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Arrow 4×10 – Blood DebtsTEMPO DI LETTURA 6 min

in Arrow/Recensioni by

You know what you have to do, right?
You have to kill the son of a bitch

Arrow ritorna, esattamente lì da dove aveva fatto “cominciare” il suo quarto capitolo, ovvero dall’Oliver Queen affranto dinanzi alla tomba di una sconosciuta vittima (di Darhk?), dando il via al “toto-morto” che ha caratterizzato praticamente l’intera prima parte di stagione. Se in “Green Arrow“, però, coglievamo solo dolore e rammarico, nel finale di “Blood Debts” e in particolare nelle parole di Felicity, c’è spazio solo per la rabbia e per l’odio cieco, forse come mai ci era stato mostrato nella serie prima d’ora. Dal punto di vista narrativo, invece, continua la manovra di avvicinamento all’eventuale e drammatico “conflitto finale” per estremi gradi, centellinando quindi le informazioni suddividendo la medesima scena, richiamando lo stile già visto in casi come il mistero dell’identità di Jeremy Bentham in Lost o del fantomatico “matrimonio” di How I Met Your Mother o ancora, per fare esempi più recenti, alle malefatte dei “Keating Five” di How To Get Away With Murder, anche se lì proposte con scadenza settimanale.
Considerazioni a parte (che enunceremo in seguito) la strategia fino ad ora funziona, e non può che parlarsi di una vittoria da parte degli autori, soprattutto in chiave “marketing”, per dirla cinicamente. Come sopra illustrato, infatti, il modus operandi non sarà tanto originale, ma l’obiettivo di infondere una discreta curiosità nello spettatore può dirsi più che centrato. Ancor di più se, a conti fatti, il prescelto a ricoprire il sepolcro indiziato non è per nulla certo, malgrado l’esclusione (per la scena citata, appunto) della “sospettata n°1” (sì, come no) tale Felicity, che dimostra solo di come Berlanti & Co. abbiano voglia di giocare con le aspettative e le teorie del fandom, riuscendoci alquanto. Certezze, come detto, ce ne sono poche, ma possibilità di sbilanciarsi quantomeno sì e gli occhi puntati vanno dritti alla nuova e strana coppia “over” dello show: da una parte abbiamo la madre di Felicity, sospettosamente sempre più presente in ogni episodio, la quale magari prima di morire ci concederà fatalmente maggiori informazioni sul padre scomparso (i forum pullulano di teorie circa una prossima guest star); Quentin Lance, genitore nonché poliziotto alla deriva per tutto il primo arco stagionale, che a Darhk (lui sì, il carnefice n°1) ha visto decisamente associarsi il suo più profondo declino personale, prima dell’agognata e (diciamolo) toccante risalita, complice proprio il fu odiato Oliver, in primis, e la relazione con la signora Smoak. Il funesto rancore di Felicity e la vendetta del “villain” (magari proprio su Quentin e sul suo tradimento), farebbero propendere più per la prima e la presenza di Barry andrebbe letta per quel che è: ossia l’ennesimo “falso indizio” degli autori per depistarci fino all’ultimo, scelta comunque giustificata nei casi di un parente tanto stretto all’ex-fiamma. D’altro canto, la drammaticità e il rilievo dato all’evento portano ad accantonare il coinvolgimento di un personaggio, malgrado gli sforzi, tanto marginale (forse, ecco, motivo in più per “virare” su Lance). Partendo da quest’ultima osservazione e sorvolando sulla mancanza di coraggio ampiamente dimostrata in passato (nonché stavolta, leggi Felicity rediviva) gli altri due nomi sarebbero quelli di Thea e Diggle (non prendendo in considerazione Laurel poiché, in quel caso, il fandom sboccerebbe solamente ettolitri di spumante, piuttosto che disperarsi), personaggi giunti decisamente agli estremi dei loro rispettivi percorsi personali.
