Man Seeking Woman 2×03 – ScytheTEMPO DI LETTURA 5 min

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Che nelle teste dell’autore Simon Rich e dei suoi collaboratori la parola “continuity” non sia minimamente contemplata, è chiaro come il sole per ogni fedele seguace dello show; che tale estrema verticalità, debba considerarsi come il suo più grande (e forse unico) difetto, pensando alla critica speculare e consueta che facciamo spesso a tanti altri “colleghi” (leggi The Big Bang Theory), non è altrettanto inequivocabile. Non se l’assenza di una trama generale sia così dichiaratamente cercata e voluta, tanto che a volte diventa complicato registrare una continuity regolare e precisa persino all’interno di uno stesso episodio (come già si faceva notare la scorsa settimana). A questo punto, la forte struttura tripartita di “Scythe” va ricordata non solo come una delle più radicali viste fin ora nella serie, ma soprattutto esemplare in questo senso, probabilmente come nessun’altra delle precedenti.
Anzi, a dirla tutta, tenendo conto dell’opening che precede la sigla e il suo inaspettato cambio di prospettiva susseguente, i cambi di scena diverrebbero addirittura quattro. Il monologo di Josh in veste di uno Steve Jobs dell’onanismo presenta, inoltre, l’altro apparente “problema” dello show, ovvero la sua immobilità dei contenuti. Se la serie (speriamo) andrà avanti, difficilmente vedremo evolverla verso differenti tematiche, così come specularmente non cambierà lo sfortunato destino di Josh. Non lo vedremo mai sposarsi o metter su famiglia (al massimo, solo per un episodio); Jay Baruchel sarà sempre lo “sfigato” Steve e mai l’affascinante latin lover Stefan (Otto sotto un tetto, se vergognosamente qualcuno di voi non ha colto la citazione); ma, soprattutto, nessuno del cast inizierà ad uscire regolarmente con una partner fissa, per poi essere seguito a ruota da tutti gli altri, trasformando una sit-com su degli impacciati ed esilaranti nerd in una più canonica e noiosa soap opera (sì, il riferimento è quello). Per riportare in auge i validi insegnamenti di un accanito fruitore della tv degli anni ’90 che corrisponde al nome di Philip J. Fry di Futurama, alla fine di ogni episodio tutto ritorna com’era prima. Condividendo lo statico destino dell’Avvocatessa Single, quindi, Josh sarà un perenne e inguaribile “Man Seeking Woman” (al contrario del “similare” protagonista di Hello Ladies, per esempio), al massimo diventerà solo più esperto in materia, talmente tanto da diventare un guru della masturbazione.
Eppure, direte voi, il viaggiatore del tempo di Matt Groening parlava di una tv decisamente diversa, rispetto a quella che è diventata adesso, il che renderebbe il suo modus operandi perlopiù classico e paradossalmente (vista l’elevata opinione che si è guadagnato agli occhi di noi “addicted” incalliti e navigati) anacronistico, stonando quindi di fronte al livello di novità e freschezza del palinsesto americano contemporaneo. Ed è qui che arriva la definitiva caratteristica che contraddistingue la creatura di Simon Rich da ogni altra comedy del presente quanto del passato, ovvero il brillante uso di metafore e allegorie grottesche e stravaganti, ad estremizzare le paranoie sociali con cui l'”uomo comune” è costretto a vivere ogni giorno. Concetto probabilmente scontato per alcuni, ma non per questo da sottovalutare: gli stilemi narrativi della serie, da “antichi” si fanno unici ed ineguagliabili e il lavoro “classico” degli scrittori si fa arguto e straordinario. In quale altro show, altrimenti, vedremo il terrore della perdita dei capelli, per la grande maggioranza degli uomini equivalente alla fine del mondo, impersonificata dalla Morte con tanto di falce taglia scalpo? (1° sezione) O ancora, a chi altri verrebbe in mente di trasformare lo stereotipo dell’acquisto di una macchina sportiva, nel mentre di un’esplosa “crisi di mezza età”, in una relazione amorosa (2° sezione) e, soprattutto, sessuale con risvolti fedifraghi (ed orgiastici)?
Ecco, a tal proposito, va infine fatto notare che, il più delle volte, nessuna delle surreali trovate autoriali si rivela mai fine a se stessa, ma si conferma sempre supportata, ora dalla convincente e perciò strepitosa fisicità e mimica di Jay Baruchel (e co-protagonisti), ora dalla genialità di dialoghi e messa in scena. Ovviamente, l’improvvisa (per come arriva, cambiando totalmente toni e tematiche, per la 3° volta) parodia di Arma Letale, con tanto di “I’m too old for this shit“, che nella sua fedele (e spassosa) riproposizione dell’action-movie degli anni ’80 (dei pregi tecnici, poi, quasi superfluo parlarne), immersa nella rischiosa e terribile missione di “approcciare una tipa”, si dimostra decisamente la sezione più brillante e allo stesso tempo più attuale dell’episodio. Sì, attuale, visto che non si fa mancare neanche acuti prese in giro riferimenti a film e serie tv di massa che impastano i popolari ed ordinari discorsi di ultima generazione, da Game Of Trones a Empire fino ai buchi di trama di Prometheus. Il denunciato “vecchio” che si fa “nuovo”, alla fine, ultimo passaggio che consacra (meritatamente e se ce ne fosse bisogno) Man Seeking Woman nell’Olimpo delle serie tv più riuscite e, ingiustamente, sconosciute ai più.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il nuovo livello dell’auto-compiacimento ideato da Josh 
  • Il car sex e la mentalità aperta dell’automobile
  • La parodia di Arma Letale tutta, un capolavoro: I’m loco
  • You got to make small talk. Talk about the Game of Thrones” 
  • Ah, c’è anche Taxi Driver: “You want to reject me? You want to reject me? You want to reject me?  
  • Oggettivamente, estrema staticità, e verticalità. Personalmente, who cares
L’unicità della creatura di Simon Rich ritorna ai suoi standard epici e, per questo, gli possiamo dire solo grazie. Quei 20 minuti sono, comunque sia, sempre troppo pochi. 
Feather 2×02 0.25 milioni – 0.2 rating
Scythe 2×03 0.25 milioni – 0.1 rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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