Marvel’s Jessica Jones 1×11 – AKA I’ve Got The BluesTEMPO DI LETTURA 5 min

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Guai a chiamarlo episodio di transizione. Non appare mai Killgrave, è vero. Abbiamo anche un approfondimento sui retroscena dell’infanzia post-incidente di Jessica, oltre che della problematica crescita di Trish. In ogni caso non è episodio di transizione perché ci sono tante, ma veramente tante botte.
L’importanza della metamorfosi dell’agente Simpson (lo leggete L’angolo del Nerd, sì?) per il mondo Marvel è stato reso in maniera efficace, non solo per la recitazione di un più che convincente Wil Traval, quanto per la lunghissima sequenza in cui avviene lo scontro con Jessica e Trish, nell’appartamento della Alias Investigations. Simpson, quindi, prende momentaneamente il posto di Killgrave, per un risvolto di trama (le sue pillole) che fa più pensare a sviluppi futuri delle serie Marvel/Netflix, piuttosto che alla risoluzione contingente di questa prima stagione (lettori che avranno già terminato la stagione saranno capaci di smentirci).
A dimostrazione della riuscita del personaggio di Jessica, come atipica figura Marvel, è possibile osservare la rappresentazione delle sue origini intese come scoperta dei poteri. La morte della famiglia viene assimilata in maniera totalmente anticlimatica, non osservando direttamente la disgrazia, ma ascoltando la voce di due persone sconosciute dal proprio letto di ospedale. Ugualmente, la scoperta della propria super-forza non avviene alla luce del sole, in maniera plateale, con un gesto eroico che facesse da personale battesimo. Al contrario, la scoperta del potere avviene in solitaria, in bagno. Come qualsiasi adolescente, l’accoglienza (sopratutto dal dialogo con Trish) verso qualcosa di diverso e di speciale viene visto come una limitazione, qualcosa per cui vergognarsi. Proprio le espressioni della Ritter, che ci hanno accompagnato e ci accompagnano per tutti questi episodi, rendono giustizia a questa concezione di potere visto quasi come fastidio. E’ facile accettare poteri quando si ha un bizzarro costume, meno se ci si vuole nascondere tra la folla, se non lo si rende un segreto ma neanche lo si pubblicizza in giro.
Tornando a Simpson (la cui trasformazione è il fulcro di questa sezione della stagione), si può forse dire che in “I’ve Got The Blues” vengano esposte, in maniera concentrata e quasi stilizzata, le tematiche che rendono Marvel’s Jessica Jones così diverso dal suo fratello seriale Marvel’s Daredevil. La tematica del controllo e del “troppo amore” regna sovrana, sparsa nei 13 episodi con la sfuggente figura di Killgrave, concentrata nella 1×11 con la adrenalinica ossessione di Simpson nei confronti di Trish, oltre che della sua vera e propria missione. Che Simpson volesse far fuori Killgrave dai primi momenti, o comunque da prima di ingurgitare le pilloline rosse, non è certo un mistero.
La capacità di questa serie e di questo cast è quella di non necessitare di una partecipazione estremamente corale. Pensandoci bene, “I’ve Got The Blues” non fa altro che seguire Jessica in un più o meno limitato periodo di sfortunati eventi. Dopo il suicidio di Hope del precedente episodio, è un’escalation di eventi disgraziati, il tutto alla ricerca del nulla. Perché cercare il corpo di un anziano signore, morto solo secondo un’intuizione, solo per avere indizi su dove sia Killgrave, non è esattamente come avere la soluzione in mano. Percepiamo quindi più che mai il fastidio (questa è la parola chiave) di Jessica/Krysten, fastidio derivato da un mix di disagio causato da sonno arretrato, costole incrinate (tenute insieme da pellicola trasparente), oltre che da una situazione sotto gli occhi di tutti.
A proposito di disagio. In questo mondo di disadattati e anti-eroi, la parentesi del “gruppo del cappio” non può che suscitare nello spettatore un’enorme tenerezza. Malcolm e la sorella del fu Ruben dimostrano tutto il disorientamento che la spirale di violenza in questione possa aver suscitato. L’incapacità di controllare gli eventi è il concetto padrone della serie, percepibile anche nelle parole di personaggi minori. Guadagno totale, quindi, nella simpatia suscitata da persone senza potere alcuno (in senso letterale e non), soprattutto se paragonate ad altre sotto-trame proposte nei precedenti episodi e finite a schifio. Qualsiasi tipo di pregio sopra elencato, infatti, non supera comunque il piacere di non assistere a parentesi riguardanti la Hogarth.
 

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

 

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action dell’investigatrice privata Marvel? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent Carter e Marvel’s Daredevil eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.
  1. Tra i nomi dei defunti che Jessica controlla, compaiono dei certi Jonathan Chibnall e Michael Knue, i quali hanno lavorato come editor e supervisori di alcuni episodi di Marvel’s Daredevil e Marvel’s Jessica Jones.
  2. La “flautista rock” ospite del Trish Talk non è un personaggio della Marvel Comics, ma lo stile che sfoggia ricorda tanto quello di Ian Anderson dei Jethro Tull. E noi apprezziamo.
  3. Ora che è stato mostrato, possiamo dirlo. La morte dei suoi genitori, l’ottenimento dei poteri e la successiva adozione, nel telefilm avvengono in maniera simile e diversa rispetto al fumetto. Dopo che Jessica assiste all’episodio in cui Peter Parker venne morso dal ragno radioattivo, la famiglia Campbell si reca a Disney World per un viaggio premio dato a suo padre dal suo datore di lavoro (Tony Stark). Durante il tragitto Jessica inizia a litigare col fratellino Phillip e Dave, per dire alla figlia di moderare il linguaggio, ha un frontale con un camion dell’esercito trasportante materiale radioattivo. Mentre genitori e fratello muoiono nell’incidente, Jessica entra in coma risvegliandosi dopo sei mesi grazie alle radiazioni cosmiche diffuse dall’arrivo sulla Terra di Galactus. Affidata in seguito a un orfanotrofio poiché non ancora maggiorenne, Jessica viene adottata dalla famiglia Jones che la cresce tanto amorevolmente tanto da far sì che lei li consideri come una seconda famiglia biologica.
  4. Scopriamo che Trish è sempre stata bionda, ma per ulteriore citazione alla sua controparte fumettistica, viene fatta apparire come rossa di capelli. 

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Simpson a palla
  • Flashback non invadenti
  • Ritorno finale di Luke con il botto
  • Una giornata/nottata niente male per Jessica
  • Niente Hogarth
  • Niente Tennant

 

Guai a chiamarlo episodio di transizione, si è detto. È vero, ma non imperversa più che mai la voglia di lanciarsi di corsa sugli ultimi due episodi?

 

AKA 1000 Cuts 1×10 ND milioni – ND rating
AKA I’ve Got The Blues 1×11 ND milioni – ND rating

 

 
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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