Character che, quasi non a caso, sono protagonisti di punti di svolta, chi più chi meno, delle loro storyline: Thea e il suo ultimo boyfriend, che sembrano aver superato almeno temporaneamente il problema della sete di vendetta con cui sta venendo piano piano a compromessi; Diggle e il fratello ritrovato/ripudiato che (finalmente) giungono a punto di svolta e ad un apparente inizio della loro riconciliazione. Nel caso della “piccola” Speedy, il suo ruolo in chiave futura appare perlopiù cruciale nella lotta contro Darhk, data la sua immunità ai poteri del villain, incontrastabili per tutti gli altri, vedi i continui (ed imbarazzanti?) fallimenti del fratello maggiore. Certo, l’evoluzione del personaggio, con resurrezione annessa, è stata al centro di tutta la scorsa stagione, se non il suo motivo portante, e questo la rende senza dubbio la meno accreditata, causa imperdonabile ripetitività. Diverso il caso Diggle, lui sì narrativamente al capolinea (anche in materia di mero intrattenimento; a lui sembrano riservate ora le battute più pedanti ora le scene più ridicole, vedi la partita a carte), eppure non crediamo che gli autori si priveranno così facilmente del Grillo Parlante del protagonista.
Tra gli aspetti più negativi di “Blood Debts”, che a dispetto del titolo tanto “sangue” non lo regala, la non-morte di Felicity, non per il suo effettivo verificarsi (come detto, non ci credeva nessuno) quanto per l’ennesimo tentativo stavolta gratuito di scioccare lo spettatore, senza portare poi le premesse davvero a fondo. L’unico risultato dell’incidente sono l’aggiunta dell’immancabile patetico e la paralisi fisica, sicuramente solo temporanea, che forzatamente giustificherebbe solo (in caso della morte della madre) il fatto che la ragazza sia rimasta in macchina a fine episodio. Le “diabetiche” scene tra Oliver e Felicity, d’altronde, sono sempre più la rovina della serie al centro della trama generale di ogni puntata e ce ne siamo fatti ormai una ragione, al solito pretesto per ammirare le “doti” recitative dei due attori. E dire che Amell, con la storia della vendetta a costringerlo a tenersi lontano dall’ospedale, si era quasi salvato, ma nulla ha potuto contro l’obbligo dell’immancabile scena strappalacrime. Scena che, a dir la verità, stona con la successiva freddezza tra i due che si avverte nell’incontro in macchina: forse la si deve al ritornare a galla della paternità di Oliver (e quindi motivo di una futura rottura? incrociamo le dita) forse deriva semplicemente dal momento tesissimo che entrambi stanno vivendo oppure c’entrano le citate doti recitative dei due, “volutamente” e “abilmente” ambigue.
Ritornando alla trama verticale, non convince molto neanche stavolta il “nemico della settimana”, tale Machin aka Anarky, ex-ustionato/vittima di Thea. Per quanto sia apprezzabile il notevole approfondimento che lo riguarda e il conseguente massiccio minutaggio, la pochezza dei contenuti lo rendono perlopiù eccessivo. Lo svolgimento dell’azione va praticamente di pari passo, dopotutto, di quelli a cui Arrow ci ha ormai abituati, tra voltafaccia come se non ci fosse un domani e approssimatissimi escamotage narrativi (l’informazione del fratello di Diggle che prima non serve a nulla, poi ad un tratto sì, senza che si capisca realmente di cosa stiano parlando; l’ennesimo “brillante” piano di Oliver), dove però, potremmo dire quasi al solito, si “salva” il colloquio finale tra Darhk e sua moglie, forse il più grande colpo di scena dell’episodio dato che svela la natura insospettabile della donna, delineando una coppia di “malvagi” che fa quasi concorrenza ai coniugi Wellick di Mr. Robot.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Diggle e fratello a una svolta, ed era ora 
  • Darhk e sua moglie 
  • Il toto-morto continua e, in fondo, si fa divertente
  • Scontata e per questo perlopiù gratuita la non-morte di Felicity 
  • Flashback: quando e in che modo decollerà? Pur muovendosi (alleluja) qualcosa, rimane ad ora il più lento della serie 
  • Ollicity

 

Pur con i consueti ed immancabili difetti, ormai marchio di fabbrica, Arrow riesce ad infondere una discreta, se non notevole, curiosità sul suo futuro. Visto il buio totale che ci ha accompagnato il recente passato, non può considerarsi cosa da poco.

 

Dark Waters 4×09 2.82 milioni – 1.0 rating
Blood Debts 4×10 2.81 milioni – 1.1 rating

 

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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