Mr. Robot 2×04 – Eps 2.2_Init1.asecTEMPO DI LETTURA 5 min

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It’s all in your head.

Come già accaduto nello scorso episodio, la puntata si apre con un lungo flashback a cui sono dedicati una decina di minuti. La scelta, ancora una volta, è funzionale al presentare agli spettatori i retroscena della fondazione di fsociety, dando così profondità ai personaggi e senso alla narrazione. Se, comunque, si aggiungono al dialogo fra Darlene e suo fratello i minuti della loro conversazione ambientata nel presente, si ottiene che i due tengono la scena da soli sempre nella stessa stanza, per circa un quarto dell’ora complessiva di durata della puntata. Non è poco. Si capisce la bravura degli attori (Malek su tutti) da come questo tempo passi in scioltezza grazie all’incisività di volti e alla psicologia tratteggiata dalle stesse recitazioni.
La scena iniziale si riallaccia direttamente a quella conclusiva dello scorso season finale, quando qualcuno si presentava alla porta di Elliot nella medesima maniera in cui ha fatto Darlene. Tutto è volutamente riproposto per creare quel senso di disorientamento che da sempre Esmail trasmette nel suo prodotto, un senso di disorientamento che, puntata dopo puntata, è diventato il vero motore di Mr. Robot e che, proprio per questa sua natura, non può che essere amato e studiato. Viene a crearsi quindi la necessità di collegare i pezzi di un puzzle invisibile fatto di aneddoti, storie e fatti non raccontati, cause e conseguenze. L’inizio di “Eps 2.2_Init1.asec” è quindi volto a fugare i dubbi circa la nascita del progetto hacker ora noto al mondo come fsociety, la personalità di Mr. Robot nasce e prendo possesso del corpo di Elliot grazie ad una maschera, quella che poi diventerà il volto del gruppo di hacker, ed è esattamente nell’istante in cui viene indossata che tutto cambia: Mr. Robot nasce al minuto 08:57. È il momento del parto e nemmeno ce ne si rende conto.

Mr. Robot: Maybe I should take the job at Allsafe. I could be a Trojan horse. Be a good way to take them down.
Darlene: Who?
Mr. Robot: Evil Corp.

Ma Mr. Robot non è solo Elliot e la sua duplice personalità. Anche grazie ad altri personaggi si arrivano a toccare delle vette importanti, personaggi tra cui spiccano la psicologa interpretata da Gloria Reuben e il character di B.D. Wong a.k.a. Whiterose. Le due figure vengono in un certo qual modo contrapposte: mentre infatti la prima spiega come non sia possibile, per quanto uno cerchi di migliorarsi e “photoshopparsi”, cancellare parti di sè stessi, si vede l’altro truccarsi da donna.
Altra contrapposizione c’è fra il protagonista Elliott e la bionda Angela. Per entrambi “è tutto nella testa”: lei con i suoi mantra motivazionali ripetuti a ciclo continuo (salvo poi contraddire più volte le intenzioni con i fatti), lui con il tentativo di sbarazzarsi di Mr. Robot, cioè dell’immagine del padre che si porta dentro. Ambedue vanno incontro al fallimento, data la rozzezza e l’inadeguatezza delle strategie da loro adottate, fallimento che nel caso di Mr. Robot non poteva avere un altro esito. Si dà poi modo a Leon di rendersi utile facendo almeno una buona battuta su come una volta gli scacchi fossero molto apprezzati nell’epoca in cui non esistevano i dvd motivazionali.
Sempre restando in tema di scacchi, le partite tra Elliot e il padre regalano brividi cinefili: Il Settimo Sigillo, nientemeno. Nella testa dell’hacker sono da segnalarsi anche dei sogni, come quello di trovarsi ad una bella tavolata per festeggiare il Giorno del Ringraziamento (se quello che si vede è un tacchino) tanto coi suoi nuovi amici afroamericani e i “vecchi” hackers, quanto con la famiglia di Tyrell Wellick (di cui, attualmente, non si conosce di preciso la sorte). Certo, il tutto è declinato in maniera piuttosto semplicistica con addirittura il crollo di un palazzo che è chiaramente un rimando al cinematografico predecessore Fight Club se vogliamo. Il sogno è palesemente una fuga dalla realtà verso quel mondo utopistico che veniva promulgato da Mr. Robot nel momento della sua nascita ad inizio episodio. Ma è un sogno, una rappresentazione di una immaturità puerile dettata dalla foga e dall’idealismo di un bambino appena nato che però deve fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. È infatti subito dopo il proclamo che si annuncia di fatto la trama della 2° stagione: “the hard part would be after, during the fallout. That’s the key“. Che abbia inizio The Careful Massacre Of The Bourgeoisie.
Anche il titolo della puntata fa riferimenti ad un comando per computer, il primo insegnato da Elliot alla sorella, quando lei, che iniziava appena ad imparare la programmazione informatica, ebbe un momento di difficoltà e con “Init1” chiese l’aiuto che va ora richiedendo. Forse proprio sull’onda di questo infantilismo, esattamente come un deja-vù, Elliot si mette ad hackerare nientemeno che l’F.B.I., i cui agenti sono sulle sue tracce.
Nubi fosche si addensano all’orizzonte, si prevedono tempeste e la fine di questo prologo di 4 episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’interpretazione di Gloria Reuben e B.D. Wong oltre che ovviamente di Rami Malek
  • La partita a scacchi
  • I sogni di Elliot
  • Qualche lungaggine
  • Gli slogan motivazionali di Angela
Pur con qualche lungaggine, la serie sta cercando di rappresentare cosa passi nella mente di una persona, per quanto questo sia possibile dall’esterno e con mezzi cinematografici. Il risultato è decisamente valido: il gioco di rimandi e parallelismi funziona, così come funzionano molte delle interpretazioni (Rami Malek su tutti). Tutto nell’attesa di sapere chi sia in realtà Ray e dove si trovi davvero il protagonista.

 

Eps 2.1_K3rnel-Pan1c.ksd 2×03 0.80 milioni – 0.3 rating
Eps 2.2_Init1.asec 2×04 0.82 milioni – 0.3 rating

 

 

 

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