BrainDead 1×12 – 1×13 – Talking Points Toward A Wholistic View Of Activism In Government: Can The Top Rebel? – The End Of All We Hold Dear: What Happens When Democracies Fail: A Brief SynopsisTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Why not secret?”

Intanto lasciateci esprimere il forte disagio per la nostra amata grafica. Nel momento in cui vengono stese queste righe, ancora non osiamo tentare di immaginare il risultato finale che questi due lunghi titoli creeranno nella schermata della recensione. Ma noi abbiamo amato (amiamo) BrainDead anche per questa eccentricità. Una delle tante.
Questo doppio finale si fa notare per un aspetto tutt’altro che usuale. La nuova serie dei King ha mantenuto un climax più o meno crescente e, memori dei fasti di The Good Wife, ci saremmo aspettati il culmine nel momento finale. Va anche ammesso che la sorte incerta della serie giustifica l’anticlimax cui assistiamo. Proprio il dualismo tra 1×12 e 1×13 è un esempio concreto di ciò. Epico e lirico il primo, comico e fiabesco il secondo; grave e dinamico il primo, statico e intimo il secondo.
“Taking Points Toward Eccetera” si distingue fondamentalmente per due aspetti: un coerente insieme di parabole ascendenti e discendenti e alcune sequenze di altissimo livello. Analizziamo due personaggi chiave: Luke e Red. Il primo, solo in questo episodio, si unisce (grazie alla rivelazione istantanea e geniale del precedente episodio) alla gang anti-insetti e sembra come rifiorire. La sua rabbia e capacità politica cresce di pari passo al minutaggio dell’episodio. Il vero protagonista morale della serie, però, neanche a dirlo, è Red che riesce a disegnare una parabola discendente e immediatamente ascendente. Fermiamoci ad apprezzare tutte le scene in cui il “povero” Red patisce la debolezza della sua regina. Come non applaudire il confronto colorito poi con Ella che causerà un improvviso rinvigorimento.
Diverse sequenze poi avvalorano la considerazione prima espressa sul doppio finale. A dimostrazione del particolare gusto estetico dei coniugi King, non si può non evidenziare il teatrale momento in cui Gareth si prende una coltellata, con Verdi sullo sfondo. Sicuramente tutti gli spettatori avranno pensato “e certo, lui ha appena chiesto a Laurel di sposarlo”, quand’ecco che ci viene subito rinfacciata l’accusa di banalità che stavamo per muovere.


“I have an extreme sense of drama. A cop’s last day is the day he gets shot. The day you ask me to marry you is the day you get stabbed.”

E anche Gareth e Laurel così trovano un giusto culmine in una love story che, possiamo dirlo, è stata gestita in maniera sapiente e poco scontata.

Un tema collega dodicesimo e tredicesimo episodio: l’approvazione del bilancio di Red. Perché è così importante? Perché rappresenta il punto di contatto tra la trama politica e quella aliena, la posta in palio nella lotta tra infetti e non.
Insomma, “Talking Points Bla Bla Bla” è un enorme rullo di tamburi, con un previously sonoro che più “classico” non si può.
Come accennato, tutto sommato ci saremmo dovuti aspettare un episodio finale che non si sarebbe avventurato in ricercati colpi di coda, in cliffhanger mozzafiato (ribadiamo di prendere ad esempio i finali di stagione di The Good Wife).
Una conclusione è nell’aria sin dai primi minuti: niente previously (a che serve se i due episodi sono usciti insieme? Ma, come abbiamo già detto: serve ancora il previously?), soltanto la voce protagonista delle tanto lodate introduzioni che entra in scena, tanto da disturbare Gustav. Certo, è necessario evidenziare l’enorme citazione che questo moderno cantastorie porta in scena.
Possiamo quindi parlare di finale viziato? Probabile. La possibilità che ci possa essere una seconda stagione non è da escludere, ma l’impressione è quella che si sia cercato di concedere a questa prima stagione – anche in caso di cancellazione – un’identità completa.
Ma questo “finale viziato” aumenta i difetti in “The End Of Quello Che E'”? Ni. Certo, la lotta agli insetti alieni avrebbe potuto essere più avvincente e graduata, la sparizione di Ella sembra non destare sospetti, stona un po’ la sorpresa di Laurel nel vedere la reazione del padre alla vergogna, soprattutto dopo il fantastico rituale a cui si era dovuta sottoporre lei. Tutto ciò non toglie un continuo susseguirsi di momenti comici di altissima fattura (Gustav e Rochelle nella serra), di trovate narrative brillanti e inaspettate (Gustav agente dell’NSA), o raffinate trovate politiche (la legge sui caschi). Invitiamo gli spettatori a soffermarsi sulla regia, sulle particolari scelte di inquadrature privilegianti il primo piano e a movimenti di camera che regalano nuove percezioni allo spettatore (ad esempio quando Red si affaccia dal suo ufficio per cercare Gareth, non vede nessuno e, solo in un secondo momento, ci viene mostrata Laurel seduta silenziosamente nella parte non immediatamente inquadrata della stanza).
Un finale anticlimatico, è vero, ma esiste un’impronta che ci permette di individuare qualità di scrittura: quando un elemento fondamentale non risulta essere nuovo. La vergogna come “medicina” è stato effettivamente un nuovo elemento, ma legato ai discorsi sugli emisferi del cervello che già avevamo avuto modo di vedere. Il nome di Laurel scambiato in Lana invece l’abbiamo sentito per tantissimi episodi e si rivela la chiave di volta per lo stop all’invasione. Invasione aliena che sembrava dare vita ad una trama in procinto di espandersi e che si risolve in forma “microscopica”, quasi intima, grazie all’evocazione di un sentimento, una tematica, anche quella, sicuramente ricorrente.
Certo, si potrebbe obiettare che anche questa Lana è saltata fuori all’ultimo e che, se si vuole cancellare un ricordo doloroso, non si continua a pronunciare il nome della persona in questione. Ma vogliamo forse montare un caso per una trovata a dir poco fiabesca che ha chiuso il cerchio di una stagione poco seguita che rischia di non avere mai un seguito (“eh ma lo stai dicendo tu” direte voi…)?
Cerchiamo piuttosto di concentrare le nostre energie nella speranza che la serie venga rinnovata, invece di fare inutili polemiche (“ma… ma…”).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Va’ pensiero
  • La trama politica e aliena trovano un fulcro comune
  • In ogni caso un finale chiuso che dà un’identità ad una stagione che rischia di essere unica
  • Un Luke sugli scudi
  • Un Red sempre immenso
  • L’uccisione di Ella
  • Lo stagista che uccide l’insettone
  • La coppia Gareth-Laurel ben gestita
  • Gustav agente dell’NSA
  • Anticlimax finale che non rende troppa giustizia al maestoso penultimo episodio (e all’impostazione della serie)
  • Una Lana dal nulla
  • Di Ella non si accorge nessuno?
Perché Bless? Perché consideriamo tre fattori: il fantastico penultimo episodio, il finale che dà coerenza alla stagione e la rende autonoma in caso di cancellazione, la stagione in generale che si è rivelata molto più di una semplice diversione estiva. Che la CBS tenga conto di quest’ultimo aspetto.
Six Points Of The New Congressional Budget: The False Dichotomy Of Austerity VS. Expansionary Policies 1×11 2.33 milioni – 0.3 rating
Talking Points Toward A Wholistic View Of Activism In Government: Can The Top Rebel? 1×12 2.37 milioni – 0.5 rating
The En Of All We Hold Dear: What Happens When Democracies Fail: A Brief Synopsis 1×13 2.03 milioni – 0.3 rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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