Peaky Blinders 3×05 – Episode FiveTEMPO DI LETTURA 5 min

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Look up here, I’m in heaven,
I’ve got scars that can’t be seen,
I’ve got drama, can’t be stolen,
Everybody knows me now.

Quando lo scorso 7 gennaio venne pubblicato online l’ultimo video di David Bowie, nessuno immaginò che dietro quel filmato, già di per sé disturbante, si celasse in realtà l’ultimo saluto al mondo da parte del Duca Bianco. Con questa canzone Bowie canta il suo epitaffio, scacciando l’ombra della morte e celebrando il lavoro compiuto nel corso della sua vita; utilizzando i suoi ultimi versi, il cantante implora per la resurrezione e non per la possibilità di rimanere in vita. Il suo significato, preso in prestito per accompagnare la storia di un altro uomo, in questo caso il risveglio di Tommy, a rigor di logica avrebbe dovuto stridere clamorosamente. E invece, grazie alla sapiente commistione tra musica e storia, uno dei maggiori punti di forza dello show, il testamento del Duca Bianco finisce per cucirsi alla perfezione sul personaggio di Cillian Murphy, grazie anche alla rappresentazione scenica che in qualche modo ricorda quella del video musicale. Il consueto accostamento tra immagini e canzoni appartenenti a epoche completamente divergenti, trova in questa cold opening la sua massima espressione, testimoniando il carattere moderno dei protagonisti della serie, grazie al quale Bowie può cantare di cellulari in un gangster drama ambientato negli anni venti senza che questo stoni in alcun modo.

You see, he wants to be a good man. But there now. There. Inside every man, there is a devil.

La degenza di Tommy viene intelligentemente sospesa grazie al passaggio dei titoli di testa, dopodiché, utilizzando un pulito ed efficace “Three months later“, allo spettatore viene presentato un uomo completamente ripreso, quasi come se l’attacco subìto nel precedente episodio non avesse lasciato alcun segno. Anche se, parafrasando le parole di Bowie citate a inizio recensione, le cicatrici ci sono ma semplicemente non si vedono. Terminata l’efficace sequenza introduttiva assistiamo a un grande ritorno che certamente tutti aspettavamo da tempo. L’apparizione di Alfie Solomons, contattato da Tommy per una consulenza in vista dell’imminente rapina, rappresenta sicuramente uno dei momenti più intensi dell’intero episodio. In soli tre minuti, Tom Hardy riesce a rubare la scena a tutti i suoi colleghi, chiudendo la sua performance con un confronto, quello con Arthur, che letteralmente lascia lo spettatore col fiato sospeso, in attesa di una reazione violenta da parte del fratello di Thomas, che invece, fortunatamente, non avviene.
Ed è proprio da questa sequenza che gli autori ripartono per impostare l’ennesima svolta caratteriale del personaggio interpretato da Paul Anderson, al centro di una vera e propria metamorfosi che in questo episodio subisce prima una decisa battuta d’arresto in seguito alle provocazioni di Tatiana durante l’accurato controllo genitale dei fratelli Shelby, e poi una significativa inversione di rotta con il rapporto sessuale consumato durante il party a base di alcol e sesso organizzato dai russi. La rinascita cristiana di Arthur finisce così per essere invalidata dall’istinto sessuale, confermando le parole di Polly in merito alla debolezza maschile nei confronti del gentil sesso e sottolineando la natura debole e conflittuale del più vecchio dei fratelli Shelby.
Tornando al graditissimo ritorno di Hardy nel ruolo dell’ebreo errante, non possiamo esimerci dal segnalare l’intera sequenza relativa alla valutazione dei gioielli, durante la quale l’attore britannico riesce nell’impresa di restituire al pubblico un personaggio duro e arrogante, conscio della qualità dei suoi servigi professionali e, proprio in virtù di queste qualità, in grado di affrontare a muso duro gli aristocratici russi che ha di fronte, senza scendere a patti e ottenendo esattamente ciò che vuole. Il tutto condito dalla sfrontatezza caratteristica che accompagna il suo personaggio fin dalla prima apparizione, in grado di farci apprezzare un uomo che in realtà sappiamo essere furioso e spietato.

Why should the boys have all the fun?

Polly arriva finalmente a “consumare” con il ritrattista, rivelandogli inoltre il suo coinvolgimento nell’omicidio dell’ispettore Campbell. Una rivelazione un po’ ingenua che rischia di mettere nei guai la matrona degli Shelby nel caso in cui Ruben Oliver si rivelasse una spia. Inoltre, in  seguito alla rivelazione circa gli abusi subiti da Michael per mano di Padre Hughes, assistiamo a un duro confronto tra Thomas e Polly, il primo intenzionato a regalare a Michael la sua dolce vendetta, la seconda invece fortemente (e giustamente) contraria e furiosa a tal punto da minacciare pesantemente il capofamiglia Shelby: “I swear to God if my son pulls the trigger, I will bring this whole fucking organization down around your ears“. In una stagione come questa, fino a questo momento segnata dalle questioni di famiglia, parole come queste non vanno certo prese alla leggera, soprattutto in vista dell’imminente rapina, certamente fulcro della narrazione del season finale.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sequenza iniziale sulle note di “Lazarus”
  • Tom Hardy e il ritorno di Solomons
  • Arthur e la sua ricaduta
  • La scena dell’ispezione genitale
  • I retroscena sull’infanzia di Micheal
  • Tutto pronto per la rapina
  • Nulla
Anche quest’anno siamo giunti al fatidico finale di stagione. I preparativi per l’ultimo colpo degli Shelby sono completi, adesso non resta che attendere il prossimo episodio per scoprire se davvero tutto andrà secondo i piani di Thomas e se Michael riuscirà a ottenere la sua vendetta ai danni del viscido padre Hughes. Nel frattempo noi diamo la quinta benedizione stagionale, confidando nel fatto che la serie chiuderà a punteggio pieno questa annata magistrale.
Episode Four 3×04 ND milioni – ND rating
Episode Five 3×05 ND milioni – ND rating

 

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