The Good Wife 7×15 – TargetsTEMPO DI LETTURA 4 min

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A sette episodi dalla conclusione, The Good Wife ci fornisce un’interessante chiave di lettura. O meglio, ci permette di tirare alcune somme.
Partiamo da una distinzione basilare: serie procedurali e non. Un procedurale ha come caratteristica di base la verticalità parallela nei vari episodi. The Good Wife è un procedurale. Breaking Bad non è un procedurale in quanto scioglie la sua storia in un continuum narrativo inscindibile. Ok. Adesso valutiamo questa distinzione sotto un altro punto di vista. Prendiamo la totalità dell’orizzontalità di BrBa e consideriamo una percezione lineare del tempo: ogni effetto è delimitato da una causa e ogni effetto sarà causa di un ulteriore effetto. Una linea continua: è impossibile tornare indietro.
Nel procedurale possiamo intravedere la linea di trama orizzontale, ma ciò che è importante nella caratterizzazione della serie è l’aspetto ciclico, la presenza continua di elementi che si ripresentano variati, sotto forma di eterni ritorni. Questo fa forse diventare banale una serie procedurale? Assolutamente no. Ciò che caratterizza questo stile narrativo è proprio il sapore di variazioni sul tema, con elementi familiari allo spettatore che si affeziona al determinato modus operandi. The Good Wife (ma anche Person Of Interest) gioca su questi eterni ritorni: personaggi apparsi come fugaci elementi di una trama verticale vengono scoperti come ricorrenti. Trame complesse e intricate vengono portate avanti grazie alla verticalità di casi legali, vero DNA della serie. Ma questo lo sapevamo già.
Parliamo di eterni ritorni in TGW, quindi, non facendo riferimento alla evidente dimensione procedurale dello show. Gli eterni ritorni del dramma legale della CBS stanno nella direzione di trama verso cui ci si sta dirigendo. Peter e i suoi problemi legali, Alicia e la sua etica lavorativa abbinata ad un matrimonio di facciata, gli Stati Uniti d’America raccontati come meglio non si potrebbe anche attraverso fatti di recentissima cronaca. Se gli eterni ritorni sono alla luce del sole con apparizioni più o meno di colore come gli intercettatori della NSA o la sempre eccentrica Elsbeth Tascioni, eterni ritorni sono anche le condizioni dei protagonisti che ci hanno accompagnato per sette stagioni. Qualche somma la si può iniziare a tirare. Dove sono arrivati ormai?
I personaggi hanno subito evoluzioni di carriera forse, cambiamenti di vita esteriore, ma possiamo forse dire che sono stati protagonisti di una vera e propria evoluzione (o involuzione)? Non bisogna leggere una critica negativa in questa interpretazione. La scelta è assolutamente coerente con il cinismo che i King hanno sempre dimostrato nei confronti della vita messa in scena in TGW. Cinismo che ci mostra la protagonista con tutto il suo progressismo esprimersi in favore di una vera e propria esecuzione, salvo rimangiarsi tutto dopo essere venuta a conoscenza della nazionalità dell’ipotetica minaccia. Si è poi parlato e riparlato della difficoltà di tracciare un limite tra giusto e sbagliato, territori sconosciuti all’ambito legale dove il vero confine separa lecito e illecito. Il cinismo dipinto dai King è quello che vede far fuori freddamente, a metà di una stagione, uno dei personaggi principali. Non c’è da stupirsi se non vi è nessun percorso di formazione che hanno compiuto i nostri amati personaggi. Se tutto è cambiato perché non cambiasse niente.
In The Good Wife i personaggi non sono cresciuti, non hanno subito colpi per cadere e rialzarsi diversi e più forti. I loro colpi li hanno solo un po’ più acciaccati, forse incattiviti. Basti vedere un Cary cui non basta il proprio nome nello studio legale per essere nuovamente geloso e timoroso per la posizione di Alicia, come avveniva alla fine della prima stagione. Una Diane che, totalmente raffreddata (qui forse c’è anche un trattamento non proprio generoso da parte degli autori), gioca alle spie con i suoi soci, ormai sola nel suo ufficio. La situazione che si trovano ad affrontare Eli e Peter può anche non essere commentata vista la sinossi di base della serie dove tutto si snoda, proprio a partire dall’incarcerazione di Peter. Infine Alicia che con la sua insicurezza di fondo cerca comunque di fare sempre la cosa giusta, con qualche freno in meno. Alicia è la stessa della prima stagione? Forse no, ma non è neanche irreversibilmente diversa come poteva essere Walter White. L’unica vera evoluzione la si può vedere in quella flebile luce che la sta allontanando dal pericolo dell’alcolismo, a quanto pare non così sottovalutato dagli autori.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il caso militare, sebbene breve
  • Ritorni (NSA su tutti)
  • Alicia affronta l’alcolismo
  • Si poteva sfruttare di più il caso militare
  • La caratterizzazione di Elsbeth Tascioni, forse, non rappresenta più una sorpresa
“Targets” è un episodio denso di avvenimenti, dove i personaggi non sono separati in compartimenti stagni e dove il caso legale di giornata viene ridotto ad una breve porzione di episodio, non senza colpire lo spettatore, vista la vicinanza con vicende di cronaca estera.
Lo stile di The Good Wife non si sta discostando dagli standard cui siamo sempre stati abituati: quasi sicuramente (la scaramanzia è d’obbligo) sarà una serie da consigliare in futuro. L’impressione che ci viene data è che difficilmente avremo un finale in crescendo, bensì una crepuscolare e sfumata conclusione. Forse meglio così.
Monday 7×14 7.96 milioni – 1.0 rating
Targets 7×15 7.88 milioni – 1.0 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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