Mr. Robot 2×03 – Eps2.1_k3rnel-pan1c.ksdTEMPO DI LETTURA 4 min

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Dopo una season premiere distribuita in 2 lunghi episodi, in cui è stata mostrata la nuova vita che Elliot si impone di seguire per tenere Mr. Robot lontano da sé, arriva il terzo episodio, dall’emblematico titolo “Kernel Panic”. Un informatico saprebbe descriverlo molto meglio di chi scrive ma vogliano i lettori scusarci se la definizione è presa da Wikipedia: “un Kernel Panic è un’azione intrapresa da un sistema operativo Unix o Unix-Like volta a identificare un errore fatale interno”. Un “internal fatal error”.

An internal fatal error is hard to recover from. I mean, listen to that: internal fatal error. Sounds pretty fucking bad, you ask me.”

Mr. Robot è l’internal fatal error di Elliot: la falla che non riesce a colmare e che lo fa sentire costantemente in panico al punto da imporsi di non dormire. Come nel peggiore degli incubi, è infatti durante il sonno che Mr. Robot prende il sopravvento in maniera imponente tanto che, una volta svegliatosi, Elliot non ha la minima idea di cosa possa aver fatto. Se questa è una dinamica che fa costantemente ricordare Fight Club e la dicotomia tra il protagonista e Tyler Durden, in Mr. Robot c’è un ulteriore passo che porta lo spettatore a chiedersi se quel che sta guardando sia o no la realtà: Elliot si ritrova catapultato in una realtà che la sua mente/il suo inconscio/Mr. Robot gli costruiscono attorno. Si parla ovviamente della scena del finto rapimento: angosciante e disturbante da guardare e anche, infine, falsa (peraltro la scena con tanto di agente in abito nero che dice “Do you have a moment, Mr. Alderson?” ricorda vagamente la cattura di Neo/Mr.Anderson da parte dell’Agente Smith in Matrix). Un twist interessantissimo che spiega al massimo lo scontro che il protagonista sta vivendo interiormente: combattere contro i propri limiti e le proprie dipendenze assume tutto un altro significato quando si guarda un personaggio completamente sopraffatto da una parte di sé che sente così aliena da poterla vedere ma che, allo stesso tempo, è così potente da annullare, a tratti completamente, il suo senso della realtà.

Control is about as real as a one-legged unicorn taking a leak at the end of a double rainbow.
E’ la dura constatazione del personaggio new entry. Elliot ha iniziato a farci i conti.

All’instabilità mentale di Elliot fa eco un certo registro stilistico, fattosi ancora più caratteristico in questa stagione. Sam Esmail, regista e sceneggiatore di tutti e tre gli episodi di questa seconda stagione, dà prova dell’abilità e sapienza con cui cura la sua creatura, già da molteplici episodi della prima. Ora però, e in particolare nella puntata in oggetto, si notano tutta una serie di accortezze che rendono l’atmosfera di Mr. Robot unica e imprescindibile. A cominciare dalla scelta delle musiche, spesso e volentieri dissonanti rispetto alle scene che accompagnano: canzoni dal mood allegro e spensierato su lunghe inquadrature quasi immobili e ansiogene. Le atmosfere dello show si fanno più dissociate e alienanti anche per lo spettatore che viene così portato ad empatizzare col suo dissociato protagonista.
Le inquadrature sembrano quasi imprecise quando sono costruite intorno a un personaggio che si staglia rispetto al resto della scena ma lo mostrano leggermente decentrato (vedasi la chiacchierata tra Ray ed Elliot nella tavola calda). E’ come se il regista volesse che ponessimo la nostra attenzione su qualche altro dettaglio, come se ci spronasse a pensare che c’è qualcosa di più rispetto a quello che vediamo, che la realtà che ci sta proponendo attraverso lo schermo possa non essere totalmente vera o completa. E in tal senso, come già dimostrato dalla scorsa stagione, ogni qual volta si osserva la storia dal punto di vista di Elliot è un fattore da tenere in forte considerazione.
Meno convincente è, a livello di scrittura, il monologo di Elliot durante l’incontro del gruppo di supporto cattolico. Uno sfogo aperto del protagonista ci stava anche ma il contenuto non era dei più originali. Far passare come anti-convenzionale un discorso riassumibile in “Se Dio esiste perché i bambini in Africa muoiono di fame?” è ampiamente sotto il livello di scrittura finora presentato dallo show.
La puntata, sebbene faccia perno sugli sconvolgimenti in atto nella mente di Elliot, non manca di far proseguire anche le storyline che lo circondano, una su tutte le vicende di fsociety e dei suoi componenti oltre che a presentare nuovi personaggi. Si scopre l’origine della sala giochi/quartier generale e della maledizione che sembra colpire ogni suo proprietario, non smentita nemmeno per l’ultimo. Inoltre si apprende la vera origine del nome: Fun Society Amusement LLC.
Fin troppo facilmente ne viene a conoscenza anche il nuovo personaggio, l’insonne agente dell’FBI protagonista dell’ultima inqadratura che plausibilmente rappresenterà un nuovo ostacolo per i progetti di Darleen & Co.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La recitazione di Rami Malek
  • Regia di Sam Esmail
  • Scelta delle musiche e abbinamento alle scene
  • Do you have a moment, Mr.Alderson?
  • Discorso anti-Dio, poco originale

 

Una terza puntata che dimostra sempre più la qualità dello show, dalla recitazione, alla regia alla scelta della colonna sonora che accompagnano il pubblico in un’atmosfera straniante e inquietante tanto quanto la mente del protagonista.

 

2×02 – eps2.0_unm4sk-pt2.tc 1.04 milioni – 0.4 rating
2×03 – eps2.1_k3rnel-pan1c.ksd 0.80 milioni – 0.3 rating

 

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