The Knick 2×10 – This Is All We AreTEMPO DI LETTURA 4 min

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Bless, bless e ancora bless. Talmente bless che ci permettiamo di trovare anche un difettuccio in questo season/series (quantisticamente e schrodingerianamente parlando) finale.
The Knick si conferma una serie bella e dannata. Talmente bella che ci permette di iniziare una recensione – per cui solitamente cerchiamo di essere distaccati – in maniera entusiasta, senza mezzi termini, urlando a gran voce la valutazione finale. Talmente dannata che è stata guardata da pochissimi intenditori, tanto da non rendere affatto scontato un rinnovo. Probabilmente sarà la scelta finale di Cinemax a determinare se l’iniezione di adrenalina di Chickering (grande fan di “Pulp Fiction” evidentemente) avrà avuto effetto, se le gesta finali di Algernon siano in onore di un uomo morto o semplicemente convalescente.
Certo, se noi dovessimo scegliere, non avremmo dubbi nel volere un Thack vivo e una terza stagione a disposizione. Che questa eventuale scelta narrativa sminuisca una fantastica uscita di scena da rockstar del bisturi è un piccolo dettaglio.
Si era parlato di un difettuccio. La colpevolezza di Henry era sufficientemente telefonata, nel precedente episodio, da rendere la confessione presente in questo episodio lievemente teatrale e fuori contesto per una serie cruda come solo il via cavo sa trasmettere. L’immediato cambio di carattere di Henry Robertson ha fatto sembrare il tutto una soluzione in stile Agatha Christie, solo con una fantastica regia, in un telefilm dannatamente ben fatto.
Torniamo alla nostra benedizione sotto forma di recensione. L’alternanza tra microscopico e macroscopico la fa da padrone negli sviluppi narrativi. Le piccole vite di piccoli personaggi hanno subito leggere evoluzioni, impercettibili cambi già suggeriti dalle loro caratteristiche già delineate nella prima stagione. Cornelia aveva da sempre rifiutato la vita che le veniva apparecchiata di fronte. Da lì all’emigrare in Australia il passo è breve. La disintossicazione di Thackery è durata lo spazio di pochi episodi: morire (?) per un’auto-operazione sotto effetto di droga è la diretta conseguenza di un carattere che è stato già abbondantemente dipinto nella stagione uno. E così via.
Il finale della prima stagione, però, in queste minuscole evoluzioni di minuscole vite, aveva aggiunto nella narrazione una goccia di macroscopica evoluzione (se così la si può chiamare) per l’umanità. L’eroina, da medicinale utilizzato per curare la dipendenza da cocaina, a droga letale, non è questo lusinghiero passo in avanti per la scienza. Non si può però negare che faccia parte di quei piccoli particolari che noi voyeur godiamo nel notare, in uno show d’epoca a sfondo scientifico.
Lusinghiera, così, non è neanche l’eugenetica d’esportazione, con prima tappa la Germania, inutile dire perché.
Ciò che però, finalmente, potrà rendere orgoglioso il positivista pubblico di The Knick è il “tell me about it” finale di un Algernon ormai incapace di esercitare una medicina “attiva”. L’accenno a primi rudimenti di psicanalisi chiude alla perfezione un’intera sequenza, quasi onirica, che ha reso questo finale così degno di benedizione.
Da non trascurare la svolta romantica della serie. Harry e Tom diventano un fantastico stratagemma per inserire in questo positivista clima medico anche un po’ di sano calore umano. Troppo facile, però, farlo con due hollywoodiane figure. Si sceglierà un’ex suora abortista dai tratti non propriamente gentili e un rude e losco barelliere dalla lingua sciolta. Come non fare il tifo per loro? Come, non senza un po’ di vergogna, considerarli una coppia “sbagliata” per ciò che ci è sempre stato mostrato? La confessione di Tom si aggiunge alle sequenze memorabili, commentate da una colonna sonora memorabile, su cui nulla si può dire.
Si conclude così la seconda stagione di The Knick, chiudendo trame e permettendo di considerare accettabile l’eventuale (ingiusta) chiusura di una serie seguita troppo poco. Si chiude questa stagione, lasciando comunque eventuali situazioni aperte (basti pensare alla “geniale” idea di Barrow di intestare tutto all’amante). Una serie che difficilmente permette quell’intrattenimento che alcuni spensieratamente cercano, una serie che permette di godere di ciò che si è visto solo a mente fredda, una serie che attua un primissimo piano ad un intestino in necrosi.
Dobbiamo però accettare questo clima di incertezza che ci avvolgerà: abbiamo urlato al capolavoro proprio per un’unicità che ha permesso solo a pochi eletti di goderne, con conseguenti brutti risultati in termini di ascolti. Ciò che ci piace è anche ciò che fa rischiare la cancellazione allo show. O no?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto
  • Rivelazione di Henry leggermente teatrale, ma sono quisquilie
Tante altre cose si sarebbero potute scrivere e dissezionare nel nostro tavolo operatorio chiamato RecenSerie. E’ però sempre difficile parlare di episodi che in ogni fotogramma potrebbero dare sfogo o a innumerevoli spunti di riflessione, oppure a silenziosa contemplazione. 

Do You Remember Moon Flower? 2×09 0.20 milioni – 0.04 rating
This Is All We Are 2×10 0.27 milioni – 0.05 rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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