The Walking Dead 6×12 – Not Tomorrow YetTEMPO DI LETTURA 6 min

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Why are dingleberries brown? 
It’s just the way shit is.

In un episodio che trasuda risposte a questioni superiori al mero senso della vita (tipo perchè i tarzanelli sono marroni), The Walking Dead si permette il lusso di fare il bello ed il cattivo tempo girando vorticosamente la narrazione su più livelli, alcuni buoni e altri meno, ma pur sempre mantenendo intatto il filo del discorso. E non è poco. “Not Tomorrow Yet” è uno dei rari casi in cui la serie sia riuscita a coniugare i suoi momenti estremamente non-sense con quelli dannatamente forti, il tutto non uscendo quasi mai dai canoni richiesti dallo spettatore.
Dai momenti alla Bake Off America (in patria conosciuto come The American Baking Competition) in cui Carol prepara biscotti alla barbabietola e ghiande per poter pasturare, si riesce a passare con successo a scene di efferata violenza in cui le reminiscenze dei libri scolastici riemergono prepotentemente. L’assalto alla “base” dei Savior di Negan è un omaggio alla Storia intesa nella sua concezione più violenta ed arrivista, è infatti evidente se lo si vuole vedere un chiaro richiamo alla famigerata “Notte Dei Lunghi Coltelli”, datata 29-30 Giugno 1934, in cui Hitler eliminò antagonisti interni ed esterni al suo partito tramite le SS di Himmler. Molti individui di spicco della politica tedesca ed ex alleati del Führer vennero uccisi e anche decapitati nel sonno al fine di eliminare qualsiasi intoppo si potesse creare per il cammino professionale e politico di Hitler. Ma Hitler non è l’unico caso a cui si può fare riferimento perché diversi scritti latini enunciano atti simili, non ultimo tra questi c’è un certo poema epico chiamato Eneide in cui Niso ed Eurialo entrano di notte in un accampamento di guerrieri italici e ne uccidono molti nel sonno. La Storia in “Not Tomorrow Yet” non è differente e affonda le sue radici in una cultura della guerra vecchia di secoli, infatti Seth Hoffman prende a piene mani questa serie di eventi e la rende propria per applicarla a The Walking Dead in maniera encomiabile.

This is how we eat.

È questa la frase che Rick continua a ripetere nei suoi discorsi incitatori al gruppo, semplice e pura verità.

So, this is the next world.

È questa la frase che Jesus esclama nel momento in cui si ritrova ad ammirare i resti esanimi dei Savior nella loro base.
La crudeltà che viene perpetrata nel corso dell’episodio non è diversa da quella mostrata in “JSS” (non a caso scritta dallo stesso Seth Hoffman, autore anche di questo episodio). La violenza ha un suo scopo e The Walking Dead, pur spacciandosi per un drama apocalittico sugli zombie, non ha mai fatto abuso di essa, piegandola sempre ai suoi scopi, arrivando addirittura a centellinarla in momenti in cui avrebbe fatto comodo fosse presente. Esattamente per questo motivo ed esattamente in contrapposizione a quanto visto in “JSS“, la violenza vista in questo episodio assume un valore ben più elevato rispetto a quello che si potrebbe superficialmente pensare. Nel “the next world” di cui fanno parte Jesus e Rick (inaugurato in “Knots Untie“) la mera sopravvivenza non è più l’unico motore delle azioni umane ma viene sottoposta a delle nuove leggi, quali il baratto e la cooperazione, nonchè guerra tra villaggi vicini, che ne cambiano l’ottica globale. È con questa prospettiva che il pubblico deve guardare l’assalto in stile Navy Seals alla (presunta) base dei Saviors: è una lotta per la sopravvivenza sì, non c’è dubbio su questo, ma è un attacco preventivo e con diversi obiettivi primari e secondari che si configura per essere anni luce lontano da quello avuto con il Governatore.
Regia (c’è Greg Nicotero questo giro e si vede), recitazione e soprattutto musiche sono parte di un mix perfettamente bilanciato che rende gli ultimi 15 minuti tensione allo stato puro. Durante l’assalto alla base la tensione sale nello spettatore, le gambe diventano rigide, il respiro si fa più serrato, l’attenzione sale alle stelle, quasi come si prendesse parte all’incursione. Tutto è reso alla perfezione, nessun momento fa trasalire una bestemmia e soltanto con le note iniziale di “Hozier – Arsonist’s Lullabye” si comincia a rilassare i muscoli, il tutto ovviamente per preparare al mistico cliffhanger finale.
C’è un momento, durante la “Notte Dei Lunghi Coltelli” di The Walking Dead, in cui Glenn si sofferma a guardare le foto di cadaveri presenti sopra il letto di uno degli uomini che poi ucciderà. Esattamente in quella scena si può capire quanto siano cambiate le prospettive di tutti i personaggi e della serie stessa, che ora vede i propri character compiere scelte per la loro vita e non solo per la loro sopravvivenza. L’omicidio a sangue freddo premeditato può non andare bene a tutti, di sicuro non va a genio neanche a Glenn, ma è tramite la visione delle foto che il senso di colpa viene calmierato perché, in maniera del tutto asettica e cautelativa, quel gesto rappresenta il potenziale miglioramento dello status quo della gente di Alexandria.

