Crisis In Six Scenes 1×06 – Episode 6TEMPO DI LETTURA 4 min

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“I’m just thinking maybe I should dump this all idiotic television series thing and, you know, give one last shot to writing the book. I… Ehi, I’m not getting any younger.”


In tanti modi possiamo leggere questa mini-serie che volge al termine. Woody Allen, come abbiamo visto, non ne dà una buona lettura, non la considera come un’esperienza da riprovare. Lo capiamo anche dalle ultime battute da lui pronunciate e sopra riportate, dal dialogo con l’agente di polizia che, in qualche modo che non sappiamo come, sembra tanto sfondare la quarta parete. Ma Woody Allen è sempre stato i suoi personaggi (e viceversa), quindi visti tutti i suoi film possiamo dire di conoscerlo bene. I geni difficilmente sono contenti del loro lavoro, puntano sempre ad un nuovo orizzonte verso cui fare meglio. Intanto, come briciole agli uccelli, lasciano dietro di loro delle tracce, delle impronte per cui chi ne usufruisce gode, si bea e loda chi ha creato tale opera.
Vogliamo essere obiettivi? Crisis In Six Scenes non lascerà un segno indimenticabile nella storia della televisione, soprattutto in un momento dove ogni singola produzione seriale rappresenta un puntino luminoso in un firmamento molto più grande. Woody Allen, che per la televisione ha scritto in passato, così come per il teatro, ha voluto in qualche modo lasciare la sua traccia e dimostrare che un buon lavoro lo possono fare tutti, il genio però è virtù di pochi. E di nuovo: Crisis In Six Scenes non è un’opera geniale. E’ un esercizio di stile, un divertimento (che forse non lo ha divertito affatto) ma che al suo interno ha delle tracce indelebili, tratti distintivi di una delle personalità più influenti nella comunicazione degli ultimi quasi cinquant’anni.
L’ultimo episodio vuole ergersi a punto di unione dei due stili qui affrontati da Woody Allen: la riflessione sul pensiero politico e artistico e il teatro. L’intera tematica a sfondo politico-ideologico trova compimento nella delirante “festa” improvvisata a casa dei protagonisti. Posizioni estremiste – da un lato e dall’altro -, schieramenti politici resi vezzi di costume da un’ambientazione storicamente remota trovano una loro ridicolizzazione grazie ad alcune trovate che solo il regista newyorkese avrebbe mai potuto pensare. Vedere delle anziane signore professare la lotta armata e una dittatura di stampo sovietico è forse il culmine di tutto questo filone narrativo-concettuale del lavoro. Non ci è dato sapere se l’obiettivo sia quello di utilizzare la tematica politica per dire qualcosa, magari contrapponendolo alla vocazione artistica del protagonista. Certo è che qui ritorna l’idea del vero e proprio divertimento di scrittura di Woody Allen il quale forse vorrebbe mettere su semplicemente una commedia, volutamente senza significati occulti, piena di caratteristici tratti distintivi della sua unica creatività utile a dimostrare che, sì, anche lui ci sa stare nel piccolo schermo del 2016. Senza però sforzarcisi più di tanto.
E ci sa stare a modo suo, scomodando una forma di spettacolo ben più retro di come oggi potremmo anche pensare un certo tipo di cinema. Già nel secondo episodio avevamo avuto modo di vedere come l’intera suddivisione di episodi (o “scene”, come da titolo) richiamasse al puro e semplice teatro. A tal proposito verrebbe da pensare che il “tutti” finale, più che a sottoporre chissà che contrapposizione intellettuale, volesse richiamare alla chiusura tipica delle commedie con il ritorno sul palcoscenico di tutti i personaggi che incontrati durante lo spettacolo (anche i film dei Fratelli Marx – da Sidney citati – avevano questo genere i chiusure).
Si potrebbe elencare il prestigioso cast che appare in quest’ultimo episodio (così come in tutta la serie), sarebbe più proficuo però spendere due parole a proposito di Miley Cyrus. Woody Allen ha sempre dimostrato di puntare forte sulla sua controparte femminile on screen: da Diane Keaton a Mia Farrow, da Scarlett Johansson a Emma Stone, spesso e volentieri le sue opere sembrano girare intorno al personaggio femminile da lui pensato. In questo caso, la scelta della ex Hannah Montana mostra come un’opera di completa trasfigurazione sia possibile. Invitiamo ad una sovrapposizione mentale tra il videoclip di “Wrecking Ball” e il sessantottino personaggio di Lenny – al di là delle considerazioni che si possono muovere su una discussa recitazione.
Poi le opinioni saranno sempre contrastanti, quando si parla di Woody Allen. Chi sbeffeggia e irride, contemporaneamente descrivendolo, un intero mondo borghese, in cui si riflette la maggior parte delle persone che lo guarda, non potrà scatenare consensi unanimi. Ma a maggior ragione, per questo motivo, per le critiche negative, risultano ancora più godibili le sue inconfondibili battute, il suo continuare a scrivere in un modo sempre simile, ma sempre diverso, anche confrontandosi con nuovi metodi di spettacolarizzazione. A costo di essere scambiati poi per Salinger.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La caciara finale dentro casa Munsinger
  • Il dialogo con il poliziotto
  • Le battute finali
  • Forse poca convinzione (o voglia?) generale
Questo finale esalta al meglio il ruolo della commedia su piccolo schermo, andando a rispolverare però forme di commedia perse nel tempo, cui uno spettatore di The Big Bang Theory o simili non riuscirà ad associare il concetto attuale di comedy. Proprio la chiusura così teatrale e burlesca dà l’impressione che Woody Allen non abbia voluto incidere come avrebbe potuto. La cosa si percepisce e impedisce la valutazione massima. Probabilmente il caro Woody dormirà lo stesso sonni tranquilli.

Episode 5 1×05 ND milioni – ND rating
Episode 6 1×06 ND milioni – ND rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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