American Crime Story: The People V. O. J. Simpson 1×04 – 100% Not GuiltyTEMPO DI LETTURA 4 min

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È sempre più evidente come, nelle vicenda del caso di O. J. Simpson, la ricerca della verità all’interno della serie stia passando sempre più in secondo piano in favore di altro, come effettivamente è successo all’epoca degli eventi.
Infatti il peso e la lotta tra le singole personalità dei vari avvocati coinvolti sta emergendo su tutta la vicenda, mettendo da parte l’etica professionale e lo spirito di collaborazione in favore dell’utilità di ogni singola debolezza come strumento accusatorio durante il processo. Se finora, sostanzialmente, la società e i personaggi si dividevano tra accusatori e difensori dell’ex giocatore, ora il focus si è spostato su un fronte più politico per così dire, la lotta per emergere tra tutti ed avere il potere di condurre il gioco fino alla propria vittoria personale è esattamente ciò di cui stiamo parlando.
Emblematico è il ribaltamento della percezione che si ha del Dream Team di avvocati difensori. Derivando questo nome dal mondo dello sport di quell’epoca, i giornali e la tv riescono in pochissimo tempo ad influenzare l’opinione pubblica, prima esaltando le capacità e la forza di questo gruppo di persone in un’operazione di costruzione di un mito simile a quello fatto da Hollywood, poi ad evidenziare i presunti attriti che porteranno inevitabilmente a cambiare gli equilibri all’interno del team.
Gli stessi protagonisti ne sono loro stessi vittime e soltanto chi conosce questi meccanismi di distorsione della realtà può usarli a proprio vantaggio. Non è un caso quindi che ne esca vincitore Johnny Cochrane, da tempo all’interno del mondo dello spettacolo e quindi già manipolatore della realtà e della percezione dell’opinione pubblica.
Chi invece fatica ad adattarsi è la procura, visibilmente impreparata all’onda d’urto mediatica scoppiata, quasi impreparata al susseguirsi degli eventi e, a tal proposito, un eloquente scambio di battute tra Marcia e il D.A. Gil Garcetti vale più di molte parole per indicare come l’impotenza della procura sia lampante:

D.A. Garcetti:We have to be realistic. People love O. J.
Marcia Clark:They’re not gonna love him once they see those crime scene photos.
D.A. Garcetti:I have no doubt you’re gonna put him behind bars, but nobody in America is gonna vote to execute O.J. Simpson.
William Hodgman:Marcia, we can’t even execute Charlie Manson.

Marcia è il personaggio chiave in tal senso. Probabilmente molto capace nel suo lavoro, scopre sulla propria pelle quanto invece conti essere percepita come simpatica dal pubblico e soprattutto dai giurati. La scelta degli stessi giurati infatti diventa emblematica per dipingere un quadro impietoso della giustizia americana (e non). La presunta oggettività alla base di ogni diritto moderno che ci si aspetterebbe di trovare, viene completamente snaturata e piegata ai sondaggi di opinione e all’umore cangiante dell’opinione pubblica dove è molto più importante ingraziarsi un determinato rappresentante di un gruppo di opinione piuttosto che ricostruire i fatti e le prove da presentare in aula.
Sono infatti volutamente pochi quei momenti dove emergono situazioni meno calcolate e quindi più sincere. La prima è quella che coinvolge i familiari della seconda vittima Ronald Goldman, il presunto amante di Nicole, ucciso insieme a lei ma praticamente dimenticato dai media e anche dalle autorità, a riprova di come un processo mediatico sia in grado di manipolare in maniera vivida anche i fatti più conclamati. Al procuratore Clark nel giro di poche, sentite, parole vengono vomitate addosso tutte queste mancanze: l’aver messo sostanzialmente in secondo piano il loro vero mandato sul quale dovrebbero focalizzarsi, cioè fare giustizia per le vittime.
La seconda situazione, paradossalmente, è quella che coinvolge l’amica di Nicole, Faye Resnick, che senza freni racconta la sua amicizia con la vittima ad un paio di “giornalisti” che la useranno per produrre un libro scandalistico a tempo di record, pieno di rivelazioni morbose ed ennesimo strumento di inquinamento delle prove. Faye, che sembra essere convinta di agire per fare giustizia verso le donne abusate, diventa essa stessa l’ennesimo strumento in mano ai media per pilotare le sorti di un processo che lentamente si sta trasformando in una farsa.
Resta quindi sempre in primo piano il tema della società delle immagini, tanto caro a Murphy e soci, che ad ogni episodio viene affrontato sempre più in profondità e da angolazioni diverse. Encomiabile.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le prove attoriali di tutti
  • Ritmo giustamente calibrato
  • L’entrata in scena del terzo avvocato delle procura
  • Il personaggio di John Travolta, troppo repentini gli scrupoli che si fa venire per le possibili rivolte della comunità nera

 

ACS continua un trend qualitativo veramente molto positivo, soprattutto riuscendo a mantenere alto il livello di coinvolgimento, centrando le tematiche affrontate e bilanciandole senza strafare. Una lode generale a tutti gli attori coinvolti, totalmente in parte e convincenti. Un grazie sentito anche alla costumista per le parrucche di Sarah Paulson.

 

The Dream Team 1×03 3.3 milioni – 1.5 rating
100% Not Guilty 1×04 2.98 milioni – 1.3 rating

 

 

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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