Marvel’s Jessica Jones 1×12 – AKA Take A Bloody NumberTEMPO DI LETTURA 6 min

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I want you to know, I forgive you for everything. I’ll say it every day for as long as you need to hear it. You heard that? I wrote it! Surprise! 
Mr. Cage had been ordered to ring me about your exploits since before he blew up his seedy little bar. Uh, the 12-hour window at that point was actually 16 hours. Now it’s 24… and a hundred yards. Did you think he was more powerful than me? With his unbreakable skin? Is that why you desired him?
I tried so hard to avoid this, Jessica. This is not what I wanted. But you failed the test. Kill her.

Un episodio intero incentrato sulla possibilità di redenzione e perdono spazzato via nell’arco di pochi istanti. È questa la potenza narrativa di “AKA Take A Bloody Number”, una potenza concisa, rapida e viscerale che tuttavia non è degna del suo finale, inverosimile e proprio per questo dannatamente disturbante.
È doveroso partire da un’analisi fredda e distaccata riguardo il modo in cui si è deciso di chiudere l’episodio. La presunta morte di Luke Cage per mano di Jessica non può non lasciare interdetti per il modo plastico ed irreale con cui è stata realizzata. È bene specificare che si parla, e continueremo a parlare, di “presunta morte” per il resto della recensione in quanto tutto ciò che viene mostrato è una Jessica piangente che tiene tra le sue braccia il corpo esanime di Luke. Non è chiaro se sia morto (cosa altamente improbabile vista la necessità di averlo in vita e considerati i piani della Marvel e di Netflix per il suo futuro) o se sia in coma o se stia facendo un pisolino, chi ha già visto la puntata successiva ha già una visione più chiara della situazione ma, essendo questa una recensione dell’episodio, ci dobbiamo limitare a quanto viene mostrato effettivamente nella puntata e quello che emerge è una presunta morte di Luke Cage e come tale continueremo a parlarne.
Si tratta senza alcuna ombra di dubbio del momento meno verosimile dell’intero show, un momento, purtroppo, anche forzatamente creato per far arrivare il pubblico in maniera ansiosa al season/series finale. La logica purtroppo impone un passaggio in più, atterrendo l’intera sequenza per un semplice motivo che viene ripetuto sin dalla sua prima dichiarazione in “AKA Crush Syndrome“: “I’m unbreakable“. Come si può quindi anche solo credere per un istante che Luke possa essere ucciso da un colpo ravvicinato (glielo concediamo) di fucile a pompa se però sopravvive tranquillamente a bottigliate sul collo, esplosioni e quant’altro? Semplicemente non si può ed è questo il più grande passo falso compiuto dallo show, quasi ad un passo dalla fine.
Marvel’s Jessica Jones ha da sempre posto le basi della sua mitologia su un concetto di verosimiglianza realistica. In un mondo composto da giganti di giada che affrontano alieni nel centro di New York, dei nordici e super soldati congelati nel ghiaccio che poi magicamente si risvegliano, la normale routine del newyorkese medio appare per forza di cose come banale e poco interessante. Ciò che è stato fatto prima con Daredevil, e poi ora con Jessica Jones, è un’opera di iperrealismo in cui si è provato a mettere in prospettiva la vita di persone non normali che vogliono apparire come tali. Sia Jessica che Luke non vogliono diventare famosi, non vogliono apparire sui giornali, desiderano rimanere nell’ombra e non farsi notare. Tutta la stagione ruota attorno a questo bisogno di normalità mal celato ma che si tenta quotidianamente di ottenere. In tal senso un villain come quello interpretato da Tennant è quanto di più “umano” si potesse avere visto che non ha un potere visibile ad occhio nudo ma meramente psicologico. Alla luce di questi sforzi fatti per mantenere la narrazione sulla falsariga del “quotidiano”, scendere a compromessi con esso appare come una caduta di stile, forzata e per nulla iconica come vorrebbe apparire. Non si può infatti concepire la morte di Luke con un proiettile proprio per l’assurdità con cui questo evento si scontra con l’intero ecosistema costruito finora. Non è semplicemente il concetto di un proiettile che trapassa la pelle di un uomo con la pelle dura come la roccia, è un errore concettuale su cui non si può soprassedere.
Una scena così breve e fugace mette in cattiva luce l’intero episodio, difficile da credere ma è così. Tutta l’impostazione volutamente studiata di un perdono in atto di Luke nei confronti di Jessica è stato audace, perfettamente congegnato e vilmente proposto. Chiunque è caduto nella trappola creata da Killgrave, d’altronde quella proposta è una situazione facilmente riscontrabile nei comics: il villain a sorpresa svela di avere capacità nascoste ed un piano in svolgimento, da molto più tempo di quanto sia stato concesso di vedere allo spettatore. Alla luce della presunta (e sottolineiamo “presunta”) morte di Luke però nulla ha più il valore che dovrebbe avere e l’amarezza per l’ultima scena prevarica facendo dimenticare gli sforzi immensi fatti in precedenza.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action dell’investigatrice privata Marvel? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent Carter e Marvel’s Daredevil eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.
  1. L’organizzazione IGH non esiste nell’universo cartaceo Marvel ma, come abbiamo ormai imparato, a volte gli showrunner inseriscono luoghi e personaggi con nomi diversi per aumentare il fattore sorpresa: vedasi quanto fatto con Skye (diventata poi Daisy “Quake” Johnson) e con Will Simpson (rivelatosi poi Frank “Nuke” Simpson). È probabile che l’IGH sia una branca di più grosse organizzazioni come Hydra o AIM, oppure che sia la versione embrionale di altre organizzazioni minori ma non per questo meno pericolose, come Blackguard o Spettro Nero. 
  2. Jessica dice che Luke “keeps hidden what he needs to hide“. È un riferimento al passato criminale di Luke Cage.
  3. Jessica beve un tipo di whisky chiamato “Wild Fowl”. È una sorta di versione scherzo-parodia del bourbon Wild Turkey.
  4. Ad un certo punto viene pronunciata la frase “If this is a severed body part of any kind, I’m going to be very upset“. È una citazione al film “Wayne’s World”, conosciuto in Italia come “Fusi di Testa”. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Piano di Killgrave
  • Cambio di fazione di Luke Cage
  • Fotografia e recitazione sempre eccelse
  • Presunta morte di Luke
Può un finale far cambiare opinione sull’intero episodio? Purtroppo si.
AKA I’ve Got The Blues 1×11 ND milioni – ND rating
AKA Take A Bloody Number 1×12 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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