American Horror Story: Roanoke 6×02 – Chapter 2TEMPO DI LETTURA 4 min

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Come abbiamo ripetuto più volte nella precedente recensione, American Horror Story ha cambiato il modo di approcciarsi alla narrazione, raccontando una storia utilizzando il linguaggio del mockumentary. Se in “Chapter 1” la novità funzionava, in questo secondo episodio continua a farlo ma emergono già le prime riserve sull’utilizzo di questo linguaggio.
Abituati ai ritmi narrativi velocissimi delle scorse stagioni e alla sovrapposizione, non sempre riuscita, dei diversi personaggi, in “Chapter 2” continua la volontà di offrire allo spettatore una storia più classica, addirittura minimal se pensiamo ad altre vicende raccontate da Murphy e Falchuk, e ci si concentra sull’approfondire sensibilmente i protagonisti Shelby, Matt e Lee. Tutto questo non può che giovare allo show, reo di non aver saputo dare alle sue ultime stagioni il pathos narrativo necessario per storie ricche di spunti, persino grandi nomi come Kathy Bates e Lady Gaga sono al momento defilati in ruoli marginali e tutti gli attori stanno dimostrando di voler mettere il proprio talento nelle mani dei contenuti che i due showrunner vogliono raccontare.
Lo stile mockumentary, come si diceva, non convince del tutto: se da un lato è più che piacevole per lo spettatore vedere lo show in questa veste così particolare, dall’altro questo alternarsi di vicende rappresentate da attori “fittizi” con la narrazione delle stesse da parte dei personaggi “reali”, finisce per spezzare la tensione narrativa a discapito di scene ben realizzate e che tengono il pubblico con il fiato sospeso. Il ritmo è volutamente lento e questo è un bene, come si è già detto, ma non deve diventare didascalico, altrimenti l’effetto noia potrebbe palesarsi con l’avanzare della stagione.
Tornando all’episodio, “Chapter 2” è strutturato in due parti: in una segue le vicende di Shelby e Matt e quello che sta accadendo nella loro casa, nell’altra si osserva Lee, una Angela Bassett molto intensa, e la sua lotta contro i demoni del passato.
L’arrivo della figlia della donna ha una duplice valenza: il suo ricongiungimento con la madre è utile allo spettatore per esplorare l’insicurezza della sorella di Matt e la sua presenza all’interno della casa regala momenti di tensione dovuti al più classico dei clichè horror, ovvero la percezione dello spirito ben visibile agli occhi di un bambino ma per nulla a quelli dell’adulto. L’ingenuità con cui i piccoli si rapportano a qualcosa di potenzialmente malvagio, e per di più sconosciuto, è sempre fonte di agitazione ed inquietudine e convincono particolarmente all’interno dell’economia della puntata. Il rapporto tra Flora e Lee è minato da ciò che accade nella casa che influenza il comportamento della bambina, portando il padre ad allontanarla nuovamente dalla madre. Questo getta la donna nello sconforto più profondo portandola a ricadere nella spirale dell’alcolismo e a rapire la figlia, esponendola inconsapevolmente a nuovi pericoli.
Shelby e Matt invece si rendono sempre più conto che qualcosa di strano stia effettivamente accadendo e si trovano intrappolati in un luogo da cui vogliono scappare ma che non possono lasciare. Seguendo i loro passi, si scopre qualcosa di più della trama orizzontale: nella casa dove vivono attualmente i protagonisti sono state uccise cinque persone trent’anni prima da due infermiere psicopatiche (i richiami a Murder House e ad Asylum si sprecano). Il video ed i flashback che spiegano tutto questo sono realmente spaventosi e come sempre l’ottimo Denis O’Hare riesce a trasmettere al suo personaggio, quello dello scrittore, la giusta dose di paura e terrore.
La casa e il terreno attorno ad essa sono anch’essi protagonisti della storia, forse più degli stessi personaggi, e questo ritorno alle atmosfere classiche, porte che cigolano, telefoni che squillano a notte fonda e botole nella foresta, sono un valore aggiunto che rendono le puntate intriganti perché oltre a questa forma interessante. C’è sostanza e si vede.
A proposito degli altri attori: si diceva che Kathy Bates non è per ora tra i personaggi principali ma provate a dimenticarvi il suo sguardo folle mentre nella foresta recita alcuni versi da “La Canzone Di Amergin“, baluardo della tradizione irlandese e celtica. Ecco, ruolo marginale sì ma spaventosamente riuscito.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Personaggi meglio approfonditi e interessanti
  • Atmosfere intriganti e da horror classico
  • Ritmo narrativo più lento e meno vorace delle precedenti stagioni
  • Il cast sempre all’altezza che Murphy riesce ad equilibrare senza strafare
  • Il mockumentary si rivelerà sempre la scelta giusta?
American Horror Story sembra essere partito davvero, anche per merito della nuova forma che non trascura la sostanza. Non è perfetto ma risulta molto interessante e soprattutto spaventa, cosa in cui ultimamente riusciva poco. Ancora non c’è la svolta definitiva per urlare al capolavoro ma le potenzialità ci sono.
Chapter 1 6×01 5.13 milioni – 2.8 rating
Chapter 2 6×02 3.27 milioni – 1.8 rating



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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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