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Baskets 1×03 – 1×04 – Strays – Easter In BakersfieldTEMPO DI LETTURA 4 min

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I’m a clown, I love the lady, she’s looking for a farmboy. You belong out there and I’m stucked in this world.

Al terzo episodio di Baskets non si sà già più come interpretare la serie. Chiunque abbia visto il pilot e/o anche la scorsa “Trainee” si sarà reso conto che Baskets è una serie molto sui generis che non può essere banalmente accostata al versante comedy o drama delle serie televisive. Nemmeno il sempre più in auge dramedy può accogliere Baskets tra le sue fila senza porsi troppe domande, Baskets deve stare da solo perchè nessuno è come lui.
La deprimenza che si respira a polmoni pieni da questa serie (che d’ora in poi etichetteremo come fake comedy) cala subito lo spettatore in una realtà che non è né infima né infame, semplicemente triste e strana. Ovviamente con tutti i connotati di tristezza e di stranezza che il clown impersonato da Galifianakis potrebbe portarsi dietro, volontariamente o meno.
Per quanto ci si possa inizialmente far ingannare dalla presenza e dal faccione simpatico di Zach Galifianakis, Baskets è in realtà una serie che viaggia su un umorismo molto più elitario e raro che nulla ha a che fare con quello più becero, bonario, facilone e caciaroso di Una Notte Da Leoni.
“Strays” e “Easter In Bakersfield” fugano qualsiasi forma di dubbio che potesse essere rimasto agli spettatori circa il tenore di Baskets. Non c’è spazio per battute dirette, tutto viaggia su un piano diverso fatto di un umorismo che non si può definire “british” ma che ci va molto vicino, pur tenendo una deriva ancora più sottile. La risata infatti, se nasce, è scaturita da comportamenti al limite della sanità mentale della famiglia Baskets (Chip in primis) ma non è mai gratuita e facile, bensì subdola e non per tutti. Ovviamente frasi come “Oh, Mom, wear panties next time.” sono di più facile “lettura” da parte di tutti ma l’intera serie, e la stessa difficile comicità sostenuta da Zalifianakis, sta tutta nella sua sofferenza e nelle poche ma vitali relazioni che ha. Se Martha in tal senso è di poco aiuto per via del suo spiccato mutismo e monovocalismo, è con la signora Baskets che si hanno i momenti di apice umoristico della serie.
Premettendo che nessun character della serie è tratteggiato per rientrare nei canoni di una persona normale, tutti a loro modo interpretano un ruolo da borderline che però si atteggia a persona normale all’interno di un contesto normale. Di fatto in Baskets c’è uno scontro tra personalità borderline: nessuno potrebbe essere definito da uno psichiatra completamente sano di mente ma allo stesso modo nessuno potrebbe essere messo in una casa di cura. I comportamenti totalmente strani e disfunzionali dei vari personaggi rappresentano la chiave di lettura corretta per poter usufruire correttamente di questa fake comedy non molto commerciale. Più Chip soffre e più il pubblico ha modo di assistere al suo lento ed agonizzante sprofondamento emotivo: dove troverete qualcuno che adotta un coyote intrattenendovi una discussione mistica sul ciglio della statale? Baskets è anche questo, per non dire che è solo questo. E per solo intendiamo “tutto” questo. Fatta eccezione per l’elemento clownerie che in due episodi si è già evaporato nell’aere.
L’elemento sorpresa è l’unica costante dello show perchè non si ha assolutamente idea nè di cosa Jonathan Krisel stia scrivendo nè di dove voglia andare a parare. I controsensi si inseguono costantemente e il cosiddetto Karma di cui tanto si sente parlare in molti show (e nella vita reale) non è assolutamente sovrano, anzi. Chip, bistrattato sia lavorativamente che sentimentalmente, non si comporta né come se cercasse aiuto né come se fosse sofferente. Nel suo rapporto di superiorità con Martha emerge tutta la frustrazione e il desiderio di sentirsi più “grosso e forte” rispetto a qualcuno che non ha i suoi stessi problemi. La relazione (non sessuale) con Martha sarebbe diversa se Baskets avesse successo a livello lavorativo o sentimentale e, invece, quella con lei è l’unica parte della sua vita dove può “avere successo”. Ridicolo? Sadico? Karmico? Niente di tutto questo, semplicemente Chip Baskets.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il coyote
  • La sofferenza di Chip Baskets
  • La scena in chiesa
  • Umorismo borderline
  • Continua a non essere una serie “facile” e per tutti
  • Umorismo borderline
  • Clownerie completamente abbandonata

 

Amarlo o odiarlo? Se siete arrivati fino alla quarta puntata un certo piacere Baskets deve pur darvelo, il nostro consiglio è di tenere duro, in fin dei conti venti minuti di clownerie francese non si possono lasciare facilmente. Ah sì, dimenticavamo: il momento clown non c’è già più.

 

Trainee 1×02 0.66 milioni – 0.4 rating
Strays 1×03 0.62 milioni – 0.3 rating
Easter In Bakersfield 1×04 0.62 milioni – 0.3 rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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