I love you.

Purtroppo duole dirlo ma, in quel grosso calderone che porta il nome di “Not Tomorrow Yet”, sono ben distinguibili tutti quei momenti “WTF?” di cui si farebbe volentieri a meno e che minano la bontà di sceneggiature ben ritmate. Le situazioni sono varie e coinvolgono vari personaggi: dalla presenza su schermo del Prete Gabriel che fa rimpiangere T-Dog (almeno con lui i Meme erano all’ordine del giorno), alla voglia di cazzo di Carol all’improvvisa ricerca amorosa di una Carol che sente la primavera, il tutto passando per la relazione saffica meno credibile del piccolo schermo e dimenticandosi di come Abraham abbia mollato Rosita con una metafora sul colore dei tarzanelli. Questi esempi fanno parte di tutta quella categoria di scene da eliminare sia dal copione che dalla post-produzione. Se “Not Tomorrow Yet” non riceve la “benedizione finale” è solo per questo motivo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ultimi 15 minuti finali in tutta la loro complessità
  • Regia, musiche e recitazione: gran prova…
  • La “Notte Dei Lunghi Coltelli” di The Walking Dead
  • Rick che picchia teste di zombie mozzate
  • Abraham che molla rosita con una domanda esistenziale sul colore dei tarzanelli
  • Gabriel VS T-Dog: who is the worst one?
  • Carol e la voglia di cazzo primavera
  • Minutaggio perso in questioni futili

 

Solo alcune scene stupide separano il “Thank Them All” dal “Bless Them All” che questo episodio avrebbe meritato. Seth Hoffman ci ha provato, ha convinto ed è stato tutto dannatamente piacevole. Nonostante ciò non ci si può non domandare il perché di cotanta ostinatezza su questioni futili e poco rappresentative in un episodio che è senza ombra di dubbio uno dei migliori di questa stagione, se non della serie stessa.

 

Knot Untie 6×11 12.79 milioni – 6.1 rating
Not Tomorrow Yet 6×12 12.82 milioni – 6.1 rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

2 Comments

  1. "No Way Out" è un ottimo episodio che però viene tradito troppo spesso da un "tempismo" e da alcune scene un po' forzate. Daryl con il lanciarazzi è apprezzabilissimo ma molto sopra le righe; Abraham che salva Glenn proprio nel momento giusto ce lo siamo dimenticati?
    Qui queste cose non accadono, c'è un inizio molto lento e altri difettucci ma considerando il complesso…

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