno della CIA, di Assad, di attentati nel cuore dell’Europa (“a terrible justice will be unleashed on a European city“): tutte cose che purtroppo non rappresentano il nostro nuovo mondo, la nostra nuova normalità, “New Normal” appunto.
All’inizio di Maggio, quando venne fatto l’annuncio di un’intera stagione girata a Berlino, erano sorti molti dubbi, più che legittimi, assecondati anche dalle affermazioni di Gansa inerenti il nuovo lavoro di Carrie ormai non più facente parte della CIA. A distanza di 7 mesi (con il senno di poi), assistiamo a questa stagione con un punto di vista estremamente personale, vivido e pulsante per quanto accaduto a Parigi e in particolare al Bataclan. Homeland è tristemente attuale e, proprio a causa degli eventi accaduti di recente, trasuda un realismo che difficilmente avrebbe potuto avere in un’altra occasione. Le stesse persone che guarderanno questa stagione in differita non potranno provare le stesse emozioni che prova ora chiunque la stia seguendo, settimana dopo settimana. In tal senso è più che apprezzabile la scelta di Showtime di non censurare nulla pur trattando temi di sensibile entità.
“New Normal” rappresenta l’ennesimo punto di svolta nella trama orizzontale di questa stagione. In “Why Is This Night Different?” si parlava di tre plot che avrebbero confluito inevitabilmente in uno solo a tempo debito, qui ci ritroviamo esattamente in quella situazione, questa volta in maniera definitiva. Consumata la storyline inerente la diffusione di documenti secretati della CIA, fatto ritornare a Berlino Quinn e sancito il ritorno allo status quo di Carrie e Saul con l’intenso abbraccio della scorsa puntata, il fronte comune rimane uno solo e tutte le pedine sono state poste sulla scacchiera in maniera chiara e funzionale alla chiusura della trama nei prossimi due episodi. Finalmente.
Con “The Litvinov Ruse” si è giunti ad un punto di svolta ed infatti i primi minuti di “New Normal” risentono di questo nuovo status quo. La sensazione di stallo narrativo dovuta all’interrogatorio di Allison e al suo reintegro temporaneo nella CIA sarebbero potuti essere estremamente più lenti e logoranti se non fosse stato subito trasmesso il video con Quinn. Infatti si percepisce nettamente l’ennesimo cambio di regime all’interno della narrazione, quasi come se non si trattasse di una situazione spontanea ma di una cosa imposta dall’alto per collimare il gap altrimenti evidente. Il problema è che lo stacco c’è e rimane nonostante il tentativo di nasconderlo, tuttavia fatto estremamente bene nonostante il timing eccessivamente puntiglioso con il quale ogni evento di questa stagione capita a fagiolo per far proseguire la storia (non ultimo lo screensaver di Banana Joe che ancora ci tormenta la notte). Avremmo comunque assistito all’ira repressa di Saul (probabilmente più incazzato per la combo di eventi porno in live action ed esposizione a rapporti non protetti con Allison), presto o tardi, ma la mancanza di pacatezza di quest’ultimo trasuda sentimenti veri che difficilmente avevamo visto espressi in questo modo. “Then again, you’re angry by nature. One of the angriest men I’ve ever known, actually. It’s one of the things that made me curious about you. All that rage.” risultano come parole profetiche.
Chi ha sofferto maggiormente in questa situazione è stato Quinn, definitivamente azzerato e consumato fino al midollo da uno script sfavorevole che ne ha sancito la quasi uscita di scena. Ipotizzare un addio del personaggio di Rupert Friend è impossibile da quando Damian Lewis ha abbandonato lo show: troppi pochi protagonisti e perdere il potenziale di Quinn a livello operativo è un suicidio annunciato. Lo è anche utilizzarlo come è stato fatto quest’anno ma questo è un altro discorso. Ora che è ritornato tra i ranghi è troppo tardi per raddrizzare la valutazione inerente alla sua performance stagionale, tuttavia almeno è servito allo scopo di far confluire tutta la trama in una sola storyline.
Guardando Homeland ci si può dimenticare la difficoltà con cui certi dialoghi vengono scritti. Stilare un discorso in cui non si crede rendendolo verosimile è indice di una scrittura forte e di uno sceneggiatore con i fronzoli, scrivere valide ragioni per un attacco con il Sarin all’interno di una metropolitana e renderlo vivido è però tutt’altra cosa. Da spettatori occidentali quali siamo, è implicito considerare il “nemico” chiunque professi l’uccisione di innocenti in nome dell’ISIS o dell’Islam in generale; siamo portati quindi a ipotizzare un “lieto fine” ed una cattura/uccisione di tutti gli attentatori senza considerare minimamente le motivazioni che portano alla progettazione di questi attacchi. “New Normal”, seppur con qualche americanata, riesce ad esprimere questi concetti in maniera chiara, pur lasciando separati i due schieramenti, e questo è l’elemento positivo che più risplende in questo episodio. Quinn è totalmente funzionale alla visione di questo mondo altrimenti impossibile da esplicare in maniera chiara, serve un “dietro alle quinte” ed è tramite lui che Gansa e Gordon riescono ad illuminare queste motivazioni. Bisogna darne atto. Ora che tutto è pronto per il finale, infatti, è stato tagliato il suo punto di vista, ormai completamente sciupato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Video di Quinn
  • Saul perde le staffe nell’interrogatorio
  • Miranda Otto eccezionale nella sua freddezza
  • Triste realismo
  • Intensa realizzazione dello script e delle frasi usate dai terroristi
  • Ivan Krupin’s in the next room, and he’s singing like a songbird“: un russo tutto d’un pezzo
  • Ritrovamento di Quinn vivo: scontato

 

A due passi dal season finale, e con l’annuncio di una sesta stagione in tasca, ci appropinquiamo a gustarci un Homeland più urbano e realistico che mai, finalmente con tutti i protagonisti ai rispettivi posti.

 

The Litvinov Ruse 5×09 1.42 milioni – 0.5 rating
New Normal 5×10 1.74 milioni – 0.6 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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