Outlander 2×07 – FaithTEMPO DI LETTURA 5 min

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“How can we ever be the same?”
“No, we can’t be. The weight of what has happened here is too much for any one of us to bear alone. The only way we can live with it is to carry it together.”


La recensione della scorsa puntata terminava sottolineando come questa seconda stagione fosse arrivata ad un punto di non ritorno: impossibile tornare indietro dopo gli eventi accaduti in “Best Laid Schemes“. “Faith” dà un’ulteriore carica a questo pensiero unendo una serie di eventi, situazioni e sentimenti che segnano la fine di una fase e l’inizio di un’altra, un guardare avanti che paradossalmente avviene, o comunque avverrà presto, attraverso un passo indietro: “Then bring me home. To Scotland”.
Con Jamie trattenuto alla Bastigila, è Claire la protagonista assoluta di questa settima puntata che inizia in un modo sorprendente con un nuovo sguardo al futuro, nel 1954, regalandoci una visione fugace di Claire e la figlia che, come deciso nella season premiere, sta crescendo con Frank. Una bambina che tuttavia, ben presto, capiamo non essere la stessa che la protagonista portava in grembo nelle ultime puntate ambientate a Parigi: il presagio della perdita del bambino che si lasciava intendere nello scorso episodio infatti, diventa realtà, materializzandosi in maniera poderosa nel volto, nelle espressioni, nei gesti e nelle azioni di Claire. Una straordinaria Caitriona Balfe dà voce al dolore e alla perdita subita dal suo personaggio con un’intensità assoluta, iniziando la sua opera drammatica con le scene di apertura dell’episodio in cui scopre della morte della figlia, per poi distruggere nuovamente gli spettatori durante il monologo finale fatto a Jamie nel quale ci vengono descritti in modo ancor più potente i suoi sentimenti attraverso nuove scene e parole che lasciano senza fiato.
Ma i momenti profondi in “Faith” non si fermano qui. Ancora una volta ciò che era stato lasciato intuire nello scorso episodio si manifesta in tutta la sua feroce realtà: la violenza subita dal piccolo Fergus è un altro di quegli avvenimenti tragici e duri che, tuttavia, caratterizzano Outlander sin dalla prima stagione. Anche qui bisogna dare atto alla performance del giovane Romann Berrux per aver reso la scena e l’impatto del dolore provato in maniera esemplare, mentre continua inesorabile a scalare le postazioni di villain della peggior specie il personaggio di Jack Randall, in un continuo turbinio di comportamenti riprovevoli, ancora una volta protagonista della parte peggiore dell’essenza mostrata dallo show.
Ma oltre ai momenti strazianti “Faith” è stato intervallato anche da una situazione più pratica che è servita anche a dare un attimo di respiro al dolore che si è invece respirato nei restanti 60 minuti di episodio. Dopo aver scoperto la realtà dietro la mossa di Jamie di affrontare Randall in duello, per salvare il marito ancora una volta Claire rischia tutto, presentandosi direttamente davanti al Re per avanzare la richiesta di liberazione di Jamie. Naturalmente qui anche i favori del Re hanno un prezzo e, di forte impatto emotivo, si dimostra anche quest’altra situazione: la scelta cui si ritrova davanti Claire è forte ma lei riesce ad uscirne ugualmente con una vittoria. Il dover decidere la vita o la morte di due persone agli antipodi dei suoi sentimenti, con l’ormai amico Master Raymond debitore anche della sua vita da un lato e il primo antagonista creatosi in quel di Parigi sin dal suo sbarco, rivelatosi poi sempre più un nemico calcolatore, il Conte St. Germain dall’altro, non ha comunque facilitato la scelta di Claire.


“I found it hard to condemn him cold-bloodedly to death.”

Non ci si poteva aspettare niente di diverso dal suo personaggio e per questo decisamente apprezzata appare la tattica nel tentare di risparmiare ad entrambi la vita. La morte di St. Germain, avvenuta poi in ogni caso, è soltanto un plus.
Il sacrificio di Claire per salvare Jamie tuttavia, non si ferma qui e il dover giacere con il Re come ulteriore pagamento iniziava ad assumere dei contorni squallidi al pari della stessa prestazione di sua maestà, finché il senso dell’accaduto si ritrova capovolto di significato proprio grazie a Jamie che con le giuste parole riesce a trasformare una deprimente situazione in qualcosa di un più sopportabile.

“You did it to save my life. Just like I gave myself to Randall to save you.” 


In questa puntata caratterizzata dai forti sentimenti e dal dolore, si ha comunque il tempo di dedicare uno sguardo a Claire e Jamie come coppia; nell’ultimo episodio si erano già sottolineate le difficoltà irrisolte dei due e di sicuro tutto ciò che è accaduto in questa puntata, a partire dalla perdita di Faith, non ha migliorato la situazione così come il monologo finale di Claire lasciava intendere. Tuttavia quel “I did hate you” usato al passato, fa intravedere uno spiraglio: i due sono pronti a mettersi tutto alle spalle e ripartire ancora una volta da capo, ricominciando proprio da dove tutto era iniziato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio dal fortissimo impatto emotivo
  • Si torna in Scotland
  • La magistrale interpretazione di Caitriona Balfe
  • I racconti drammatici perfettamente sentiti e raccontati di Claire e Fergus 
  • La scena iniziale nel 1954
  • Claire e Jamie sulla tomba di Faith 
  • La prestazione del Re… vale? 
Un episodio di una potenza enorme, dove trauma, perdita e dolore si uniscono dando vita ad un vortice profondo di sentimenti, a volte anche contrastanti. Parigi è stato un luogo di cambiamento e smarrimento ma adesso quel che è successo in Francia rimane in Francia e, per la seconda parte di stagione, Outlander riprende la strada verso il luogo che è stato il vero cuore dello show: si ritorna finalmente in Scozia. 
Best Laid Schemes 2×06 1.03 milioni – 0.2 rating
Faith 2×07 1.09 milioni – 0.2 rating

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Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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