The Flash 2×09 – Running To Stand StillTEMPO DI LETTURA 10 min

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Con ancora ben impresso nelle nostre menti il fantastico crossover della settimana passata, anche The Flash giunge al suo giro di boa stagionale, dandoci modo di tirar le somme su questa prima metà del secondo capitolo della sua nuova era televisiva. Solo dodici mesi fa, infatti, eravamo qui a tessere le lodi di una delle migliori rivelazioni della tv generalista d’oltreoceano, trasformatasi oggi in assoluta e indiscutibile certezza, senza però farsi mancare anche tutte le derivanti del caso, in primis un certo (e pericoloso) adagiarsi sugli allori.
Già il confronto col precedente midseason della scorsa stagione potrebbe chiarire efficacemente quest’ottica. In “The Man In The Yellow Suit” non solo ci veniva proposta una sequela di eventi dal ritmo quasi insostenibile, ma ci venivano anche spiattellate senz’alcun filtro rivelazioni che in pochi altri show avremmo saputo con così largo anticipo, mandando in giubilo l’intera cerchia dei suoi spettatori (destinata così a salire di numero). Da un episodio, quindi, che passerà alla memoria comune dei fan come un piccolo gioiello della fin qui breve vita dello show, a “Running To Stand Still” che con la sua “normalità”, forse apparente, non può che aver poco o nulla a che fare col precedente. Ad una (neanche troppo) semplicistica lettura, il midseason di quest’anno non appare che un classico episodio natalizio – indice, probabilmente, proprio del successo commerciale che ormai lo show si è conquistato – che diverte, sì, intrattiene, ma rimane piuttosto lontano dalle vette squisitamente adrenaliniche dell’episodio sopra-citato.
Dai trentacinque minuti circa che precedono così i “botti” finali, quello che traspare è un assioma ben preciso, del quale dovremmo a lungo andare farcene una ragione: The Flash ha smesso i panni della “sorpresa” sensazionale, per vestire quelli della più sicura “realtà” all’interno del panorama televisivo contemporaneo. Un leggero cambio di rotta, che parte innanzitutto dal concetto di fan-service che lo show ha fin dalla sua nascita eletto come suprema base per i suoi spunti narrativi, senza mai nasconderlo. La parola, infatti, è stata ormai demonizzata a iosa nell’internet di oggi, eppure, come proprio la serie del Velocista Scarlatto ci ha insegnato, il “gioco” continuo coi fan (del materiale cartaceo originale, in primis, dei superhero movies in larga scala) non è per forza un sintomo di scarsa qualità autoriale ma può significare, piuttosto, una spinta per gli stessi sceneggiatori a voler osare di più, almeno in tale ottica. Come altro intendere, se no, l’operazione alla Suicide Squad/Sinistri Sei che vede riunire tre villains di “vecchia” data (fra cui, almeno due, tra i più amati) accomunati dall’odio profondo che ognuno prova per il supereroe di Central City, come un atto di esagerata strizzata d’occhio al fandom? Stessa cosa dicasi per il coinvolgimento dello stesso Mark Hamill che precede la settimana dell’uscita di Star Wars (sì, sì, siamo in fissa anche noi), giusto per fare piazza pulita.
Puro e sano intrattenimento, insomma, che soprattutto funziona alla grande (in maniera sempre maggiore, quindi, della gemella Arrow), quasi come le improbabili reunion dei Dottori negli altrettanto accomodanti speciali natalizi della serie inglese. Le iterazioni tra i cattivoni e tra gli stessi eroi degli Star LABS, nella loro contro-offensiva, rappresentano quindi la parte migliore dell’episodio (con un “How do you like the magnets, bitch?” di Cisco che gronda di epicità, nonché di nostalgici ricordi), dove perfino i combattimenti e gli escamotage narrativi per risolverli, spesso tacciati da noi stessi come inconcludenti per la maggior parte, qui sono volutamente e funzionalmente sopra le righe (su tutti, i regali-bomba di natale che volano via nell’altra dimensione). Tanto che, se fossero decisamente più scientifici, potrebbero ricordare i “bishopiani” esperimenti di Fringe; ma così non è, anzi, l’atmosfera che si respira è quella dei comics vecchia scuola. A volte, sembra addirittura di vedere lo “stravagante” Batman di Adam West e simili e, chissà, magari l’intento è proprio quello, vista la presenza dello stesso Mark Hamill, icona di uno straordinario incontro tra le generazioni “nerd” di ieri e di oggi.
Le noti dolenti arrivano, così, proprio nelle sottotrame cosiddette orizzontali, che nel loro sviluppo ancora solo timorosamente accennato, portano comunque a sospendere un giudizio più assoluto per quando se ne avrà una visione più generale. Analizzando le suddette “svolte”, ora come ora, ci riserviamo il diritto di non rimanere affatto impressionati. In primis dal Wells di Terra 2, unico vero rimando al midseason della stagione scorsa, con la scena post-credits (nonché dell’opening) che lo vede ancora protagonista, impegnato nel suo personale scontro con Zoom, il quale ci “rivela” le sue intenzioni: (udite udite!) vuole che Barry “diventi più veloce”… L’unico grande mistero attorno alla figura del villain, comunque riuscito nel suo differenziarsi con la stagione passata proprio su questo punto, è su chi ci sia dietro l’inquietante maschera – e su cui poniamo ormai le nostre aspettative più importanti -.
Bypassando sulle varie beghe interne e piuttosto ritrite (se non preoccupanti per il prosieguo stilistico della serie), dalle motivazioni di vendetta di Patty alle sdolcinatezze natalizie tra Jay e Caitlin, si deve render merito agli autori per non toppare mai sul rapporto Joe-Barry, esempio di come il più “tradizionale” dei rapporti padre-figlio possa essere gestito con la dovuta efficacia, senza risultare mai troppo melenso o fuori luogo. L’apporto emotivo che ognuno riesce ad infondere nell’altro da sempre spunto a tirar fuori il meglio dei due personaggi e conseguentemente dei corrispettivi attori: il Grant Gustin che fa finalmente i conti con sé stesso di fronte alle sembianze, dietro il vetro, del fantasma che l’ha perseguitato per una stagione e mezzo, è tra i più intensi che ci sia mai stato offerto, tanto da farsi perdonare tutte le paranoie esistenziali che il pubblico si è dovuto sorbire in questa prima parte di stagione; stesso discorso per Joe/Jesse L. Martin e la scoperta della sua paternità improvvisa.
Fan-service, si diceva: il fatto che il nome Wally West sia stato ripetuto, per nome e cognome, più volte nell’arco dello stesso episodio, può facilmente funzionarvi da campanello d’allarme sulla rilevanza del personaggio dei fumetti da cui prende origine (nel caso ne foste all’oscuro). D’altronde, l’entità tutta della preparazione, distillata episodio dopo episodio, alla sua entrata in scena, avviata fin dalla comparsa della madre di Iris ad inizio stagione, è servita per surriscaldare gradualmente gli animi. Eppure, il suo arrivo improvviso sul chiudersi dell’episodio ci è apparso paradossalmente anti-climatico e perciò privo del giusto pathos, dandoci la sensazione di un’inutile e rivedibile fretta nei tempi scenici, proprio sul più bello.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELDMarvel’s Agent CarterGotham e Constantine, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. Sul muro di Trickster si possono notare due collegamenti con la serie tv anni ’90 di Flash. Il primo è il modo in cui Flash è disegnato, che ricorda il costume indossato da John Wesley Shipp (ora Henry Allen). Il secondo è che tra i bigliettini attaccati al muro ce ne è qualcuno di San Valentino. Questo ricorda alcune particolarità dell’episodio “The Trial Of The Trickster”, il ventunesimo episodio della prima e unica stagione del vecchio serial di Flash. 
