Game Of Silence 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

in Game Of Silence/Recensioni by

Il Pavone quest’anno ha puntato molto sul genere drama che richiami temi ed elementi cari al pubblico americano. Game Of Silcence non fa eccezione anche se in realtà è un adattamento di un format di successo turco, Suskunlar, ma risente anche di una certa ispirazione a pellicole di successo (tutte di matrici “made in USA”) che parlano del tema dell’infanzia traviata, a partire dal classico Stand By Me fino ad arrivare a Mystic River, forse quella più affine alla vicenda che viene presentata.
L’antefatto della vicenda si svolge a Brennan, Texas negli anni ’80 dove quattro ragazzi (Jackson, Gil, Shawn e Boots) con la loro amica Jessie vivono tranquillamente la loro pre-adolescenza tra giri in bici, tuffi dalla scogliera e fughe in auto (senza avere la patente). Se non fosse che, proprio a causa di quest’ultima bravata, il gruppo di amici finisce per fare un incidente e ferire gravemente una donna.
A questo punto la narrazione si interrompe per deviare sugli stessi ragazzi diventati adulti: Jackson Brooks (David Lyons, già visto in Revolution) è un avvocato di successo, Gil Harris (Micheal Raymond-James, il Rene Lenier di True Blood e Baelfire di Once Upon A Time) e Shawn Polk (Larenz Tate, protagonista di Rush) sono gli unici che sono rimasti in contatto tra di loro negli anni e hanno aperto una loro attività a Houston. Boots (Derek Phillips, visto in Friday Lights Nights) è l’unico dei quattro che è rimasto a Brennan e ha rilevato l’attività di suo padre e sarà proprio lui il motore scatenante di tutto. Durante una spedizione con il suo camion, infatti, si ferma presso un vialetto dove vede uscire da una casa una persona che gli è, evidentemente, familiare e contro cui comincia a scagliarsi con una violenza inaudita. Questo fatto rappresenta il vero turning point su cui ruota tutta la serie ed è dopo questo evento che i tre amici si rimetteranno in contatto, mossi dal fatto che la cosa riguarda anche loro e quello che gli accadde all’interno del carcere minorile di Quitman, dove i quattro finirono dopo la condanna per l’incidente con l’auto.
Per una trama articolata e complessa come quella di Game Of Silence lo sceneggiatore David Hudgins e il regista Niels Arden Oplev si rivelano molto bravi a gestire i tempi, la suspense e l’evolversi drammatico della vicenda facendo diventare quello che all’inizio può sembrare il classico legal drama in un vero e proprio thriller dove nessuno è quello che dice di essere. Peccato che lo sforzo risulti vano per la recitazione troppo ingessata e monocorde dei protagonisti della vicenda, in particolare quella di David Lyons che dovrebbe essere la voce narrante (e quindi la nostra “guida” all’interno della vicenda) ma anche il personaggio forse più interessante per il rapporto di amore/odio che dimostra nei confronti dei suoi vecchi amici. Più sfaccettate risultano le interpretazione del personaggio di Boots da parte di Derek Phillips, il quale però, dopo il turning point iniziale, viene relegato come personaggio di contorno, e del character di Conor O’Farrell (già visto in CSI e ora inedito villain per questa serie). Gli altri interpreti, per lo più veterani del piccolo schermo, fanno un lavoro discreto ma senza eccellere particolarmente in una storia dove, invece, le sfumature fanno la differenza per non incappare nei cliché e negli stereotipi del genere, tanto più per il fatto che l’argomento trattato (l’infanzia violata e le sue conseguenze nella psiche adulta) è oggi, soprattutto negli USA, molto attuale (da vedere, se non lo si è già fatto, Il Caso Spotlight per capire di cosa si sta parlando). Senza questi elementi il rischio, da parte di questa serie e della stessa NBC, di cadere nella superficialità cercando di cavalcare un argomento d’attualità per fare facile presa sul pubblico è molto alto.
Nonostante questo rischio, però, la qualità della regia è molto alta e la vicenda presenta più di uno spunto per ulteriori trame e sottotrame che potrebbero venire dispiegate all’interno della stagione. Il “Pilot”, inoltre, segue una precisa scansione delle scene e un cliffhanger che riescono a coinvolgere facilmente lo spettatore all’interno di una trama ingarbugliata che spinge lo spettatore, nonostante gli evidenti limiti, ad andare avanti nella visione.
Non è detto, quindi, che questa serie, partita in sordina ma con un buon indice d’ascolto considerando la fascia oraria e il target di pubblico per cui è stata trasmessa (negli USA è stata fatta vedere dopo The Voice, quindi dopo un programma di maggiore successo e di tutt’altra categoria e levatura) non riesca ad elevarsi e a rivelarsi come una piccola sorpresa per il palinsesto americano e non solo. Dato il tema trattato e il background degli interpreti è auspicabile che possa essere così.    

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buona costruzione della suspence
  • Derek Phillips
  • Conor O Farrell
  • Commistione di vari generi (legal drama, thriller…)
  • Recitazione generale discreta ma non eccelsa
  • Ricorso a stilemi e clichè già visti in altre pellicole/serie tv
Il pilot non riesce particolarmente ad eccellere e risulta pieno di stereotipi del genere e di cliché già visti. Tuttavia risulta una serue godibile e ben costruita a livello di trama e suspense e non è detto che le prossime puntate non possano riservare sorprese e/o miglioramenti.

Pilot 1×01 6.41 milioni – 1.4 rating

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: