Shameless 6×08 – Be A Good Boy. Come For Grandma.TEMPO DI LETTURA 7 min

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Nick’s in jail.”
“I wondered what happened to him.
Killed a guy.
Oh. Wow.
Got all twisted up about respect. Couldn’t let it go.
Are you ok?
Just can’t stop seeing that dead body in my head […] Figure I’ll start seeing more people get dropped if I stay in the game. I don’t want to see that.
Is it okay if I say I’m proud of you?

Con l’episodio in cui Carl sembra dire definitivamente addio alla sua vita da gangster, e soprattutto i modi con cui esso arriva, si compie probabilmente allo stesso tempo l’atto di svolta più rilevante della stagione, non a caso arrivata al suo giro di boa. L’abbiamo detto già la scorsa settimana e lo ripetiamo: questo è decisamente l’anno di Carl l’unico che poteva dare una scossa alle dinamiche interne della famiglia più scapestrata d’America.
Attraverso la sequenza più commovente, significativa e quindi di classe della puntata, ossia quella del confronto con Fiona, tutto lo spirito che fa grande Shameless viene fuori, in questa sua estrema sintesi tra drama e comedy che non lascia mai un attimo di respiro: basti vedere come si passa senza la minima nonchalance dal Carl che chiede aiuto a Frank, il padre che “comicamente” lo sostituisce, all’intensissima confessione in lacrime alla sorella maggiore. Il disfacimento dei Gallagher raffigurato alla perfezione dalla perdita della casa “storica”, trova così il suo primo e insperato passo per la sua ricongiunzione proprio da parte di colui che se l’è ripresa, dopo essere apparso per un po’ di tempo quello più emancipato e avviato a cogliere l’eredità da “reietto della società” del padre. La richiesta d’aiuto a Frank, assolutamente non raccolta, non arriva infatti assolutamente a caso, dato che parliamo del figlio che, ricordiamo, è stato probabilmente l’ultimo (non contando il recente “ritorno di fiamma” by Debbie) a smettere di credere nel rapporto paterno. In quel dialogo commovente con Fiona, la quale a contrario dello sdegnato “Gallaghers don’t quit” di Frank, si dice invece orgogliosa della scelta che Carl sta prendendo, si consuma la parabola di avvicinamento del “primo” Gallagher a colei che invece li ha cresciuti per davvero e che, per tutta questa parte iniziale di stagione, è finita con l’essere ignorata, snobbata e infine addirittura abbandonata.
Il Gallagher che ritorna all’ovile, allora, è quello più insospettabile, ossia quel Carl che sembra uscito dalla Baltimora di The Wire, riprendendo in pieno nel suo discorso di ammenda lo storico “It’s all in the game” recitato da Omar sul finale della prima stagione, ma in questo caso salvandosi. A differenza dei giovani spacciatori di colore dell’acclamata serie HBO,  può qui contare sull’approvazione della sorella e l’aiuto inatteso del suo compagno, facendo le veci di veri genitori di quello che in fondo non è altro che un ragazzino che ha giocato a “fare l’adulto”, scottandosi (per fortuna) troppo presto (e forse, anche grazie a degli sceneggiatori più magnanimi). Fiona e Sean, dopo il graduale percorso di allontanamento dalla famiglia, con tanto di trasferimento di lei e avvicinamento al figlio di lui, trovano così il loro riscatto “interno” alle dinamiche centrali dello show, finendo però fatalmente con l’essere protagonisti di un drammatico passo indietro. Ecco infatti che i Gallagher e la “malsanità” che li circonda arrivano a toccare Sean e la sua altrettanto precaria condizione di vita, dopo i tanti scongiuri e avvertimenti da lui stesso espressi, ironicamente proprio nei confronti di Carl. La sfuriata finale giunge piuttosto “televisivamente” quando il rapporto tra i due aveva decisamente ingranato, e lo stesso personaggio con l’aiuto dato a Carl in questo episodio era pronto ad entrare nel cuore degli spettatori. Sean è così esattamente al centro tra un Jimmy/Steve che aveva totalmente abbracciato la causa Gallagher e un Gus che se n’era perlopiù estraniato: quale sarà la sua scelta? Non resta che attendere gli sviluppi di quella che, senz’alcun preavviso, è balzata a rappresentare la storyline più “surriscaldata” del momento.

It’s okay. Be a good boy. Come for grandma, come on.