  2. Fa il suo debutto ufficiale Wally West. Comparso per la prima volta su Flash #110 del 1960, è il nipote di Iris West, moglie di Barry Allen. Cresciuto a Keystone City, Wally aveva un pessimo rapporto col burbero padre, Rudolph, e per questo motivo, appena possibile, andava a trovare l’amata zia Iris. Un giorno suo zio Barry gli “presentò” Flash, il suo eroe preferito, proprio mentre questi gli raccontava dell’incredibile incidente che gli aveva donato i suoi poteri. Per un’incredibile coincidenza un fulmine colpì lo scaffale pieno di sostanze chimiche e, ripetendosi il medesimo incidente che aveva donato ad Allen i suoi poteri, anche Wally acquisì la capacità di correre alla velocità della luce. Decise così di aiutare lo zio nella lotta al crimine diventando la sua spalla e adottando il nome di Kid Flash. Col tempo il personaggio cominciò ad acquistare una sua tridimensionalità quando fondò insieme ad altri due sidekick (Robin/Dick Grayson e Aqualad) i Giovani Titani. Dopo la morte di Barry Allen in Crisi Sulle Terre Infinite, West prese il suo posto nel ruolo di Flash. Successivamente in New52, la caratterizzazione di Wally West cambiò radicalmente e venne resa più simile a quella utilizzata poi nel telefilm: cambio di aspetto ed etnia compresi.
  3. La frase di Cisco “Best of the both worlds” è una doppia citazione. Non solo si riferisce al teaser trailer che annunciava l’introduzione di Jary Garrick e il suo successivo incontro con Barry Allen ma è anche un riferimento a Batman e Superman. Il Cavaliere Oscuro e L’Uomo D’Acciaio hanno sempre rappresentato il meglio dei due “mondi” a cui appartengono: il primo quello dell’umanità, il secondo quello della superumanità. 
  4. Ad un certo punto dell’episodio vengono citati gli Okamura Toys, riferimento a Hiro Okamura: bambino di circa dieci anni già a capo di una multinazionale produttrice di giocattoli per il suo talento tecnologico e il suo enorme genio. Alleato di Superman, Hiro è un supereroe poco conosciuto al resto del mondo poiché limita le sue operazioni in Giappone. Per combattere il crimine si serve di un mecha e armi che richiamano i giocattoli facendosi chiamare per l’appunto Il Giocattolaio, identità che prese in prestito all’originale Giocattolaio: Winslow Schott. Per chi guarda Supergirl, sicuramente non sarà un nome nuovo. Prima comparsa di Hiro Okamura: Superman  #177 del 2002.
  5. Forse è solo una grande coincidenza ma il fato del padre di Patty è molto simile a quello del padre di Jerry Siegel, uno dei due creatori di Superman. Mitchell Siegel gestiva un negozio di scarpe e vestiti di seconda mano, morì nel tentativo di difendere l’incasso e il negozio da una rapina. La causa della morte fu sempre molto discussa dato che i familiari sostenevano fosse un decesso per arma da fuoco, mentre il coroner propese per un infarto. La verità probabilmente sta nella fantasia dato che, non molto tempo dopo, Jerry Siegel (insieme a Joe Shuster) creò il suo primo supereroe: un eroe anti-proiettile in grado di saltare così in alto da superare addirittura i grattacieli. Indubbiamente Siegel creò (anche involontariamente) Superman con le caratteristiche che avrebbero fatto comodo al padre per salvarsi. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • How do you like the magnets, bitch?
  • Luke Sky… Trickster/Mark Hamill, ovviamente 
  • Wally West, anche se più nella sua costruzione, che nell’effettiva entrata in scena 
  • La prova di Grant Gustin e la presa di coscienza di Barry
  • L’improvvisata di Patty negli Star LABS, nel cross-over, accantonata con un fugace accenno
  • Patty unica rimasta a non essere a conoscenza dell’identità “segreta” di Barry: come il confronto con Snart rende chiaro, gli autori devono decidere se dare a questa il giusto rilievo o meno
  • Insomma, dopo un promettente inizio, il personaggio di Patty sta rischiando di cadere nello spiraglio delle banalità
The Flash ci saluta per Natale tra solide certezze e preoccupanti segnali di allarme. Col ricordo indelebile della passata stagione, scegliamo la via del “save them all”, rimandando giudizi più definitivi al nuovo anno. Dopotutto, siamo a Natale… “Merry Christmas” (cit. Zoom) 
Legends Of Today 2×08 3.94 milioni – 1.4 rating
Running To Stand Still 2×09 3.55 milioni – 1.3 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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