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The Walking Dead 6×15 – EastTEMPO DI LETTURA 5 min

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Ah, ok.
Questo è quello che gran parte del pubblico avrà detto alla visione del finale a effetto di “East”. Dopo giorni e giorni in cui basta aprire un social network qualsiasi per veder rimbalzare indiscrezioni su presunte morti, su presunti spoiler, su presunte dichiarazioni, quanto poco presunto è l’apparente esito di questo finale di episodio?
Chi scrive verrà spernacchiato, sbeffeggiato e messo alla berlina su pubblica piazza la prossima settimana. Oggi però lasciategli dire che è impossibile credere alla morte di Daryl, solo per alcuni motivi e per una certa razionalità.
La morte di un personaggio importante viene fatta sempre vedere, chiara ed esplicita, senza lasciare dubbi. E questo è il punto primo. Secondo: creare una settimana di attesa per sapere se effettivamente un personaggio è morto (coff coff Glenn coff coff) rappresenta un anticlimax che verrà legittimato solo da una rassicurante conferma di sopravvivenza. E infine: la reazione dei compagni e amici. Ogni morte che si rispetti – magari a ridosso della fine di un episodio – deve passare attraverso l’urlo disperato del compagno che si trova nei paraggi. Pensate ad un certo “not penny’s boat” e allo sguardo incredulo di colui che era al di là del vetro. Oppure, per citare un caso più vicino, la morte di Lori la sentiamo ma non la vediamo, ma le conseguenze su Carl ci vengono fatte pesare notare per le successive stagioni.
Insomma, la fine di “East” è un espediente stilistico, una firma d’autore nel condurre l’episodio di transizione verso la fine di stagione. Un finale di stagione che a sua volta dovrà fungere da introduzione del personaggio di Negan.
Questa 6×15 dimostra a tutti gli effetti di legittimare le trame frammentarie e vagamente confuse di questa seconda metà di stagione. Frammento e confusione che non hanno rappresentato un difetto, anzi. Condurre il gruppetto di 8 episodi verso una sola linea narrativa ha dato vita a episodi filler, a trame autobiografiche che, se stilisticamente si avvicinavano non di poco al cinema d’autore, a livello di intrattenimento avevano più o meno l’equivalenza di una ginocchiata dove non batte il sole. Ognuno degli episodi della stagione 6B ci ha regalato gocce di viulenza, mista alla solita dose di pippe mentali e dialoghi esistenziali.
L’episodio di raccordo verso un finale di raccordo, quindi, sfrutta più che mai la presenza di nemici ben definiti e sparsi nei territori circostanti. La scusa per una sparatoria è sempre servita su un piatto d’argento. Le crisi mistiche (per motivi diversi) di Carol e Daryl, in questo, forniscono ulteriori pretesti.
Che Rick e Morgan abbiano voluto seguire Carol è giustificato. Entrambi sono molto legati allo storico personaggio ed entrambi possono più o meno sentirsi lontanamente coinvolti nella sua fuga. L’intera sequenza di Carol e i suoi salvatori aggressori esprime alla grande l’intero disagio che i protagonisti devono ormai trasmettere. Carol non ha paura che loro vadano ad Alexandria e distruggano tutto. Ha paura che vadano ad Alexandria e non ne escano vivi, facendo così immergere ancora di più i suoi amici nella spirale sanguinaria in cui sono già entrati. La fantasiosa sparatoria proveniente dalla manica è solo un’inevitabile conseguenza di un comportamento ottuso che non ha saputo tener conto di un disperato avvertimento. Normale che di fronte ad una personalità così disturbata (quindi così ben inserita nel mondo post-apocalittico di TWD) Rick e Morgan sentano il bisogno di andarle in soccorso (scossi anche dalla modalità di fuga). Il ciclo di eventi descritto da Morgan a Rick si suggella a morale su ciò che è avvenuto fino a questo momento. L’evoluzione (o involuzione) dei personaggi li ha trasformati da vittime a carnefici ormai incapaci di comprendere cosa voglia dire salvare una vita umana.
Ma a noi telespettatori perversi piace di più comunque vedere una bella mattanza.
Ridondante allora la fuga di Daryl, magari inserita sempre per frammentare l’episodio, evitando quell’andamento monografico di cui sopra. Ridondante il bisogno che tre tra i migliori uomini di Alexandria (Rosita, Michonne e Glenn) vadano alla sua ricerca. Lasciare indifesa una cittadina che ha troppo attirato l’attenzione non è mossa astutissima, in tal senso Gimple e soci non stanno dimostrando molta arguzia nè nel breve nè nel lungo periodo.
Quindi, ricapitoliamo. Esteticamente è efficace questo andamento più mosso, questi capovolgimenti di fronte che concedono uno sguardo corale per cui ne giova inevitabilmente il lato dell’intrattenimento. Dall’altro, i motivi per cui si arriva ad un determinato punto (in questo caso, la cattura di Glenn e co.) sono forzati da scelte vagamente artificiose che mettono un certo amaro in bocca.
Forse se Jeffrey Dean Morgan non fosse stato nella settima stagione di The Good Wife, anche in The Walking Dead le cose sarebbero andate in maniera diversa.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ormai anche negli episodi di transizione la viulenza non manca
  • Coerente la ricerca di Carol
  • Sequenze efficaci e suggestive
  • La ricerca di Daryl non è vagamente forzata?
  • Solito colpo ad effetto finale per lasciare con il fiato sospeso
  • Telecamera sporca di sangue nell’ultima scena: seriously?

 

Scendiamo a patti con la scelta degli sceneggiatori. La volontà di aumentare il ritmo senza le brusche frenate di un tempo continua a essere vista come gradevole. Un bel save ci porta a scrutare l’orizzonte verso un season finale che sarà forse il vero banco di prova per la considerazione che da adesso in poi avremo di The Walking Dead.

 

Twice As Far 6×14 12.68 milioni – 6.0 rating
East 6×15 12.38 milioni – 6.0 rating

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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