La famiglia ancora una volta protagonista quindi, tanto che sembra quasi banale ormai dirlo, perfino nelle sue componenti più comiche. L’avvento, irresistibile se non epico, di Frank “the Cracker”, succede solo di pochissimo quel cinico e già citato “a Gallagher don’t quit” che mette nuovamente in cattiva luce le sue attenzioni genitoriali, per usare un eufemismo. Il suo subentrare al “lavoro” di Carl rovescia in modo arguto il rapporto padre-figlio, sintetizzando il suo definitivo deterioramento, oltre ovviamente a ripresentare le sue infinite capacità di cogliere al volo la minima possibilità di guadagno e di sopravvivenza, seguita altrettanto puntualmente dai soliti fragorosi fallimenti. Tutta la vicenda, inoltre, tradisce in pieno (com’era naturale che fosse) il quadretto rose e figlio dei fiori messo in piedi da “nonna” Sherilyn Fann, che quindi non si è solo limitata a realizzare (piuttosto tardivamente, va detto) i sogni proibiti dei nostalgici spettatori di Twin Peaks, ma ha provato a suo modo a prendere le veci di Fiona.
Le cure della “grandma” , infatti, arrivano a coinvolgere perfino il più lontano dal South Side di Chicago, ossia quel Lip che tra le altre cose si trova anche, sinteticamente, ad “accettare” la gravidanza della sorella minore, perché alla fine “it’s a little late for that now, no?“. Anche la storyline “distaccata” del personaggio, però, ha avuto decisamente il suo “turning point”, ora in pieno sconvolgimento post-rottura con Mrs. Robinson. Per quanto la gravità dei suoi “problemi” sia lontana anni luce da quella dei suoi fratelli, pure al giovane Philip giungono aiuti “familiari” per superare il difficile momento personale, anche se tecnicamente non proprio “sanguigni”: da una parte, infatti, lo consiglia quello che appare sempre di più un surrogato paterno, ossia il professore; dall’altra, in maniera più incisiva, la grottesca surrogata materna è impersonata dalla “grandma” in quella che forse è la scena più bassa e trash vista in Shameless. Perlomeno con lo sfogo liberatorio che si registra nel mentre, il bizzarro massaggio sembra funzionale alla causa, per gli stessi motivi che ci fanno salvare l’orgia (oltre ovviamente a quelli puramente estetico), ovvero nel loro segnare apparentemente l’abbandono di una storyline che andava via via appesantendosi (quella di Helen) e che stava bloccando eccessivamente l’evoluzione del personaggio.

That sound normal.
That a bad thing?.
No, not at all. I’m en… I’m enjoying normal lately.

Situazioni grottesche non risparmiano neanche l'”emancipata” Debbie e il feticista delle ragazze incinte, la quale però, nel suo tentativo di trovare una stabilità finanziaria e principalmente di vita in ottica futura per il proprio bambino, condivide dei punti in comune con quella che possiamo chiamare “la ricerca della normalità” espressa da Ian alla sua nuova fiamma. Il fratello maggiore, ad inizio episodio, è infatti al centro di diversi e promettenti spunti, ora con la sua preparazione all’esame per diventare pompiere ora con una relazione finalmente salutare e oltremodo “normale” che è quella con Caleb. Ma la “sfortuna” dei Parker Gallagher colpisce ancora: come nel caso di Fiona con Sean, come Debbie con l’inquietante spasimante, Ian incappa nella sieropositività del compagno, fino a quel momento altrimenti perfetto. Gli scheletri nell’armadio che accompagnano lui invece, dal bipolarismo alla travagliata storia con Mickey (misteriosamente, o meglio sospettosamente, accantonata in fretta), rendono questa storyline, fino ad adesso in completa e “straniante” armonia, decisamente sul punto di esplodere. In fondo stiamo parlando dei Gallagher e la domanda massima che circonda le loro vicende non può che riaffacciarsi in continuazione: potranno mai avere una vita normale?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il confronto Carl-Fiona 
  • Sean e lo spogliarello per gli spacciatori 
  • Frank The Craker 
  • Le effusioni “medievali” tra Frank e Queenie 
  • Il ritorno di Kev e V, per quanto minimo, nelle vicende interne dei Gallagher 
  • Se perfino Debbie ne esce bene a fine visione, siamo sicuramente di fronte a un bel puntatone
  • La scena trash di Lip con la “nonna” è difatti il più grande neo di un episodio altrimenti esemplare  
Il giro di boa stagionale di Shameless si consuma mettendo a segno la sua prima e importante svolta nella trama: che la tanto attesa e ambita ri-unione dei Gallagher sia infine cominciata?  
Pimp’s Paradise 6×07 1.66 milioni – 0.7 rating
Be A Good Boy. Come For Grandma. 6×08 1.49 milioni – 0.6 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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