Documentary Now! 2×03 – Parker Gail’s Location Is EverythingTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Swimming To Cambodia” è un film del 1987 che ha la particolarità di raccogliere un unico grande monologo declamato da Spalding Gray. Teatro e cinema si uniscono, dando così valore al potere della scrittura e della parola. Il flusso di coscienza si pone come collante per associazioni di idee che si uniscono tra loro.
Hader, Armisen e Meyers, questa settimana, decidono contemporaneamente di prendersi un rischio e di giocare su una parodia semplice. E’ vero, “Parker Gail’s Location Is Everything” non racchiude una storia concettualmente perfetta come quella di “Juan Likes Rice And Chicken” o come quella della rock band dei Blue Jean Commettee. Nella definizione di un personaggio con dei problemi, ricorda vagamente “The Eye Doesn’t Lie“. Si punta però maggiormente sul minimal: per imitare un monologo, cosa c’è di meglio di un altro monologo? Semplice, quindi. Ma anche complicato. Innanzi tutto occorre dedicare un plauso a Bill Hader che, dopo la breve apparizione della scorsa settimana, si carica sulle spalle un intero “assolo” con cui porta avanti l’intero episodio. Dopodiché ci soffermiamo su una riflessione più complessa sul concetto stesso di monologo.
Come dice il termine stesso, il monologo è portato avanti da una sola persona la quale, si suppone, deve influenzare totalmente lo spettatore. Tutto ciò che l’attore dirà sarà credibile, lo spettatore sarà sempre e comunque dalla sua parte. E ciò avviene per un semplice motivo: non c’è contraddittorio, non abbiamo modo di vedere l’altra faccia della medaglia e assorbiamo totalmente un solo punto di vista. Documentary Now! questa volta parodizza sì “Swimming To Cambodia”, ma decostruisce anche il concetto stesso di monologo. Semplicemente perché quello a cui assistiamo non è un monologo. Le parole pronunciate da Parker Gail, da una natura lirica e teatrale, fatta di libere associazioni mentali e flussi di coscienza, si rivelano essere deliri di una persona disturbata, semplicemente perché abbiamo modo di conoscere anche il punto di vista dei protagonisti interni ai suoi racconti. Surreale e vagamente sognante all’inizio lo scambio di punti di vista con la fidanzata, con la custode della metro, persino con il gatto, oltre che con i suoi genitori, più narrativamente razionale la risoluzione finale. La raffinatezza ironica e comica di Documentary Now! potrebbe portarci a storcere il naso per la chiusura dell’episodio in cui si rivela che Parker è sotto udienza, piuttosto che lasciare sospeso il delirante monologo/dialogo. Come ogni precedente episodio non si snatura, in tal senso, la struttura che vede l’episodio chiuso in se stesso, con inizio e fine della storia (seppur in una forma narrativa senza tempi narrativi scanditi come un documentario). L’impressione tuttavia è che non abbiamo assistito ad un episodio di una, seppur atipica, serie TV, bensì alla chiusura di uno sketch televisivo.
Non bisogna però pensare che la struttura minimalista dell’episodio e la chiusura quasi telefonata possano portare ad un giudizio negativo di questa 2×03. Tutt’altro. Come già detto, Bill Hader porta avanti con espressività notevole i deliri del folle Parker, la regia e la scenografia producono un’atmosfera soffusa, quasi da palcoscenico di teatro.
Vi era il dubbio che l’effetto sorpresa della prima stagione potesse sminuirsi con una seconda stagione che avrebbe potuto essere portatrice di idee di valore inferiore. Così non è assolutamente. L’estro degli autori sta confermando la serie come una comedy di nicchia da veri e propri intenditori. Certo, non ci si potrà aspettare un clamoroso seguito, soprattutto in Italia. La comicità tipica del SNL, apprezzabile anche in numerose comedy di un certo livello, arriva soltanto ai tele-dipendenti ormai immersi in una comicità di matrice strettamente USA. Allo stesso modo, il tipo di parodie proposte saranno comprese qualora ci si prenda la briga di andare a spulciare anche pochi secondi del materiale originale. Non sempre il telespettatore è portato a simili iniziative.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’interpretazione di Bill Hader
  • Il gatto
  • Le diverse letture degli eventi narrati da Parker
  • La conclusione troppo “razionale”
Il difetto di “Parker Gail’s Location Is Everything” si chiama “Juan Likes Rice And Chicken”. Per questo motivo, e solo per questo, non può aspirare al massimo. Il trend però viaggia molto in alto e iniziamo a pensare che 6-7 episodi siano veramente pochi.
Juan Likes Rice And Chicken 2×02 0.11 milioni – ND rating
Parker Gail’s Location Is Everything 2×03 0.11 milioni – ND rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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