Supernatural 11×22 – We Happy FewTEMPO DI LETTURA 5 min

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No. Not again! Not ever again! Goodbye, nephew. 
I’d die a million times and murder you a million more before going back there! Tell me… if you won’t change, why should I? 
Sorry, brother.

Le caratteristiche per essere un season finale ci sono tutte, il tanto atteso scontro tra Dio e The Darkness è ovviamente presente, il cliffhanger finale con tanto di apparente fine del mondo pure. “We Happy Few” è tutto ciò che dovrebbe essere la futura “Alpha And Omega” ma non lo è, il che fa sorgere diverse domande circa la caratura del vero season finale ma contemporaneamente ci permette di elargire il 3° BLESS THEM ALL consecutivo per la potenza di questo episodio.
Era lecito attendersi un avvicinamento rapido al main event della stagione “God VS The Darkness” ma non era minimamente ipotizzabile che questo venisse anticipato lasciando così “vuoti” i prossimi 40 minuti. Supernatural da qualche episodio a questa parte lavora in controtendenza alle aspettative e lo fa sorprendendo e dimostrando tutta la buona volontà del suo team di autori che, visti e considerati i temi trattati, proprio per questo motivo, non possono che essere elogiati per la gestione e la trattazione di quest’ultimi. Morte di Dio compresa.

God: What would you have done?
Lucifer: It doesn’t matter. You were my father, and you forsook me.
God: I did. I was supposed to love all creation equally. I wasn’t supposed to have favorites. But you… You were mine. I gave you the Mark because I loved you the most… because I thought you were strong enough to bear it. And when I saw that I was wrong… when I watched my choice… devour my… most cherished son… I hated myself. And so I punished you. And I am so sorry.

All In The Family” si era chiuso con il 1° incontro tra Lustiel/Castifer e Dio dopo qualche milione di anni, “We Happy Few” riparte esattamente da lì affrontando audacemente la questione in maniera anche ironica (citazioni a Dr. Phil e Lucifer chiuso in camera ad ascoltare musica rock) ma pur mantenendo alto il tenore della discussione. Lo scontro tra padre e figlio è un qualcosa di biblico e mai riportato prima in televisione, motivo aggiuntivo che elargisce all’evento un’aurea di soprannaturale e di divino che si percepisce ad ogni inquadratura. Per quanto Carver e soci siano stati bravi nell’umanizzare Dio e Lucifer abbassando entrambi i character a livello umano, quindi con passioni terrene quali musica e cibo, bisogna dargli atto anche di essere riusciti a enfatizzare anche il lato divino riproponendo un dialogo sentito che fa capire tutta la sofferenza ed il rancore vicendevole nonostante siano passati diversi millenni.
Poco importa se Lucifer non riproduce fedelmente i canoni e gli stereotipi che ci si attenderebbe da lui e che ha sempre dimostrato, l’incontro con il suo odiato padre è un evento epocale anche per lui e la reverenza e la sudditanza psicologica c’è e si riesce a sentire anche se in piccola parte. Si può quindi tralasciare qualsiasi critica circa la duplice facciata perchè di fronte alla realizzazione di un dialogo/incontro di questo tenore si può solo che stare in silenzio e riguardare tutto da capo almeno un altro paio di volte.

He’s dead. God’s dead.

Ecco se “We Happy Few” ha un difetto, quello è la sudditanza dei Winchester nell’intera durata dell’episodio. Oltre a fornire da base logistica per il “Team God” e ad adoperarsi in maniera attiva per convincere i vari alleati, la loro presenza si rivela totalmente ininfluente andando a svilire (per una volta) due character che, da soli, sono riusciti a tenere a bada la situazione fino ad adesso e che ora, vuoi per l’assenza di poteri o per la necessità di far ergere altri personaggi secondari nella narrazione (Crowley ma soprattutto Rowena), sono stati relegati in piccionaia ad assistere impotenti allo scontro tra Dio e Amara.
È difficile infatti poter credere all’equazione:

  • God + Lucifer + 3 Arcangeli = God + Lucifer + King Of Hell Crowley + Rowena e congrega di streghe
Se per Crowley e Lucifer si può chiudere un occhio nonostante la loro potenza di fuoco sia già stata esemplificata in uno scontro con Amara, Rowena è esattamente il character di cui si poteva fare a meno in favore di Dean e Sam. Riportarla in gioco per ora non ha alcun senso, così come non ha alcun senso uccidere di già Donatello, il nuovo profeta, ormai già morto.
Volendo fare un’analogia, ritorna alla mente la gestione del finale della 4° stagione di Buffy che, analogamente a questo, sancisce la sconfitta del big boss di stagione (Adam, il demone-robot) nella penultima puntata in modo da “spendere” il season finale in maniera onirica con l’incontro tra Buffy e la 1° Cacciatrice. Supernatural sembra destinato alla medesima gestione visto e considerato che il Team God è stato annientato, Dio è praticamente morto, Amara sta per far scendere l’apocalisse in terra. Viene da chiedersi se, in caso di series finale, si avrebbe tenuto lo stesso finale ma questa è una di quelle domande di cui non si avrà mai una risposta.
Ecco queste sono le cose che lasciano perplessi in “We Happy Few”, però sono davvero piccolezze se confrontate con la maestosità dei temi trattati.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dialoghi, recitazione e cliffhanger
  • Team God
  • Dean e Sam relegati in piccionaia
Un non season finale che è un season finale ma che ha tutte le sembianze del classico season finale. 
All In The Family 11×21 1.75 milioni – 0.7 rating
We Happy Few 11×22 1.59 milioni – 0.6 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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